shoshana robertsCi si domanda quanto il video di Hollaback, che mostra una donna per le vie di New York apostrofata di continuo da uomini molesti, possa essere efficace per sensibilizzare le persone nel rifiuto delle molestie e del sessismo. Le donne questa realtà già la conoscono, mentre gli uomini continuano a rifiutarsi di riconoscerla, per quanti documenti gli si metta davanti. Il video è stato visualizzato su YouTube oltre 28 milioni di volte e ha originato una infinità di discussioni.

Il primo cambiamento è probabile stia nella percezione di una normalità venuta meno. Spesso le discussioni sul sessismo sono insoddisfacenti o frustranti, perchè gli interlocutori negano o banalizzano l’importanza di linguaggi e comportamenti maschilisti, provano a spacciarli per complimenti, retaggi di istinti ancestrali, oppure si risentono e fanno le vittime in difesa di se stessi o della propria categoria. Sembra quasi di peggiorare la situazione, di risvegliare il sessismo nelle sue forme più ostili. L’attrice del video, Shoshana B. Roberts, ha ricevuto molti insulti misogini ed è stata minacciata di stupro e di morte, come pure è capitato alla gentilissima Emma Watson, rea di aver rivolto da una tribuna dell’ONU l’invito agli uomini ad impegnarsi nella lotta per la parità di genere. Eppure muri di gomma e bastioni in difesa di modalità di relazione sessiste fanno esperienza della propria parzialità. Il loro non è più il codice condiviso. Quel che prima era naturale, adesso è controverso.

Nelle discussioni tanti uomini ci tengono a che sia il loro punto di vista a misurare e stabilire il grado di accettabilità dei comportamenti molesti e bocciano il punto di vista delle donne, ritenuto troppo esagerato nel rifiuto e nella condanna. Un po’ come fanno direttamente sul campo i molestatori con le molestate. Gli uomini decidono il confine: un po’ di invadenza è lecita, le donne possono imparare a farsi concave e saper incassare. Sul come le opinioni si differenziano: sorridere, sentirsi grate, tirare dritto, allontanarsi, dare una occhiataccia, mollare uno schiaffo. Per qualcuno vale lo schema secondo cui, l’approccio ci sta e la reazione anche. La molestia è un rapporto di potere. Tanti uomini patiscono quando si sentono messi in discussione in ciò che possono fare alle donne.

Nella controversia il maschilismo più saggio prova a ricomporre e propone la molestia come questione di maleducazione. Maleducato è meno grave di molesto, ma soprattutto concerne il piano dell’opportunità salvaguardando quello della legittimità. Se nego il saluto ai miei conoscenti posso risultare maleducato, ma sono nelle mie prerogative. Lo stesso può essere se saluto uno sconosciuto. O no? L’atto singolo considerato in modo isolato senza il suo significato allusivo, può far pensare di sì. Ma nel contesto di una frequenza, di una sequenza, associato ad altri elementi quali la fisicità, il tono della voce, la postura e uno sfondo di aggressioni e violenze, tanto nella cronaca quanto nella storia, solo la destinataria può sapere cosa sente: se indifferenza fastidio, disagio o paura, e magari anche rabbia. Solo lei può valutare cosa le sta capitando, quanto sia sopportabile, quanto sia lecito.

Riferimenti:
[^] You won’t believe how many times this woman gets harassed in 10 hours – Hollaback, 27.10.2014
[^] Storie sul video delle molestie a New York – Giulia Siviero, 30.10.2014
[^] Se non capisci è perché non vuoi – Maria G. Di Rienzo 31.10.2014
[^] Video sulle molestie rifatto a Roma – [^] Video sulle molestie rifatto in Nuova Zelanda