Dopo la sentenza Cucchi ci sentiamo più garantiti?

ANSA/CUCCHI: IMPUTATI TUTTI ASSOLTI, IL DOLORE DELLA SORELLAIl principio garantista vuole che un imputato sia innocente fino a prova contraria e che in assenza di prove inequivocabili l’imputato sia assolto. Se anche ci pare evidente, come nel caso della morte di Stefano Cucchi, una responsabilità dello stato, bisogna ricordare – ce lo ricorda il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone – che la responsabilità penale è sempre personale, lo stato non è una persona. Può succedere, anzi deve, che, per insufficienza di prove, una sentenza assolva i funzionari imputati. I poliziotti, i medici, gli infermieri. Lo stesso ci spiega, il giornale di Piero Sansonetti, intitolato appunto Il Garantista.

In teoria, o almeno in apparenza, per chi in materia di diritto è profano e ignorante come me, il ragionamento non fa una grinza. E’ giusto così. Poichè, ne so poco, mi vengono in mente delle osservazioni, delle obiezioni, alle quali non so rispondermi da solo, anche se qualche risposta provo a darmela.

1) La responsabilità penale è personale e va provata in modo certo. Tuttavia, un detenuto è affidato allo stato, in una struttura dello stato. In un carcere se sta bene, in un ospedale se malato da ricoverare. In queste strutture ci sono dei responsabili, dei direttori, che in qualche modo, presumo, sono chiamati a rispondere della sicurezza e della incolumità delle persone a loro affidate. In questo senso, non c’è una responsabilità oggettiva facilmente riconducibile ad una persona? Stefano Cucchi, per quanto gracile, è entrato sano in carcere. Secondo le indagin preliminari, è stato picchiato, lasciato in condizioni di denutrizione, senza assistenza medica. Dopo qualche giorno è morto. Quali che siano tra poliziotti, medici e infermieri, i violenti e i negligenti, nessun responsabile, nessun direttore ne risponde?

2) L’impegno nello spiegarci che l’indignazione per una sentenza assolutoria è sbagliata, perchè rischia di essere giustizialista, di condurci a condanne esemplari, a scopo politico, culturale, a scapito della difesa e delle garanzie individuali, sembra presupporre che la famiglia Cucchi o l’opinione pubblica desiderino un capro espiatorio. Ignoro quale dichiarazione o quale atto lo lasci supporre. La sentenza di primo grado condannava un primario e quattro medici, ma suscitò lo stesso proteste. Quel che si vuole è la verità e l’individuazione dei responsabili veri, ovvio, con prove certe. L’assoluzione fa indignare perchè è l’evidenza plastica che nel perseguire questo obiettivo si è fallito.

Cucchi:attesa sentenza appello3) Si è fallito perchè lo stato è incapace o perchè lo stato è parte in causa. Uno stato che processa la polizia, processa se stesso. Se lo stato non è credibile, le sue assoluzioni, pur se a norma delle procedure di garanzia, suscitano ulteriore sfiducia. E’ lo stesso stato che rifiuta il codice numerico identificativo sui caschi dei poliziotti, lo stesso stato che pochi giorni fa manganellava operai e sindacalisti in difesa del posto di lavoro, per poi mettersi a discutere sulle dinamiche di piazza per provare a giustificarsi, dimenticando che, in ogni caso, manganellare sulla testa è reato per le stesse sue leggi. E’ lo stato che tollera le dichiarazioni del Sap a commento della sentenza, che infieriscono sulla vittima e sulla sua famiglia, mentre il Sappe, sindacato della penitenziaria, arriva ad annunciare querela contro Ilaria Cucchi. Il Sap è il sindacato autonomo di polizia, raccoglie ventimila aderenti su centomila poliziotti. E’ lo stesso stato che continua a non volersi dare una legge contro la tortura.

4) Se l’assoluzione, in assenza di prove certe, è garantista, dopo una sentenza così possiamo sentirci tutti più garantiti? Credo di no. In carcere ci sono migliaia di persone. Chiunque di noi può essere fermato e arrestato. Chiunque di noi può venire a trovarsi in balia di persone, pubblici ufficiali che esercitano potere e se vogliono ne abusano sentendosi impuniti. E’ possibile che la condanna dei responsabili, non serva per cambiare la politica, la cultura, il mondo, e sia sbagliato avere questa aspettativa, non serve per risarcire i parenti delle vittime. Addirittura non serve per fare giustizia. Non comprendo bene cosa voglia dire, ma facciamo sia così. Ad una cosa però credo serva, a parte il mettere nelle condizioni di non nuocere, persone che possono essere pericolose per gli altri, credo serva a dimostrare che la legge è uguale per tutti e che anche il potere è sottoposto alla legge. Questo è il primo principio garantista.

Riferimenti:
Morte di Stefano Cucchi – Wikipedia
Enrico Mentano presenta il film cronaca – 148 Stefano – Mostri dell’inerzia
Film cronaca – 148 Stefano – Mostri dell’inerzia
Cucchi, tutti gli incredibili errori – Giovanni Bianconi, Corriere della Sera 2.11.2104
Stato di impunità permanente: Cucchi e gli altri – Luisa Betti 1.11.2014

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