Pornografia è sessuofobia

CarracciC’è chi sostiene che la pornografia abbia liberato milioni di uomini dalla bigotteria. In effetti, nel dibattito pubblico la pornografia può essere difesa come una forma di liberazione sessuale. Tempo fa una giornalista molto postmoderna contestava il dettaglio di una notizia: un femminicida sotto inchiesta aveva il computer pieno di video porno; come se il porno inducesse al femminicidio. Invece, sosteneva lei, se la gente consumasse più porno sarebbe meno violenta, perchè avrebbe un rapporto più libero, meno frustrato, con il proprio desiderio sessuale. Io ero poco persuaso sia dall’importanza di quel dettaglio (il video nel computer del femminicida), sia dalla tesi della giornalista postmoderna secondo cui consumare porno fa bene al desiderio e quindi alla salute mentale. Il dettaglio della notizia era insignificante, perchè i consumatori di porno sono milioni ed è molto improbabile che un tale consumo segni una discriminante tra categorie di persone; per lo stesso motivo, dato che coinvolge moltitudini e da almeno dieci anni, in forma anonima grazie a Internet, è facilmente accessibile a tutti anche a costo gratuito, tale consumo non risulta aver avuto un qualche effetto benefico sulla violenza, le frustrazioni, le repressioni, la visione del sesso.

Il mio incontro con la pornografia avvenne intorno ai 14 anni. Eravamo una banda di ragazzini che si radunava sul muretto del giardino circostante un caseggiato costruito negli anni ’70. All’angolo della strada, il cestino dei rifiuti, da cui qualche volta fuoriuscivano giornaletti e riviste con immagini pornografiche; altre volte, si trovavano pagine stropicciate gettate tra il bordo del marciapiede e le auto in parcheggio. Le guardavamo con molta concitazione. Una cosa mi sconvolgeva: tutto quel che vedevo era un ribaltamento di ciò che pensavo: noi ragazzi facevamo di tutto per far piacere alle ragazze; ci spostavamo di zona noi per loro, facevamo dei regali, cercavamo di mostrarci bravi, abili e forti, volevamo conquistare la loro attenzione, ottenere un sì; una fatica, una tensione tutta nostra, per loro. In quelle pagine era il contrario: erano le donne alla mercé degli uomini; erano gli uomini a dominare le donne. La pornografia, molto prima del femminismo, mi ha insegnato l’esistenza di una gerarchia tra i sessi: a noi la soddisfazione del desiderio, a loro l’esecuzione di un servizio. Da quel momento, le ragazze ho iniziato a vederle in modo diverso.

Il porno forse non incita alla violenza come in un rapporto di causa ed effetto, ma crea rispetto alla violenza una forma mentale normalizzante. Se un discreto numero di ragazzi e di uomini immagina che lo stupro sia soltanto un gioco, uno scherzo un po’ pesante, una offesa alla morale (e allora basta non essere moralisti per evitare di prendersela troppo), nel porno possono trovare la conferma e il rinforzo della loro idea. Il sesso nel porno non richiede relazione, non richiede mediazione, non ha storia, non ha trama, lei è immediatamente disponibile, come piace a te; puoi maltrattarla un po’ o un po’ tanto, tanto lei ci sta; sottometterla e umiliarla è eccitante per te e per lei; è pure divertente; alla fine non succede niente di male, sono tutti consenzienti. La pornografia industriale all’incirca si presenta così e insegna cose così: l’uomo è un fallo, la donna tre buchi; sono possibili altrettante combinazioni, con tante varianti. Il sesso è tecnica, meccanica, ginnastica, dissociato dall’amore e forse – almeno per lei – anche dal piacere. Nella donna piacere e sofferenza si confondono.

Il porno disinibisce il rapporto con questa sessualità. Una sessualità che ribadisce e rilancia il segno della morale sessuofobica. Anche il porno, come la chiesa cattolica, dice che il sesso dissociato dalla procreazione e dall’amore è una cosa sporca, degradante, bestiale, violenta. L’unica differenza è che il porno mostra quanto è bello sguazzarci dentro. Questo è il suo modo di liberare. Gli uomini espletano con allegria i loro bisogni fisiologici, lo sperma è praticamente una scoria, le donne fanno da latrine viventi, come nella prostituzione, tanto che una parte della produzione pornografica funziona con il reclutamento di prostitute, talvolta con il reclutamento forzato. Quando il porno vuol essere paritario, ribalta i ruoli. Nonostante la diffusione e il passare degli anni, il consumo di pornografia continua ad essere vissuto in modo anonimo e clandestino. Qualcosa di cui vergognarsi. Il porno è e rimane il giro in giostra, il carnevale del moralismo sessuofobico.

Riferimenti:
[*] Porno & violenza – Simona Sforza, 5.11.2014
[*] Perché #NotAllPorn non è un argomento – Il Ricciocorno Schiattoso 4.11.2014
[*] L’impotenza contrattuale degli attori e delle attrici hard – 22.09.2013
[*] La pornografia aumenta la violenza – 1.08.2013
[*] La critica alla pornografia non è una questione morale – 26.07.2013
[*] Pornografia e prostituzione – 7.04.2012

9 pensieri riguardo “Pornografia è sessuofobia”

  1. “Gli uomini espletano con allegria i loro bisogni fisiologici, lo sperma è praticamente una scoria, le donne fanno da latrine viventi”

    immagino che tu ti riferisca al facial (l’eiaculazione di lui sulla faccia di lei), ma questa non è l’unica maniera di interpretare quella scena tipica del porno (tipica anche perchè serve a dimostrare che non c’era simulazione), immagino tu sappia che alcune studiose hanno dato del facial una interpretazione non degradante..ora uno può scegliere di aderire all’interpretazione che vuole, nessuno dice che quella roba deve piacere a tutti (a me non piace e non sono bigotto) si tratta solo di ammettere che l’interpretazione degradante del facial (l’attrice porno come “latrina vivente”) non è l’unica possibile.

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  2. gianni, su taluni argomenti la sinistra comunista “old fashion” di Lizzi e l’opus dei sono indistinguibili
    basta andare a vedere quello che il PCI pensava dei fumetti negli anni Cinquanta: pur opponendosi alle proposte di legge restrittive di matrice democristiana i comunisti italiani ci tenevano a far sapere che i fumetti, sopratutto quelli di produzione statunitense (si era in piena guerra fredda) erano pericolosi e diseducativi in quanto esaltavano (secondo loro) la sopraffazione, la prepotenza, l’individualismo sfrenato, la sensualità volgare tipica della società capitalista americana distogliendo il proletariato dalla lotta di classe, e ovviamente non avevano nessun valore artistico: c’è un articolo di Rinascita firmato da Nilde Jotti datato 1952 e citato da Antonio Armano nel suo libro Maledizioni… sulla censura in Italia che dice praticamente questo: siamo contro la censura cattolica ma i fumetti, specie americani, fanno schifo e sono un pericolo per i giovani.
    era la tipica critica alla cultura popolare della scuola di Francoforte secondo cui anche il Paperino disneyano era ideologicamente “di destra” perchè incitava i lettori a sopportare i soprusi senza ribellarsi. Cose che oggi possiamo vedere per ciò che sono: cavolate

    anche oggi chi “da sinistra” si oppone al porno ci tiene a premettere di non volere nessuna censura (salvo i divieti ai minori che non sono in discussione) ma comunque sostiene che la pornografia fomenta un clima che produce o favorisce stupri e violenze contro le donne. Ora delle due l’una: o il porno mette davvero in pericolo la vita delle donne e allora va vietato in quanto la vita delle donne è più importante della libertà di guardare porno oppure se diciamo di non volere la censura dobbiamo accettare il fatto che questa roba (sessista, misogina, pericolosa, schifosa) resti in circolazione finchè ci sarà gente che vorrà vederla. I minstrel show non sono finiti perchè qualcuno li ha proibiti in nome dell’antirazzismo, sono finiti “da sè” in quanto erano diventati non solo offensivi ma obsoleti e non più adatti a come la società statunitense si era trasformata dopo le lotte per i diritti civili degli anni ’60.
    allora perchè dopo le lotte femministe e la rivoluzione sessuale degli anni 60-70 il porno è ancora qui, non ha fatto la fine dei minstrel show, e a detta dei suoi detrattori è pure peggiorato? C’è chi dice che non si è lottato abbastanza ma vi è pure chi pensa che il porno non sia per forza ontologicamente maschilista e che per l’appunto quella che vede il porno come apoteosi del maschilismo e dell’oppressione maschile delle donne sia una interpretazione tra le tante, non l’unica nè l’unica corretta.
    Ora io non so dove sia la verità, non mi colloco nè fra gli anti-porno nè fra i porno-entusiasti, non so se il porno è buono o cattivo e devo dire non mi interessa granchè (credo che gli stupratori resterebbero tali anche in un mondo senza porno, devo dirlo)..io non seguo il porno online, non guardo dvd porno (non per motivi morali, è solo che non lo trovo artisticamente interessante e non mi eccita neanche), e se il porno sparisse non perderei nulla ma temo che il discrimine tra ciò che è porno e ciò che non lo è sia tutt’altro che condiviso..io ce l’ho chiaro ma il dibattito sul blog del Ricciocorno mi ha dimostrato che la mia idea non è condivisa.
    Inoltre le accuse rivolte al porno come l’esaltazione e la banalizzazione della violenza eccetera mi ricordano sinistramente le accuse rivolte ad altre forme di espressione artistica che invece sono molto più apprezzabili e che secondo me non meritano tali accuse perciò intervengo.

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  3. Grazie per aver così ampiamente commentato la mia “discutibile” frase sulla pornografia, ma quanto sopra mi risulta indigesto alla lettura. A mio giudizio si tratta di un coacervo di luoghi comuni e stereotipi sul porno. Niente altro e, comunque, niente di nuovo (fanno scuola da decenni le accanitissime femministe pornofobiche americane). Credo peraltro sia impresa disperata trovare nuove “parole” o “teorie” per tentare di criminalizzare il porno in un’epoca in cui questo si sta auto-liberando dai suoi stessi cliché, e questo proprio grazie al web e alla fantasia sessuale di milioni di persone, tutte potenzialmente già in scena.

    Da un punto di vista strettamente storico critico il porno ha contribuito fortemente ai movimenti di liberazione sessuale durante la prima metà dei settanta, per poi entrare in una specie di stallo durato quasi un quarto di secolo. Tutte queste sovrainterpretazioni panico-critiche di chiara matrice neo-puritana possono oggi attecchire solo laddove non ci sia conoscenza e coscienza di una vasta letteratura critica sull’argomento all’interno della quale i movimenti pornofobici statunitensi sono stati ampiamente smascherati nella loro tragica banalità e pericolosità politica.

    Il vostro “diavolo” ha ormai preso possesso del pianeta. Paradossalmente sono infatti proprio le donne che oggi vogliono il porno. Altrimenti non si spiegherebbero i tanti progetti “femminili” che pur partendo da un’idea fragile, frutto di anni di oscurantismo critico (i pornstudies sono una realtà ancora poco conosciuta, specie qui da noi) – ossia che il porno sia fatto da uomini per uomini e come tale neghi il desiderio femminile – scendono in campo allegramente ed entusiaste per dare il loro contributo come autrici, oltre che come attrici. Se non è liberazione sessuale questa, occorrerà dimostrare che tutte queste donne sono state contaminate dagli immondi fluidi maschili che ossessionano il nostro Lizzi, come la filosofa Marzano. Parafrasando Valentina Nappi, fate attenzione allo tsunami-squirting!

    Qui il mio precedente intervento
    http://www.massimolizzi.it/2014/11/06/un-modello-di-rivalsa/#comment-778

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  4. Sono poco informato in materia, lo ammetto. Conosco il porno delle riviste che si vendevano nelle edicole, o il porno che più facilmente si può trovare in rete. Quello che ha mercato, quello che fa fatturato.

    Ignoro la “vasta letteratura”, i “porno studies”, il “post porno” e i “tanti progetti femminili”. Negli spogliatoi maschili delle palestre e delle piscine che ho frequentato in questi anni, non ne ho mai sentito parlare. Forse, dovrei cercare meglio nelle biblioteche.

    Per ora vedo che, nonostante l’evocazione di tutta la varietà e la progettualità liberatoria, gli studi, etc. la citazione finale è per Valentina Nappi. L’essenziale si impone di per sé.

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