Un iPhone per le allodole

giradischi-usb-twitterAlla Leopolda di Firenze, il premier Matteo Renzi, leader del PD, ha fatto una battuta di successo, per dire che lui è il nuovo, la Cgil è il vecchio. «Io rimango sul merito tecnico della questione e il merito tecnico è che nel 2014 aggrapparsi ad una norma del 1970, che la sinistra di allora non votò, è come pensare di prendere un iphone e dire “dove lo metto il gettone del telefono?”, è come pensare di prendere un giradischi e metterci la chiavetta USB, pensare di utilizzare oggi l’articolo 18 come una nostra battaglia è come prendere una macchina fotografica digitale e pensare di metterci dentro il rullino. E’ finita l’Italia del rullino, rivendico per la sinistra l’Italia del digitale, un’Italia in cui si possa dire con coraggio e con determinazione che le forme di tutela non possono valere solo per chi lavora nelle aziende con più di 15 dipendenti».

L’oratore è stato ricambiato dal suo pubblico con risate e scroscianti applausi. Stefano Fassina, l’esponente keynesiano della sinistra dem, ha obiettato che «Se vogliamo fare le battute gli dico che anche il leader coreano Kim Jong-un, trentenne di successo, ha l’ultima versione dell’ i-Phone. Ma converremo tutti che non è un modello di progresso». Un utente twitter ha mostrato di possedere un giradischi con la porta USB. In rete si trovano articoli dedicati a foto e videocamere che trattano del ritorno della pellicola almeno dal 2012 o dell’imitazione digitale della pellicola per foto con effetti vintage. Invece Iphone a gettone pare proprio non se ne trovino.

A dirla tutta, si fatica anche a trovare il senso analogico della metafora digitale renziana. L’innovazione tecnologica non ha cambiato lo scopo per cui usiamo le cose. Ieri usavamo il gettone nella cabina telefonica, oggi usiamo la sim nell’iphone. Sempre per telefonare, per comunicare. Ieri usavamo il rullino, oggi il sensore digitale. Sempre per fare fotografie o filmati. Ieri usavamo il giradischi, oggi usiamo l’mp3, l’mp4. Sempre per ascoltare canzoni e musica.

Se un decreto del governo ci rendesse impossibile telefonare, comunicare, ascoltare musica, fotografare, filmare, in base all’argomento che il telefono a muro, il grammofono, il giradisci, la polaroid sono ormai in disuso, che non è giusto queste cose le facciano solo quelli che se lo possono permettere, e quindi da oggi vale solo uno modernissimo specchietto per tutti, credo proprio lo rifiuteremmo.

L’articolo 18 (la norma degli anni ’70 corrispondente al gettone, al rullino) serviva per impedire i licenziamenti illegittimi. Senza un reale motivo disciplinare, senza un reale motivo economico o organizzativo. Al padrone non piacevi perchè eri sindacalista, comunista, gay, ateo, una donna che diventa mamma o che rifiuta le molestie, un rompiscatole che lotta per la mensa o per la sicurezza, e ti voleva mettere fuori. E lo faceva usando un falso motivo disciplinare o economico. Se facevi ricorso, spettava a lui dimostrare che invece i motivi erano veri. Mentre ora, con il solo motivo discriminatorio, che nessun padrone esplicitamente dichiara, spetterebbe a te l’onere della prova, dimostrare che l’hai subito.

Cosa vuol dire che l’articolo 18 è uno strumento vecchio per raggiungere questo scopo, per ottenere la tutela della dignità del lavoratore? Che non funziona, perchè nonostante quell’articolo ci sono lo stesso troppi licenziamenti illegittimi? Dunque, il governo pensa ad uno strumento migliore, più efficace, per impedire i licenziamenti senza giusta causa? Quale sarebbe l’equivalente dell’iphone che difende meglio la dignità del lavoratore?

Il presidente del consiglio ha soltanto teorizzato che i padroni devono poter licenziare come vogliono e i giudici del lavoro non devono essere ritenuti competenti nel mettere becco. Questo non è il nuovo iphone. E’ la rinuncia a comunicare. La rinuncia allo scopo per cui era stata pensata quella norma.

L’assistenza dello stato estesa a tutti, anche ai lavoratori delle aziende sotto i 15 dipendenti, non può essere spacciato come il nuovo e più favillante dispositivo. Perchè, è improbabile che lo stato disponga delle risorse per garantire una assistenza adeguata. Perchè, l’assistenza può al limite tutelare la sopravvivenza materiale, ma non tutela la dignità del lavoratore che è stato prima esposto al ricatto e poi estromesso in modo illegittimo e ingiusto dalla sua comunità di lavoro. In questo senso, il discorso di Renzi alla Leopolda è il solito vecchio specchio per allodole.

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