Il compagno e il paladino

ZorroLa persona impegnata in una causa, mossa da un sentimento di solidarietà e di giustizia, può ricevere per dileggio il titolo di paladino. Spesso dagli avversari, talvolta dagli alleati.

Chi lo riceve, se in buona fede, rimane perplesso. E’ forse sbagliato voler essere solidali e giusti? Molti detrattori del paladino lasciano intendere di non credere nella solidarietà, nella giustizia e soprattutto nel disinteresse. Liquidano ideali, valori e buoni sentimenti nel calderone dell’ipocrisia.

Così succede che il titolo di paladino sia assegnato a ragione ad un giustiziere, oppure a torto ad una persona semplicemente motivata dalla solidarietà e dalla giustizia, dall’impegno civile. Quello che nel movimento operaio si diceva un compagno. E’ possibile distinguere?

In origine, i paladini erano i cavalieri più fidati della corte reale di Carlo Magno. Paragonabili ai cavalieri della tavola rotonda. Per estensione, sono diventati eroi cavallereschi. Un gruppo di eccellenti difensori di valori e ideali, dotati di qualità e capacità. Nobili aristocratici. Dalla parte dei deboli e degli ultimi. Ma ben altro rispetto ai deboli e agli ultimi. Puri altruisti.

Paladini sono alcuni eroi della nostra infanzia. Zorro, il più popolare, precursore di Batman e dei supereroi. Nobile figlio di un proprietario terriero, difende i campesinos, i poveri, le donne, dai malvagi, furfanti, impostori, potenti immeritevoli che irrompono in un ordinamento nel suo complesso buono. Cattivo è il nuovo governatore. Da quando c’è lui tutto va male. Ma buona è la corona di Spagna (lontana e ignara), buona è la chiesa (che può solo pregare e fare la carità), buoni sono i coloni latifondisti (tartassati dal governatore), buoni sono i giudici (depistati e sabotati). Sono buoni anche gli ufficiali e i soldati, solo stupidi e imbranati, come il sergente Garcia. Alle mancanze di tutti sopperisce Zorro, il più ricco, il più intelligente, il più capace, il più forte, il più coraggioso, il più giusto. I cattivi lo combattono, ma tutti gli altri gli sono grati. Anche gli sciocchi soldati della guarnigione in fondo gli sono grati, obbediscono al cattivo, ma con il cuore stanno dalla parte del buono.

Eppure, l’eroe cavalleresco suscita più diffidenza che ammirazione. Persegue i malvagi, ma difende il sistema che li produce. Soprattutto, è un superiore che difende gli inferiori, essendo e rimanendo sempre altro da loro, sostituendosi a loro. La sua giustizia è un regalo. Una concessione. Un potere buono, ma pur sempre il potere unilaterale di un privilegiato. O di qualcuno che vorrebbe essere tale.

Così, se una persona è motivata dalla solidarietà e dalla giustizia, forse vuole essere superiore agli altri e tale si sente. Vuole impegnarsi in una competizione con gli altri, per dimostrare di essere il migliore. Perchè nel copione individualista, che disconosce i soggetti collettivi, i ruoli sono quelli dei racconti di kappa e spada, e la giustizia è dei giustizieri.

Ma nella realtà, una persona può essere motivata dalla solidarietà e dalla giustizia proprio perchè si riconosce uguale agli altri e alle altre. Riconosce che quanto può capitare agli altri, può capitare anche a lei e forse qualcosa già gli capita o gli è già capitato. Pensa inoltre di non potersi salvare da sola, ma solo insieme agli altri e alle altre.

E’ il modo di pensare sintetizzato in una famosa poesia, attribuita prima a Bertold Brecht, poi al al pastore Martin Niemöller, che recita:

Quando vennero per gli ebrei e i neri, distolsi gli occhi / Quando vennero per gli scrittori e i pensatori e i radicali e i dimostranti, distolsi gli occhi / Quando vennero per gli omosessuali, per le minoranze, gli utopisti, i ballerini, distolsi gli occhi / E poi quando vennero per me mi voltai e mi guardai intorno, non era rimasto più nessuno…

Una persona può sapere che il momento in cui verranno a prendere lei è possibile, può averne paura, volerlo prevenire insieme agli altri, per cui gli è possibile provare paura, pena, ansia, indignazione quando tocca ad un altro uguale a sè, come se toccasse a se stessa. Così, difendendo l’altro difende anche se stessa.

Un pensiero riguardo “Il compagno e il paladino”

  1. i giustizieri e le giustiziere a me continuano a piacere, nonostante il loro lato “problematico” o forse anche grazie ad esso

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