Le molestie maschili per strada

shoshana robertsCi si domanda quanto il video di Hollaback, che mostra una donna per le vie di New York apostrofata di continuo da uomini molesti, possa essere efficace per sensibilizzare le persone nel rifiuto delle molestie e del sessismo. Le donne questa realtà già la conoscono, mentre gli uomini continuano a rifiutarsi di riconoscerla, per quanti documenti gli si metta davanti. Il video è stato visualizzato su YouTube oltre 28 milioni di volte e ha originato una infinità di discussioni.

Il primo cambiamento è probabile stia nella percezione di una normalità venuta meno. Spesso le discussioni sul sessismo sono insoddisfacenti o frustranti, perchè gli interlocutori negano o banalizzano l’importanza di linguaggi e comportamenti maschilisti, provano a spacciarli per complimenti, retaggi di istinti ancestrali, oppure si risentono e fanno le vittime in difesa di se stessi o della propria categoria. Sembra quasi di peggiorare la situazione, di risvegliare il sessismo nelle sue forme più ostili. L’attrice del video, Shoshana B. Roberts, ha ricevuto molti insulti misogini ed è stata minacciata di stupro e di morte, come pure è capitato alla gentilissima Emma Watson, rea di aver rivolto da una tribuna dell’ONU l’invito agli uomini ad impegnarsi nella lotta per la parità di genere. Eppure muri di gomma e bastioni in difesa di modalità di relazione sessiste fanno esperienza della propria parzialità. Il loro non è più il codice condiviso. Quel che prima era naturale, adesso è controverso.

Nelle discussioni tanti uomini ci tengono a che sia il loro punto di vista a misurare e stabilire il grado di accettabilità dei comportamenti molesti e bocciano il punto di vista delle donne, ritenuto troppo esagerato nel rifiuto e nella condanna. Un po’ come fanno direttamente sul campo i molestatori con le molestate. Gli uomini decidono il confine: un po’ di invadenza è lecita, le donne possono imparare a farsi concave e saper incassare. Sul come le opinioni si differenziano: sorridere, sentirsi grate, tirare dritto, allontanarsi, dare una occhiataccia, mollare uno schiaffo. Per qualcuno vale lo schema secondo cui, l’approccio ci sta e la reazione anche. La molestia è un rapporto di potere. Tanti uomini patiscono quando si sentono messi in discussione in ciò che possono fare alle donne.

Nella controversia il maschilismo più saggio prova a ricomporre e propone la molestia come questione di maleducazione. Maleducato è meno grave di molesto, ma soprattutto concerne il piano dell’opportunità salvaguardando quello della legittimità. Se nego il saluto ai miei conoscenti posso risultare maleducato, ma sono nelle mie prerogative. Lo stesso può essere se saluto uno sconosciuto. O no? L’atto singolo considerato in modo isolato senza il suo significato allusivo, può far pensare di sì. Ma nel contesto di una frequenza, di una sequenza, associato ad altri elementi quali la fisicità, il tono della voce, la postura e uno sfondo di aggressioni e violenze, tanto nella cronaca quanto nella storia, solo la destinataria può sapere cosa sente: se indifferenza fastidio, disagio o paura, e magari anche rabbia. Solo lei può valutare cosa le sta capitando, quanto sia sopportabile, quanto sia lecito.

Riferimenti:
You won’t believe how many times this woman gets harassed in 10 hours – Hollaback, 27.10.2014
Storie sul video delle molestie a New York – Giulia Siviero, 30.10.2014
Se non capisci è perché non vuoi – Maria G. Di Rienzo 31.10.2014
Video sulle molestie rifatto a RomaVideo sulle molestie rifatto in Nuova Zelanda

41 pensieri riguardo “Le molestie maschili per strada”

  1. qualsiasi approccio se sgradito a chi lo riceve e reiterato dopo che è stato detto chiaramente di smettere, tanto più se fatto da un perfetto sconosciuto mentre passeggi per strada è una forma di molestia

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  2. Quel che manca al video è la soggettiva del “molestatore”, in altre parole, vorrei vedere il culo della ragazza. Ok, è una provocazione la mia, ma ciò non toglie che il video sia fazioso. Non è reale insomma. Ricorda certi post di Zanardo, Lipperini, Cosenza che avevano il solo scopo di aizzare commenti maschilisti o propagandare il panico sessista nella massa dei lettori, pardon, lettrici. Faccio un solo esempio: se passiamo per MOLESTIA l’espressione “ciao bella” siamo ad un passo dal delirio paranoico. In altre parole l’dea che noi si possa vagare per una città senza che la nostra persona muova curiosità negli altri è un’idea paranoico-panica alla cui base sta un atteggiamento ultra-protezionista, di quelli che fomentano le società del proibizionismo. Di questo passo si arriva a chiamare molestia un sorriso, uno sguardo, un “ciao, come ti chiami”.

    Tutto ciò scritto con la totale consapevolezza che una donna – talvolta anche un uomo – possano avere seri problemi a muoversi in alcune aree urbanizzate senza essere importunati pesantemente, sia verbalmente che fisicamente (recente il caso di una donna milanese aggredita durante il giorno). Ma non è con espedienti come questo video che risolveremo i problemi della società sessista e maschilista e, soprattutto, il conflitto tra i sessi. Questa è solo propaganda neo-femminista reazionaria, come la recente questione delle modelle dal “corpo perfetto”.

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  3. Tragicamente, questa non è una propaganda neo femminista reazionaria, è la mia (e di molte altre giovani donne) realtà quotidiana.
    Avendo pienamente capacità emotivo-cognitiva di distinguere quando un ‘ciao, come ti chiami’ è spinto da quella che tu chiami curiosità, mi sento di dirti con serenità che nel 99% dei casi l’intento è solo e soltanto importunare.
    Penso anche che, se poi io, alle valanghe di commenti che ricevo ogni giorno (e non sono una modella, anzi!), decidessi di rispondere positivamente, ad una buona parte di quei simpatici molestatori (probabilmente inibiti eiaculatori precoci), cadrebbe la libido a picco e non tenterebbero nemmeno un approccio. Perché appunto, non interessati realmente all’approccio, ma semplicemente bisognosi di affermare la propria virilità.
    Sarebbe una bella tesi di laurea in psicologia!

    E aggiungo che ci sono un sacco di persone che muovono la mia curiosità in una grande città, ma certo è che non mi viene in mente di lanciare commenti a casaccio -che abbiano il focus sull’aspetto estetico-. Al massimo, mi avvicino.Con il REALE intento di conoscere.

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  4. Il senso della molestia è la sottomissione. Io ho potere su di lei e lo sancisco mettendola a disagio, in imbarazzo, provocando la sua irritazione. Tu stesso hai ritenuto di introdurti subito con la battuta sul culo della ragazza, con la provocazione, che dà di gomito al molestatore. E’ la modalità maschile. Il mettere subito in chiaro, che il potere è il mio. Io mi permetto. Io posso. E le «femministe reazionarie» non devono mettersi di traverso. Poi, sei anche consapevole e concedi che in effetti in certe zone le donne possono essere pesantemente disturbate. Ma la misura di quel peso, la vuoi decidere tu. Se la confermi anche tu va bene. Se la misura solo lei, che la subisce, è paranoica.

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  5. Io la metterei così: e se i ruoli fossero invertiti? Provi un uomo ad immaginare di camminare per strada e vivere l’esperienza vissuta della ragazza nel video (i commenti e i passeggiatori sarebbero ovviamente uomini), che effetto vi farebbe? All’inizio magari pensereste “uao, donne che mi guardano” per usare un eufemismo, ma alla lunga non infastidirebbe anche voi?

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  6. Una provocazione ho scritto. Infatti ho provocato alcune reazioni. E poche tutto sommato perché il tema è ormai trito, oserei dire “smascherato”. Ma nessuna “battuta”, gentile Massimo (grazie dell’ospitalità, mi prendo un po’ di spazio per rispondere).

    Di questi temi s’è dibattuto tantissimo in questi ultimi cinque anni, e tantissimo s’era dibattito decenni fa. Da qui il “neo-femminismo” che ho sempre in bocca. Mentre i fianchi della ragazza – non una “battuta” ma una realtà – credo possano essere globalmente nominati con il termine “culo” senza scandalizzare nessuno, anzi riterrei il vocabolo appropriato in un discorrete che non si voglia a tutti i costi ergere a eloquio borghesemente raffinato e/o accademico.

    Ho un’anima pop è la rivendico: il culo ce l’ha la ragazza del video, ce l’ha Lady Gaga e ce l’ho io. Così come ce l’aveva Jim Morrison quando si dimenava sul palco. Può essere grande, piccolo, sinuoso, muscoloso, piatto o flaccido. Non ne facciamo dunque un dramma: ci teniamo quel che abbiamo, e se crediamo giusto farlo lo “curiamo” in modo da renderlo migliore (meno grasso, più sport). E se vogliamo lo mettiamo in mostra. A questo punto un “ciao bella” è il minimo che ci possa capitare come interazione verbale metropolitana tra umani, più o meno rozzi, più o meno maschilisti, più o meno beneducati. Fine del discorso sul culo, ossia di quella parte del corpo che attrae sessualmente maschi e femmine senza distinzione di inclinazione sessuale.

    Ora che tu possa parlare di potere esibito a partire dalla mia richiesta di vedere la soggettiva del molestatore mi pare semplicemente una sovrainterpretazione di un’istanza che è solamente critica e niente affatto ideologica, come invece ipotizzi tu, ossia funzionale a difendere il mio “potere maschile” di dominanza, anche verbale. La mia posizione peraltro è di colui che ha subito “molestie” più di una volta, se dovessi applicare il metodo di decodifica delle stesse che è stato applicato dagli autori del video e da alcune commentatrici qua sopra. Nella mia vita mi sono preso almeno una dozzina di “figa”, “culo”, e anche un “fammi un pompino”. Se volessi fare un video simile sceglierei una zona adatta di una grande metropoli e, marciando imperterrita e altezzosa (concedetemi il femminile a questo punto) partorirei qualcosa di altrettanto fazioso.

    So però che non servirebbe a spiegare la faziosità del video originale. Così – e qui veniamo al tuo quesito iniziale – come l’originale appunto non serve a spiegare la problematica sessista e di conflitto tra i sessi della società attuale ma, semmai, ne amplifica ulteriormente alcune derive urbane. Questo accade perché non è reiterando e rappresentando acriticamente in video una supposta collezione di molestie noi creiamo qualche strumento critico politico e ideologico funzionale al dibattito tra i generi e al superamento del problema; al contrario, otteniamo solo una bassa e volgare rappresentazione di una realtà che il video stesso contribuisce a distorcere, rendendola più allarmante di quel che già non è (mia consapevolezza ribadita).

    Viene allora in mente un incontro pubblico con Wakamatsu, regista che per decenni ha partorito film memorabili, spesso estremi, sulla violenza urbana, politica e sessista. Anziano, il nostro genio, si lascia scappare una critica ai videogiochi che in Giappone risulterebbero uno degli elementi scatenanti della violenza crescente negli adolescenti e, dramma, il pubblico del regista, nell’ascoltarlo, rimane un po’ attonito: Ma come, con tutto quel massacro di femmine che ci hai mostrato tu fin dagli anni sessanta!? Chiarissimo invece: un regista – meglio se grande o grandissimo – rappresenta la violenza più efferata con un filtro critico registico appunto, mentre un video gioco è mera rappresentazione stilizzata della cruda violenza perpetrabile o perpetrata dagli esseri umani su altri suoi simili o sulla Natura circostante. Credo non serva aggiungere altro. Solo che qui, nel nostro caso, si passa per violenza anche un “Wow!”. Relax, please!

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  7. Ringrazia Wakamatsu. Ad ogni modo, rimanendo sul tema e in topic, sarebbe interessante discutere della realizzazione del video: da quel che ho capito un amico/a o fidanzato della ragazza porta la telecamera in uno zaino sulla schiena, dunque qualcuno stabilisce il percorso, mentre lei segue l’obiettivo nascosto, rimanendo in campo; in altre parole e senza pudori: lui la porta in bocca al molestatore e lei, con la sua presenza, innesca la reazione verbale con la sua camminata priva di senso e meta: 10 ore di passeggio per mettere insieme due minuti di “Che gnocca!”? Proviamo a fare i conti in percentuale? E ancora, possibile sia l’unica donna a vagare per quei quartieri? E poi, cos’è sta maggioranza di uomini di colore che la importunano? Comincio a provare disagio…

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  8. Nel video, le provocazioni dei molestatori non ricevono mai una reazione.

    Il tema sarà dibattuto da tempo, ma le incomprensioni rimangono le stesse. Che c’entra l’anima pop? C’entra lo sguardo. Lo sguardo che vede oggetti sessuali sezionabili, lo sguardo deumanizzante che vede le donne come tette, culo, figa, allo stesso modo di come si vedono gli animali macellati venduti nei negozi o nei supermercati: il petto, la coscia, l’ala. Il culo ce lo abbiamo tutti, ma questo sguardo ce l’hanno solo i maschi.

    In certi luoghi del mondo, gli uomini pensano che le donne vogliano mostrare i capelli, gli occhi, il volto, se non sono adeguatamente velate. Qui siamo più evoluti e pensiamo che le donne i capelli, gli occhi, il volto proprio ce li abbiano come requisito fisico naturale e il fatto che non li occultino non sia un atto dimostrativo, il lancio di un segnale, una dichiarazione di disponibilità, la sollecitazione di un “basso istinto”. Non siamo arrivati ancora a questo punto per quel che riguarda il culo, continuamo a vedere donne che mostrano il culo. E allora proprio occorre la ricevuta di ritorno. Cosa mai ci sarà di violento in una notifica?

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  9. Scusami, ma è un dato di fatto che esista una minoranza di uomini che al passaggio di una bella donna in abito attillato si sentano in diritto di esclamare ad alta voce (talvolta sussurrare) “Che figa!”. Sto parlando di una minoranza che ha il pelo sullo stomaco per esibire verbalmente il proprio pensiero in presenza di altra gente, ma più spesso da soli o circondati da simili. Non ho dati reali sottomano (non so se esistano studi in merito), ma direi 4 o 5 su cento. Ma forse sono meno o forse poco di più. Se li vado a cercare per una metropoli e metto insieme un video ottengo un mio risultato, inutile sul piano evolutivo della società, ma ottimo per produrre consensi panici.

    Gli altri novanta uomini, e direi la totalità delle cento donne campione, penseranno comunque che quella che passa è “bella figa” ma non lo diranno ad alta voce, non lo penseranno in quei termini da molti ritenuti volgari e insultanti, e spesso non lo ammetteranno proprio o, peggio, non lo tollereranno. Tra questi ultimi/e c’è quella fetta di umanità che deplora l’esibizione del corpo, dal tubino al topless: alcune di queste persone proferiscono parola, e sappiamo bene in che modo: ti danno della “puttana” o del “culattone”. E anche questo è una molestia, specie se accade in una spiaggia dove dovresti potertene stare come cazzo ti pare (genitali compresi mi verrebbe da scrivere, ma tant’è, siamo un paese troppo puritano per queste cose…).

    Quando al discorso sullo sguardo, vivaddio se sappiamo ancora cogliere ciò che ci eccita, in una società che dall’inizio degli anni ottanta del secolo scorso non ha fatto altro che tentare di ridurci ad esseri asessuati, sedati sessualmente ed economicamente produttivi, e questo nonostante l’esibizione “falsa” e “falsata” del sesso in televisione e sui giornali (la famosa questione del “corpo delle donne” e pure “degli uomini”).

    Quello che ci manca è una capacità più diffusa della realizzazione del nostro desiderio sessuale (che aiuterebbe tantissimo a contenere le molestie di cui sopra, quelle vere). Qui, su questo tema, potremmo, forse, trovare una quadra nei nostri discorsi. Perché la cultura maschilista, patriarcale, reazionaria – reiterata nei decenni tanto dalle donne che dagli uomini – associ ancora fermamente desiderio e possesso per via di un sistema coercitivo che nega la libertà sessuale. Ma qui il discorso si fa troppo ampio, dunque chiudo.

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  10. Anche il ku klu klan era una minoranza. Ma il suo effetto intimidatorio era efficace su tutti i neri e il profitto era a favore di tutti i bianchi. Una minoranza che fa il lavoro sporco per tutti. Motivo per cui, gli altri negano, minimizzano, banalizzano.

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  11. Questa mi sembra eccessiva. Anche perché la minoranza di cui dico è, nonostante la lentezza esasperante, frutto di una evoluzione dei costumi. Paradossalmente sarebbe come dire che quanto rimane di razzista o nazista negli USA abbia lo stesso effetto sulle masse che aveva nei Cinquanta del secolo scorso.

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  12. E’ un ragionamento per analogia. Ora, non importa misurare la quantità di violenza, contano i rapporti tra i vari soggetti.

    Quando dici che si tratta solo di una minoranza di molestatori, sembra che la maggioranza degli uomini non c’entri. Eppure, nei blog, nei forum, sui social media, al bar, tanti uomini si affannano a giustificarli o a negarli. E’ normale.

    Se mia moglie, la mia fidanzata, la mia amica, rinuncia ad uscire o preferisce uscire accompagnata da me, se preferisce che la riaccompagni a casa, se con me si sente più sicura, allora il molestatore è mio alleato. Lavora anche per me, presidia lo spazio pubblico a mio favore.

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  13. non credo che l’istinto sessuale sia un “basso istinto” nè credo che penare “tizio/a ha un bel culo”,”è un bel figo/a” sia deumanizzante..non c’è nulla di male. Ma gridarlo a voce alta ad una perfetta sconosciuta che va per i fatti suoi è una forma di molestia

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  14. Allora, se non c’è niente di male, ditelo alla professoressa di vostro figlio: “signora, lei ha proprio un bel culo”. Oppure fatelo dire dagli amici a vostra moglie o a vostra madre. Lì si misura qual è il rapporto corretto con le donne.

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  15. bè insomma credo che un marito o un fidanzato davvero innamorati o gli amici farebbero volentieri a meno di “alleati” del genere

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  16. ho scritto “pensare” Lizzi..sai leggere? E’ ovvio che non vado in giro a dire “che bella” a tutte le ragazze sconosciute che vedo passare..ma credo di essere libero di PENSARE che quella ragazza è bella senza essere etichettato come maschilista patriarcale, credo tra l’altro che anche una ragazza abbia pensieri simili ed è normale

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  17. Relax 🙂

    Mi interessa quando ML scrive:

    «Quando dici che si tratta solo di una minoranza di molestatori, sembra che la maggioranza degli uomini non c’entri.»

    Sembra? Ok, accetto che possa sembrare dica quello. Ma, sinceramente, non è così. Probabilmente anche questo tipo di scambio soffre di posizioni pregiudiziali. Il resto degli uomini e delle donne c’entra nella misura in cui ricicla e rilancia, generazione dopo generazione, i sistemi educativi patriarcali, coercitivi, sessisti, sessuofobici. Pensiamo solo a cosa è l’educazione dei bambini e delle bambine ad opera delle donne (madri e insegnanti).

    «Se mia moglie, la mia fidanzata, la mia amica, rinuncia ad uscire o preferisce uscire accompagnata da me, se preferisce che la riaccompagni a casa, se con me si sente più sicura, allora il molestatore è mio alleato. Lavora anche per me, presidia lo spazio pubblico a mio favore.»

    Questo è sicuramente un aspetto invalidante ereditato dai decenni passati e non ancora copletamente debellato; però dovresti chiarire se intendi criticare l’eccesso di panico e il sistema coercitivo che ne fa poi uso come leva ideologica per maggiori strumenti di controllo della nostra libertà (telecamere ovunque ad es), specie quella delle donne ma non solo, oppure stai “collocando” il molestatore come “dissuasore” di traffico femminile. In ogni caso mi pare stiamo sostenendo cose assai simili. Il video coi presunti molestatori è, infatti, a mio giudizio, uno di questi strumenti partorito non si sa bene se dall’improvvisazione di due giovani o da altro…. (ricordiamoci le femministe pornofobiche americane alleate della parte più reazionaria del paese, per loro il porno era uno strumento di abuso e molestia nei riguardi delle donne…). Comunque sia, che mi debba far comodo l’esistenza del molestatore cosicché la femmina della specie se ne sta a casa a fare lavori domestici mentre io esco a divertirmi mi sa di regressione paranoica. Dai, siamo un pelo più evoluti dell’Italia dei sessanta quando uscire in minigonna significava tornare a casa non più vergini. Venerdì notte scorso c’era in giro una tale quantità di “fica” da prendere quasi paura. Il problema, semmai, è il deserto delle relazioni maschio/femmina. Sembriamo quasi destinati a una società omosessuale, gay/lesbica. Adesso faccio io l’apocalittico.

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  18. L’esistenza del molestatore ci fa comodo perchè ribadisce la gerarchia tra i sessi nello spazio pubblico. Quanta gerarchia cambia da nord a sud, da città a provincia, da centro a perferia, da una generazione all’altra. Non è necessario che io esca a divertirmi e lei stia a casa (realtà che comunque continua a riguardare proprio in questi termini milioni di persone). E’ sufficiente che io nello spazio pubblico mi senta un po’ più in diritto di lei e lei un po’ più a disagio di me.

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  19. “Sembriamo quasi destinati a una società omosessuale, gay/lesbica. Adesso faccio io l’apocalittico.”

    ecco appunto non farlo..non ce n’è motivo

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  20. Sicuro non ce ne sia il motivo? Le mie statistiche personali mi fanno intendere che sempre un maggior numero di uomini fugge dai rapporti eterosessuali per andare a trovare sfogo, divertimento e consapevole piacere erotico in quelli omosessuali o transessuali. Il che significa che molti uomini si sono letteralmente logorati l’anima ad ascoltare certo femminismo puritano, moralista, sessuofobico, paranoico, reazionario, fascista, annichilente. Ad un certo punto ti chiedi chi te lo fa fare di stare lì a spiegare ad una donna non risolta sessualmente che CIAO BELLA non è una molestia, ma anzi che dovresti esserne fiera e pure eccitata a sentirtelo dire.

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  21. credo che quello che irrita molte donne sia proprio un uomo che vuole spiegare loro come si devono sentire riguardo a certe cose che le riguardano, e quest’uomo non è molto diverso da quelle femministe che tu critichi, che in pratica dicono che se ad una donna piace indossare i tacchi o comportarsi sessualmente in un certo modo vuol dire che è schiava o complice inconsapevole del patriarcato o ha “introiettato” questo o quello..in un caso e nell’altro le donne si beccano una paternale da un uomo o da un’altra donna. Comunque gli uomini che frequentano donne trans sono pr lo più eterosessuali..e francamente non credo che per modificare l’orientamento sessuale sia sufficiente “non trovarsi bene con l’altro sesso”..non è che siccome ho problemi a rapportarmi con alcune donne allora mi devono attrarre gli uomini. Se poi sono bisex, è un’altra storia..
    Insomma io dico che una donna ha il diritto di reagire come crede a un ciao bella: ha il diritto di gradirlo, di fregarsene o di non gradirlo, così come esistono donne che trovano sessista un certo programma tv e donne che non lo trovano sessista ed entrambe hanno diritto di dirlo..l’importante è che il programma non venga censurati

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  22. Guarda che non hai capito, non è che cambi “orientamento sessuale”… Dai! Lol! Sempre poi che l’espressione voglia dire qualcosa di oggettivamente dimostrabile. C’è chi, nel conflitto tra i sessi, proprio rinuncia anche alla sessualità. Ma l’apertura alla bisessualità, poi omosessualità per disperazione, è un fatto oggi conclamato. A me sta bene, sia chiaro. Un mondo bisessuale e aperto ad ogni tipo di esperienza sta nella mia visione di massima evoluzione (e mica solo mia!). Solo che sarebbe meglio arrivarci in sintonia con l’altro sesso, invece che come fuga.

    E non confondiamo il pistolotto femminista “non dire a una donna cosa deve fare” con il libero esercizio della critica che comprende appunto la critica ad atteggiamenti, pensieri e ideologie degli esseri umani, maschi o femmine che siano. Ora, un apprezzamento sessuale, per logica, deve produrre gratificazione: se dico ad un mio amico che ha un pene bellissimo e quello si imbarazza al punto di insultarmi, il problema è suo, non certo mio. La mia libertà di espressione su tematiche sessuali non voglio venga ricondotta a forme di molestia da alcun pensiero bigotto e puritano. Non voglio vivere negli USA dove manco puoi sbirciare dentro una scollatura!

    Ovviamente il tipo di relazione verbale sessuata che instauri con uno o una sconosciuta deve essere modulata di volta in volta sulla base della nostra sensibilità e cultura.

    E qui siamo al discorso fondante di tutta la faccenda: occorre fare cultura sessuale e non video che istigano alla repressione. Ma su questo fronte vedo solo timidi tentativi, nella fattispecie del caso, qui e dillà – e sappiamo bene a quale blog mi riferisca 🙂 Gli esiti però – colpa anche nostra, sicuramente – sono miserrimi. Così come sono spesso paradossali i tentativi di analisi politica e sociale della Nappi. In altre parole, siamo nella merda fino al collo. Ed io preferisco panna, yogurt e nutella.

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  23. come al solito è molto interessante ciò che scrivi. Io dico solo che le belle donne le guardo (così come le donne guardano gli uomini attraenti) ma è possibile guardare senza sbavare

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  24. Eh, già. Sono ancora qua. Adesso dici così perché ho fatto un esemplificazione da maschio a maschio (il “pene bellissimo”); ma se mi fossi azzardato a scrivere “tette bellissime” le sentivi anche tu, le lamentazioni neo-fem.

    Siamo circondati e circondate da donne e uomini neo-puritani – l’avete visto il video made in Rome? -. Dunque è tempo di piantare qualche paletto per segnare il limite, altrimenti non potrai neanche più guardare, caro mio. E ovviamente loro mostrare (questa è la parte che mi diverte di più, ossia la non consapevolezza che le prime ad essere ingabbiate in un sistema censorio saranno proprio le due eroine che passeggiano sculettando per le strade di NY e Roma).

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  25. ho visto il video girato a Roma..e anche se io, come molti altri, non vado in giro a dire ciao e buongiorno a perfette sconosciute che vanno per i fatti loro (e non sculettano dai!) perchè lo ritengo un po’ da cafoni e capisco che da’ fastidio, vorrei che nessuno fosse processato per questo.
    Forse la deriva ultra-proibizionista che paventi è possibile ma francamente nessuno può proibire gli sguardi per fortuna, ripeto si può guardare senza essere insistenti e sbavanti come si può ammirare una signora con una bella scollatura senza cadere dentro la scollatura stessa

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  26. Vi invito a guardare questo “nuovo” video sulla catcalling experience. Stavolta siamo in Nuova Zelanda.

    Dopo averlo visto, la mia domanda è: Siamo sicuri che non sia una questione di cultura o educazione sociale?

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  27. Perfetto. Nessuno molesta. E anche quello che vuole fare un sincero complimento, ha un approccio gentile e si scusa. Interferire da estraneo con una persona incontrata per strada come minimo richiede di scusarsi. Lo si fa abitualmente prima di chiedere una informazione.

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  28. Paolo says:
    4 novembre 2014 at 14:36
    «[…] non vado in giro a dire ciao e buongiorno a perfette sconosciute che vanno per i fatti loro […]»

    Cerchiamo di capirci. Neppure io. Ma se per una volta vedo una donna che mi intriga potrò avvicinarla e scambiare tre parole senza essere tacciato di molestie? Se non si fosse capito, è di questo che sto parlando. E non mi potete stilare un vocabolario accettato da una commissione internazionale femminista. Si tratta di cultura e culture.

    Tra le altre cose paradossali di questa faccenda, nell’ultimo video postato qui sopra abbiamo un tizio che blocca letteralmente la strada alla donna che cammina: è un modo un po’ brutale per entrare in comunicazione, ma siccome lei interagisce con lui noi leggiamo la situazione come “non molesta”. Nell’altro caso, quello di NY, un ragazzo di colore si affianca alla camminatrice dicendole “buongiorno”, lei lo ignora e procede con un passo tra lo psicotico, il terrorizzato e l’incazzato. Lui le si incolla a lato per cinque minuti. Noi qui allora individuiamo la molestia. Quest’ultima è una tipica situazione di blocco psicologico di entrambi: lui tenta un approccio secondo la sua cultura e il suo stile e lei entra nel panico. E così la situazione va in stallo diventando insopportabile, specie per chi sta fuggendo. La domanda allora è: c’è bisogno di fuggire da un “ciao bella” o da un “buongiorno” detti per strada, in treno o in metrò?

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  29. il fatto è che non hai idea delle intenzioni dello sconosciuto che ti dice “buongiorno” per strada o in metrò..specie se è buio.
    Non c’è una risposta valida per tutti alla tua domanda finale: io per indole non amo essere avvicinato da sconosciuti mentre cammino per strada fosse anche per vendermi qualcosa, mi infastidisce essere fermato da gente sconosciuta mentre cammino per i fatti miei e mi infastidisce che si prendano una confidenza che non hanno con me, perciò di solito fermo la gente per strada solo quando mi è proprio indispensabile (ad esempio per chiedere indicazioni per raggiungere un posto dove devo andare). Forse una persona più “socievole” di me e che non è attaccata al suo “spazio privato” come lo sono io reagirebbe in maniera diversa..perchè alla fine l’aspetto complicato è che cosa è molestia e cosa no lo stabilisce la reazione dell’altro: se gradisce non è molestia, se non gradisce lo è.

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  30. mettiamola così: tu puoi pure dire “hey bella” a chi ti pare e approcciarla secondo il tuo stile e la tua cultura (nei limiti della legalità) ma se vedi che questo approccio non è gradito da quella persona e mai lo sarà, e ciò nonostante insisti e ti metti a seguire una che non vuole essere seguita..bè è un comportamento molesto..nessuno dice che ti devono mettere in prigione però è molesto

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  31. No che non ci siamo capiti. Con questi discorsi istigate solo denunce per molestie e aggressioni che in realtà non ci sono. E’ un buon modo per distogliere le persone dai problemi reali precipitandole nel delirio paranoico crescente.

    Il numero di parodie crescenti del video originale dovrebbe aiutare a capire che l’operazione è stata un fallimento.

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  32. Con la tua stupidità fallocratica non fai altro che riconfermare quello che ha scritto Lizzi. Non sta a te decidere cosa una donna debba provare o meno, farlela paternale su come debba sentirsi. Un ciao bella non sarà una molestia ma non c’è nulla di cui esser fiere – che vocabolo patetico – e non c’è proprio nulla di eccitante. Amate fare le lezioncine alle donne perché siete proprio voi tristoni a non essere sessualmente risolti, pretendete che le donne si sentano eccitate dai piú banali quando non squallidi appellattivi a loro rivolti perché questo dovrebbe farvi sentire potenti e apprezzati e non siete nemmeno in grado di capire che per essere apprezzati da una donna non basta avere un pene ed urlarle qualcosa dietro. Prendiamo te luzy: ami tanto passare del tempo a spiegare alle donne come dovranno reagire alle tue esternazioni perché non riesci ad avere le attenzioni che vorresti senza rieducarle? Perché detto francamente sembri tutto fuorché intelligente, gradevole, divertente, affascinante. Ed anche in quanto ad avvenenza è piú probabile che io mi trovi a rispondere ad uno non di bell’aspetto. Ma chiaramente non può passarti per la mente che il problema nel tuo relazionarti con le donne sia tu e non loro, troppo complicato, troppo frustrante. Tu urli un ciao bella e quella ti snobba anziché sentirsi eccitata? Scherziamo? Insomma, tu hai il pene! Com’è possibile che una qualsiasi portatrice di vagina non si ecciti e non si senta grata per cotanta attenzione maschile?
    Il problema però non sono le donne – maledette frigide reazionarie gne gne gne – sei tu. Il problema sono quelli come te – che manco mi sento di definire uomini – che pensano che le donne tutte siano gli animaletti del proprio zoo privato che dovrebbero accorrere a becchettar le briciole al primo ciao bella. E già, chi te lo fa fare – salvo il tuo ego sessista – visto che i risultati son di certo scadentissimi?

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  33. Pur cosciente che la conversazione sembri ormai una forma di accanimento terapeutico/ideologico, farei notare che quanto dici qua sopra è sottoscrivibile da tutti, ripeto SOTTOSCRIVIBILE DA TUTTI e secondo me anche dal peggior cafone che trovi per strada (rintronati a parte).

    Il punto è che il problema che sollevano video come quello di Hollaback è un altro. E’ la questione che venne immediatamente segnalata, qui da noi, all’indomani dell’apparizione de ILCORPODELLEDONNE ossia AIZZARE LE FOLLE in nome di un’emancipazione alla quale donne serie e preparate (e non pochi uomini) hanno lavorato da decenni e continuano a lavorarci. La banalizzazione della sessualità, dunque la cafonaggine metropolitana (o televisiva) – com’è che racconta fikasicula? “vieni qui che ti faccio un pigiamino di saliva con rinforzo sul cavallo”? – ha radici nella cultura profonda di un popolo. Ma quella stessa frase oscena potrebbe anche avere un effetto esilarante o, addirittura, eccitante.

    Discutere di questi video di propaganda neo-fem reazionaria è un indice del basso livello di cultura in cui viviamo. In caso contrario verrebbero immediatamente cestinati come pessime prove di impegno civile per la conquista di una parità di genere. Destineremmo, al contrario, le nostre forze all’indagine profonda sulla sessualità, sui rapporti M vs F e su quale sia la vera evoluzione dei costumi sessuali che porterebbe a limitare il più possibile i veri casi di molestie, stupri, pedofilia e violenze “domestiche” di ogni ordine e grado.

    In tre parole, stiamo perdendo tempo.
    (e con questo chiudo sull’argomento)

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  34. Ciao! Mi hanno segnalato oggi la miglior risposta ai video sulle molestie: una modella americana gira per NY senza jeans, con le chiappe nude. Pare nessuno se ne accorga, o si fermi ad ammirarne le forme strepitose. I jeans sono dipinti! 🙂

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