Time e Politico.eu

Time Metoo

Ho provato una bella soddisfazione nel leggere la notizia di due importanti riconoscimenti. Le donne che hanno rotto l’omertà sugli abusi sessuali, con l’hastag #metoo, elette persona dell’anno sulla copertina del Time, uno dei più autorevoli settimanali del mondo, il primo negli Stati Uniti. Laura Boldrini indicata come quinta personalità internazionale più influente da Politico Europe, la rivista di Bruxelles, erede di European Voice, versione europea del quotidiano di Washington e New York. Due riconoscimenti motivati dalla lotta alla violenza sessista. Una lotta per la quale faccio il tifo e a cui provo a partecipare.

Qualche giorno fa, una giornalista, Monica Ricci Sargentini, ha mostrato i numeri delle prime pagine dei due principali quotidiani italiani. Dieci firme sul Corriere della Sera, otto di uomini, due di donne. Dodici firme su Repubblica, otto di uomini, quattro di donne. Credo questo spieghi perché i media italiani hanno puntato molto nel rappresentare le donne divise tra loro sul caso Weinstein e i suoi omologhi nostrani, nonostante i sondaggi, come le discussioni sui social, mostrino una netta maggioranza femminile a favore delle denunce e gli uomini spaccati a metà come una mela.

Forse, l’Italia è un po’ più indietro rispetto agli Stati Uniti e al nord Europa e i riconoscimenti del Time e di Politico.eu possono essere qui percepiti come elitari, estranei a problemi più seri e materiali. La violenza, le molestie ed il sessismo simbolico, in effetti, non sono ancora molto avvertiti come problemi degli uomini. Tuttavia, ciò che appare elitario, penso sia solo anticipatorio, direi ormai quasi puntuale. Le avversioni esplicite provengono quasi solo dai fogli di destra e dal loro ambiente di riferimento.

Le Silence Breakers hanno rotto una visione maschile di comodo, quella di un immaginario erotico condiviso tra i sessi: il Vis grata puellae, la violenza gradita alla fanciulla, derivato dall’arte amatoria di Ovidio e spesso citato dalla giurisprudenza italiana nelle cause per violenza sessuale. Se pure continueranno ad esserci dei molestatori, si vedranno come tali. E questo, voglio sperare, oltre al maggior timore di doverne rendere conto pubblicamente, ne ridurrà il numero e la baldanza.

Laura Boldrini Politico

Laura Boldrini, per quanto osteggiata, ha spinto l’acceleratore sul cambiamento del linguaggio, secondo le indicazioni di Alma Sabatini nel suo lavoro sul Sessismo nella lingua italiana (1987). Lo stesso ha fatto nella lotta contro la misoginia sul web. La presidente della camera è inoltre la personalità politica che sa dire le parole più chiare sull’accoglienza dei migranti.

Time 1967I dissensi maschilisti e razzisti sono violenti, chiassosi, folcloristici. Questo li fa apparire più grandi e popolari di quello che sono. Spesso tendiamo a considerare popolari, i sentimenti e gli orientamenti più reazionari, perché diamo per scontata la prevalenza di ignoranza e arretratezza e in modo paternalistico ci diciamo di voler comprendere le paure della gente comune, fino a chiudere gli occhi sulla misoginia e la xenofobia. In realtà, anche i riconoscimenti più prestigiosi, non sarebbero possibili, senza essere il riflesso di un orientamento che è anche popolare. Angela Scarparo ricorda che nel 1967, il Time mise in copertina i giovani come protagonisti dell’anno. Poi, venne il ’68.


Riferimenti:
[^] Time, la «Persona dell’anno», ai «Silence Breakers»
[^] Politico.eu per l’Italia punta su Laura Boldrini.

La rivoluzione in corso

porta

Una serie di messaggi depressivi sul tema delle molestie, evidenzia le differenze tra gli Usa e l’Italia, per dire che nel nostro paese le donne di successo continuano a tacere o a difendere gli uomini accusati; quindi ritiene che la più tiepida ribellione femminile in Italia sia destinata a rifluire: tutto tornerà come prima. Oppure: le donne non denunceranno mai. Questo pessimismo è comprensibile, ma confonde rassegnazione e impazienza e, forse, un mal celato tifo per gli uomini, che peraltro ne hanno molto bisogno.

Da almeno tre decenni il pregiudizio sessista si è rovesciato nella credenza che le donne siano meglio degli uomini. Lo pensano più le donne degli uomini, ma quelle e quelli che lo pensano, insieme, fanno la maggioranza. Donne migliori significa donne più credibili. Infatti, netta è la maggioranza femminile a dar credito alle accusatrici; consistente la minoranza maschile. Insieme fanno di nuovo la maggioranza dell’opinione pubblica. Il femminismo, uscito dalle sue nicchie, gode di buona salute, tanto da essere divenuto persino un brand per campagne di marketing. Anche se le sue aspirazioni di fondo sono ancora irrealizzate, il femminismo sembra orientare il senso della storia e trascinare con sé una parte crescente degli stessi uomini.

Quella storia che è sempre stata così, nel momento in cui viene nominata, cambia di significato e non può più essere così. Il distacco degli uomini di mondo è un’arma spuntata. Come lo sarebbe nella fiaba «I nuovi vestiti dell’imperatore»: due imbroglioni convincono il re di aver tessuto un abito elegantissimo invisibile agli indegni. I cortigiani, per timore dell’accusa di indegnità lodano il nuovo abito che non c’è. Lo stesso fa persino il re e poi tutto il popolo che lo vede sfilare abbigliato di niente. Finché un bambino esclama: il re è nudo! A nulla sarebbe valsa l’obiezione: tanto lo sapevamo. Rotto il velo di silenzio, rotta l’ipocrisia.

Le nuove tecnologie, la rete, i social media, tra i molti difetti, hanno alcuni pregi: rendono facile e veloce la comunicazione e mettono in contatto le persone con interessi comuni, nonostante le distanze. Questo relativizza l’isolamento delle persone e il potere dei media nel decidere l’agenda dell’informazione. Le denunce amplificate dai grandi giornali sono state precedute da tante denunce di donne comuni contro uomini comuni sui social. Alcune di queste denunce hanno anche assunto rilevanza mediatica come quelle contro le molestie per strada o contro i gruppi di stupro virtuali. Ormai un flusso di comunicazione si è aperto. Con la coscienza femminista, la rottura dell’incantesimo omertoso, e la disponibilità delle nuove tecnologie, far tornare tutto come prima diventa molto improbabile.

Che le donne di successo non denuncino, anzi continuino a difendere gli uomini, dice solo di un punto di partenza più arretrato, non di un progresso mancante. Se le donne di successo traggono ancora qualche vantaggio dal compromesso con il patriarcato, sono comunque una minoranza destinata a ridursi. Una ragione materiale, per la quale è difficile tornare indietro, si aggira nei paraggi del pensiero di una giovane pornostar, la quale coglie un punto, pur collocandolo dal lato sbagliato. Lei vede il sesso femminile come risorsa scarsa. Ho fatto in proposito le obiezioni del caso, ma ne ho saltata una.

Nello scambio tra sesso e potere, le donne possono darci tutto il sesso che vogliamo; noi non possiamo dar loro tutto il potere che vogliono, perché sono donne sempre più istruite, coscienti, ambiziose. Insieme con l’incantesimo, si è rotto un equilibrio. I nostri uomini potenti, non sono in grado di fare di ogni donna desiderata una diva, una ministra, una assunta, una promossa, perciò devono illudere, imbrogliare, costringere, finché si forma una massa di donne capaci di mettere in atto una class action micidiale, che sposta il giudizio d’indegnità. Se in Italia non succede ancora abbastanza, succederà sempre di più. Questa è la direzione.


Riferimenti:
[^] Selvaggia Lucarelli – Non c’è alcuna rivoluzione (…) in corso – FB 20.11.2017
[^] Maria Cecilia Guerra – Perché le donne continueranno a non denunciare le violenze sessuali – HuffPost 24.11.2017
[^] Claudia Torrisi – Molestie sul lavoro: perché in Italia un caso “Weinstein” non c’è e non ci sarà – Valigia Blu 23.10.2017

Le testimonianze cambiano l’aria

Le testimonianze delle donne abusate cambiano l’aria nella relazione tra i sessi. Uomini riluttanti, abituati all’aria viziata, avvertono di non esagerare e non generalizzare: vogliono distinguere i maiali dai gentili, le violenze dalle avances; ricordano l’opportunismo delle molestate (perché hanno fatto carriera o perché non l’hanno fatta) e la presunzione d’innocenza dei molestatori. La richiesta sottotesto è di tacere o parlare solo in sedi riservate e competenti, con l’effetto di restaurare il silenzio necessario agli abusanti.

Il rischio remoto che un uomo possa essere diffamato è un male minore rispetto al rischio probabile che le donne continuino ad essere maltrattate. Il crollo di un sistema non è indolore. Tuttavia, i dolori possono essere contenuti se gli uomini si assumono le proprie responsabilità, senza difendersi e contrattaccare. I gentili possono distinguersi da sé, smettere ogni complicità con i maiali, invece di giudicare le complicità delle vittime. Poco importa differenziare avances e molestie, quando le avances sono indesiderate, inflitte da uomini che esercitano potere o si prendono confidenze mai concesse. Offese fisiche o simboliche sono parte della stessa violenza sessista. Più importante saper riconoscere un movimento di testimonianze, che scoperchia un sistema di abusi, e non fingere di confonderlo con la caccia alle streghe o altre tragedie dell’umanità.

Il maccartismo fu l’anticomunismo negli Stati Uniti, non nell’Urss. I maschi maltrattanti sono più prossimi al partito dominante che alla minoranza di opposizione. Il dominio si fonda anche sulla collaborazione o sul silenzio assenso degli uomini per bene o soltanto timidi, i quali condividono o rispettano la gerarchia e la cultura dei dominanti. Nessuna ci vuole uccidere, torturare, incarcerare, gettare in rovina. Noi, la nostra sessualità predatoria, stiamo ricevendo una grande critica collettiva. Possiamo aprirci ed ascoltarla. Quando spalanchiamo le finestre entrano freddo o caldo, insetti, rumore, sguardi indiscreti, qualche strano odore, la corrente: attenzione, attenzione! Ma gli ambienti chiusi per troppo tempo sono i peggio inquinati ed infettati. L’aria va cambiata; è una necessità igienica, anche a costo di rompere un vetro.


Tristi riferimenti:
[^] Massimo Fini 07.11.2017 – Dalle molestie alla caccia alle streghe: difendiamoci
[^] Beppe Severgnini 05.11.2017 – Un confine esiste tra gentilezza e molestia
[^] Michele Serra 03.11.2017 – L’amaca
[^] Paolo Ercolani 02.11.2017 – L’assurda guerra dei sessi

Far passare l’idea che sia cool

A proposito di autodeterminazione

Valentina Nappi

In una intervista al Corriere della Sera, Valentina Nappi sostiene che il sesso femminile può smettere di essere merce di scambio solo se smette di essere una risorsa scarsa e diventa disponibile per tutti. Se anche l’operaio (e non solo il boss della situazione) potesse essere soddisfatto, non avrebbe più senso usare una posizione di potere per ottenere quello che tutti hanno a portata di mano. La carne femminile dovrebbe diventare attingibile come l’aria. Non si può obbligare tutte a fare sesso con tutti, però si può usare l’arma delle mode, dell’influenza mediatica sulla psicologia di massa: possiamo far passare l’idea che sia cool essere come Valentina Nappi e che sia invece out essere sessualmente selettive. Alle ragazze bisogna dire: se volete essere chic e moralmente superiori datela a tutti, ai perdenti, agli emarginati, ai neri, anche a costo di vincere l’istinto di preferire i vincenti.

Oltre al rischio di rimanere incinta, l’attrice non affronta la questione delle donne che preferiscono gli uomini belli, simpatici, interessanti, giovani e rifiutano i brutti, antipatici, noiosi, vecchi. Tolti di mezzo i veri o presunti criteri di selezione sociale, rimangono quelli di selezione naturale, che funzionano per gli stessi maschi, i quali vedono come risorsa scarsa, non il sesso femminile in generale, ma il sesso delle giovani e carine, quelle non corrispondenti a sé, ma di valore attraente superiore. E, come tutte, non è che siano indisponibili per definizione. Possono essere disponibili: mediatamente invece che immediatamente, poiché si tratta di esseri umani. La grande difficoltà maschile non è l’indisponibilità femminile, ma il relazionarsi con le donne.

L’intervista mostra bene i limiti dei concetti di libertà e autodeterminazione. Nessuno mette in dubbio che Valentina Nappi sia una donna libera e autodeterminata. Anche consapevole, perché no? Ciascuno di noi a suo modo lo è, ed agisce tanta libertà e tanta autodeterminazione sulla parte variabile di sé. Cosa sono io (parte invariabile) e cosa ne faccio (parte variabile). Valentina Nappi pensa di essere una risorsa di carne femminile (invariabile); di cui lei decide il prezzo e la disponibilità (variabile). Come sia arrivata a pensarsi risorsa, che può solo scegliere di essere rara o disponibile, non è diverso da come lei pensa di condizionare tutte a darsi disponibili, con la differenza che non si è trattato di una moda, ma di una cultura secolare. Il metterla in discussione non è un attentato alla (limitata) libertà autodeterminata.

L’esempio di Asia Argento

Asia Argento

Ogni battaglia trova le sue icone; adatte a dare esempio e sostegno. Asia Argento lo è: incarna la donna divenuta forte e ribelle contro l’uomo potente e l’intero sistema di potere, che infesta il mondo del lavoro. La donna reale, che si dibatte tra le sue contraddizioni e combatte. Rimproverata di non essere esemplare, proprio mentre compie la scelta più etica con la sua testimonianza: sostenere le donne che hanno già denunciato e aprire la strada alle altre. È la vittima, colpevolizzata dalla complicità maschile, impensabile verso le vittime della mafia e dell’usura, uscite allo scoperto. Seppure la sua fosse una storia di prostituzione e non di violenza, come sentenziano i suoi inquisitori, sarebbe lo stesso, perché la prostituzione è un sistema imposto di violenza risarcita, nel quale l’abusante viola anche i margini di consenso.

La progressiva intolleranza per gli abusi maschili è un fatto recente, più tardivo delle denunce; mette sotto accusa la negligenza di giudici e poliziotti, l’asservimento di direttori e capiredattori, le ambiguità e le ostilità di uno sguardo maschile colluso, che giudica e cavilla su vecchie distinzioni, tra violenza e molestia, tra stupro e atti di libidine violenta, prive di senso nel vissuto di chi non controlla la situazione. Oggi ha più forza il rifiuto di dare per scontato il violento ed il suo sistema; di giudicare la vittima; di contrapporre donne povere e anonime a donne ricche e famose; di farla passare liscia al silenzio degli uomini: registi, attori, colleghi, fidanzati, amanti, amici.

Asia Argento da voce anche alle impiegate; chi la censura, mette a tacere tutte. Ha ragione Rachel Moran, una ex prostituta sopravvissuta: l’Italia può essere orgogliosa di lei. L’omertà è la condizione necessaria, il dettaglio ignorato dall’uomo di mondo che dice e domanda con subdolo distacco: è stato sempre così e tutti lo hanno sempre saputo; di cosa ci stupiamo? Sta a lui dire cosa davvero lo stupisce. Che le donne abbiano smesso di tacere; e gli uomini, iniziato a confessare la propria vigliaccheria.


Riferimenti:
[^] Affare Weinstein. È la vendetta di Marilyn Monroe – lm 20.10.2017
[^] Nessuno tocchi Ofelia – Ida Dominijanni, Manuela Fraire 10.07.2011
[^] Intervista in esclusiva ad Asia Argento – #cartabianca 17.10.2017 – YouTube
[^] Rachel Moran: “L’Italia dovrebbe essere orgogliosa di Asia Argento” – 19.10.2017
[^] Uomini assenti sul caso Weinstein – Pierluigi Battista 16.10.2017
[^] Weinstein, Giulia Blasi e le storie su #quellavoltache: «Se c’è squilibrio di potere non c’è mai consenso. Basta processare le vittime» – 19.10.2017
[^] Violenza alle stelle: da Weinstein allo swing. Quando le donne cominciano a parlare – Luisa Betti Dakli
[^] Asia Argento, caso Weinstein: il commento dell’avvocata Manuela Ulivi – 20.10.2017
[^] Caso Weinstein: perché proprio non ce la facciamo a credere alle donne – Chiara Baroni 19.10.2017
[^] Caso Weinstein, sulle molestie sessuali sappiamo fare solo chiacchiere da bar – Nadia Somma 13.10.2017
[^] Hollywood e lo scandalo Weinstein: lo scoop che i media per anni non hanno pubblicato – Arianna Ciccone 16.10.2017
[^] Molestie sul lavoro: perché in Italia un caso “Weinstein” non c’è e non ci sarà – Claudia Torrisi 23.10.2017
[^] «Vuoi un contratto? Fai sesso con me» – Arianna Giunti, 8.03.2017