Lo stigma della prostituta

toiletAvrei voluto precisare, in risposta ad un commento, che non considero immondi i fluidi maschili. Tant’è che ho sempre fluidificato persone a me care. Sia pure con qualche iniziale esitazione. Allora ripensandoci, forse un po’ si. Da giovane, la ragazza di cui mi sentivo innamorato, era contemplata nel mio idealismo platonico, ma rimaneva esclusa dal mio immaginario erotico. Cioè, non osavo toccarla neppure con il pensiero. Altre erano le destinatarie dei miei istinti “meno elevati”: bellocce terrestri, meglio se un filo antipatiche. Un fumetto porno raccontava di un amministratore delegato messo sempre sulla difensiva da una sindacalista molto battagliera. Lui la subiva e la soffriva, ma la notte andava da una prostituta, le faceva recitare qualche slogan sindacale e poi la sottometteva.

La prostituzione, come la pornografia, è espressione di questa sessualità dissociata, che si percepisce sporca, degradante, punitiva. Qualcuno prova ad immaginare un sistema diverso, in cui la prostituzione sia un lavoro come un altro, una professione, un’assistenza, un servizio, con tutti i diritti, che faccia delle prostitute persone rispettate e rispettabili. Ma lo stigma non sta nella prostituta, in una sua condizione, nella strada, nel bordello, nella legge, nella morale. Non c’è cambiamento su questi aspetti che possa rimuovere lo stigma, perchè lo stigma non è lì.

Ricordo le case a ballatoio delle mie due prozie. Il gabinetto stava sul balcone. Era un posto freddo d’inverno e lurido. Ci si stava il meno possibile. I miei nonni avevano murato il gabinetto all’esterno, facendolo diventare parte dell’alloggio. Era già meglio. Nella casa dei miei genitori, il gabinetto era da subito costruito dentro l’appartamento. I miei curavano poco l’arredamento. La vernice delle pareti era scrostata, lo smalto dei servizi igenici consumato. Però, c’era il riscaldamento. Meglio che dai miei nonni, insomma. Ancora meglio nell’alloggio di alcuni miei amici d’infanzia: c’erano le piastrelle ai muri e pure il bidé! Una famiglia, ci aveva invitato a cena, in una casa nuova, appena costruita. Ci fecero vedere l’alloggio. Erano molto orgogliosi del loro gabinetto, tutto piastrellato e specchiato. I lavandini avevano i rubinetti e le manopole dorate. Dagli anni ‘80 in poi, in molti appartamenti il gabinetto è diventato il gioiello della casa. Il principale investimento in una ristrutturazione.

Eppure, dal ballatoio all’alloggio più lussuoso, il gabinetto è diventata la toilette, ma non è diventato un salotto come un altro. E’ rimasto il cesso. Per quanto lo miglioriamo, lo curiamo, lo attrezziamo e arrediamo, per quanto siamo disposti a spenderci, la nostra concezione del gabinetto resta sostanzialmente la stessa. Perchè dentro continuamo a buttarci sempre i nostri escrementi, il vero oggetto del nostro disprezzo. Per cambiare davvero la visione del gabinetto, dovremmo cambiare la visione dei nostri escrementi. Considerare loro dei gioielli. Considerarli oro. Ma a quel punto, non sapremmo più cosa farcene di una struttura collegata ad un pozzo o ad un sistema fognario. Vorremmo scrigni, casseforti, depositi bancari.

Temo con la prostituzione sia uguale. Per quante riforme possiamo fare, alla fine una prostituta è sempre una prostituta, perchè è sempre il ricettacolo di una sessualità maschile vista da noi stessi come espletamento di un bisogno fisiologico. Per cambiare la visione della prostituta, dovremmo come maschi cambiare la visione della nostra sessualità, del nostro corpo. Ma il giorno in cui avessimo una visione sana, positiva, pulita, gioiosa della nostra sessualità e del nostro corpo, non avremmo più bisogno di relegare una categoria di donne a farci da ricettacolo. Saremmo tutti disinibiti per le nostre mogli, fidanzate, amiche.

14 pensieri su “Lo stigma della prostituta”

  1. sei incredibilmente d’accordo con valentina nappi che pur partendo da presupposti completamente diversi dai tuoi afferma che in un mondo dove la sessualità fosse vissuta liberamente la prostituzione non esisterebbe.

    debbo dire che anch’io ho sempre pensato che se ci fosse più comunicazione nella coppia e meno paura di comunicarsi reciprocamente i propri desideri la percentuale di uomini sposati o fidanzati che vanno con le prostitute calerebbe sensibilmente.
    debbo aggiungere che non ho mai considerato i miei istinti sessuali come “meno elevati”, l’eros, il desiderio sessuale fa parte della vita e dell’umano..sarà per questo che non sono mai andato con una prostituta nè ne sento il bisogno?

    Mi piace

  2. Discorso contorto e poco fluido… Anzi, contaminato. Lizzi, siamo nel 2014! Ed è dai primi anni settanta del secolo scorso che la pornografia cerca di farci sorridere, oltre che eccitare. Talvolta ragionare.

    La battuta sui “fluidi” viene da un film di Kubrick 🙂
    http://youtu.be/IPGa_bP1Qb8

    Mi piace

  3. La donna nei secoli è stata considerata necessaria all’uomo, in funzione del soddisfacimento dei suoi desideri. Tant’è vero che vi è una sorta di riconoscimento “sociale” tra uomini del diritto di comprare una donna, pagando la tariffa prevista. C’è di fatto una dicotomia tra questa “normalità” di pagare una donna e la scelta di creare dei luoghi chiusi, nascosti, separati (case chiuse, quartieri a luci rosse) come se ci fosse qualcosa di non normale. In tutto questo, il desiderio maschile, seppur vizioso, viene scaricato sulla donna, che diviene “discarica” impura dei vizi dell’uomo, che così si “purifica”. Mentre il desiderio femminile non può che essere unicamente finalizzato a quello maschile.
    Altra contrapposizione creata dagli uomini è quella tra prostituta da un lato, che dev’essere lussuriosa e sporca, e l’angelo del focolare, pura, asessuata, funzionale alla riproduzione, moglie sottomessa e muta.
    Pornografia e prostituzione hanno più o meno la stessa funzione.
    Massimo Lizzi spiega benissimo questa “schizofrenia”.

    Mi piace

  4. No. La pornografia è un mezzo di espressione (oggi di massa) della creatività sessuale umana, e come tale può assurgere allo stato artistico, si evolve e fa evolvere gli esseri umani. Può essere un lavoro, certo (peraltro come danzare o dipingere), ma mette in scena una performance o fissa un’opera (video, foto, etc.) che permarrà nel tempo e verrà destinata ad un pubblico, pagante o no. La nascita del web trasforma e rende via via libera dalla mercificazione e dal commercio la pornografia, oppure ne favorisce l’evoluzione estetico-artistica pur rimanendo un prodotto monetizzabile (come la musica o l’arte in genere). Un tempo la fotografia erotica era riservata ad un pubblico ristretto che poteva svilupparsi le foto in casa propria. Ma nessuno si sognava di chiamare le proprie foto “pornografiche”! Probabilmente, altri, avrebbero potuto criticarle usando il temine “pornografia”. D’altronde vale lo stesso discorso per la rappresentazione pittorica o il disegno: alcune opere vengono ancora oggi censurate perché ritenute “pornografiche”. Dunque, semmai, esisterà uno stigma puritano e sessuofobo nell’interpretazione di ciò che vediamo quando il soggetto è rappresentazione esplicita di Eros. Su uplust c’è pornografia? Faccio fatica a chiamarla così. E questo, imho, è l’effetto dell’evoluzione dei costumi.

    La radice puritana e sessuofoba della parola “pornografia” credo contribuisca non poco a formulare le fumose teorie qua sopra esposte. Paradossalmente una radice dal greco (sforziamoci di guardare alle migliaia di scene di rappresentazioni erotiche che ci vengono dall’antichità), che però non entra nella storia millenaria della rappresentazione di Eros che di recente.

    Mi piace

  5. Il porno fa sorridere da sempre, basti dire De Sade, e da molto prima ancora.
    Il riso si associa al sadismo. Si ride per sdrammatizzare il male, per renderlo socialmente accettabile.
    Episodi di bullismo e di nonnismo si raccontano ridendo e sorridendo.
    Quelli che provano a sparare l’aria compressa nella pancia di un malcapitato dicono di voler giocare e scherzare. Come d’altra parte fanno tanti molestatori, stupratori.
    Tutte esperienze divertenti ed eccitanti.
    La pornografia è spesso la rappresentazione ridanciana della violenza.

    Mi piace

  6. In effetti, se si tratta di un lavoro come un altro, la prostituzione dovrebbe avere la stessa legittimità, la stessa diffusione spaziale. Se in un condominio ci può stare lo studio dell’avvocato, del commercialista, del dentista, ci dovrebbe poter stare anche quello della prostituta. Anche in un centro commerciale, tra la libreria, il supermercato e il negozio di vestiti.

    Mi piace

  7. Se esistono persone che amano rappresentare la propria attività sessuale, il proprio desiderio, la propria soggettività in una relazione di reciprocità, maschile e femminile, eterosessuale e omosessuale, io ovviamente non ho nulla in contrario. Perchè dovrei? Se condanno l’allevamento industriale, non ce l’ho con il contadino che si alleva un maiale e qualche gallina. Se critico lo sfruttamento del lavoro salariato, non voglio abolire il bricolage. Se me la prendo con la motorizzazione di massa, non ce l’ho con il fatto che la gente in qualche modo si sposti, si metta in viaggio.

    Mi piace

  8. Massimo Lizzi says:
    13 novembre 2014 at 12:46
    Il porno fa sorridere da sempre, basti dire De Sade, e da molto prima ancora.

    ——————

    No. Il piacere e la felicità sessuale non hanno nulla a che vedere con la violenza e la sopraffazione. Il riso di cui parli tu è un riso isterico, patologico, psicotico, quello dei fascisti in Salò di Pasolini. Quello di cui parlo io è il “sorriso” che appare sul viso delle persone quando queste si sentono serene e in pace con sé stesse. E’, nello specifico porno-artistico, il sorriso che si veicola agli altri attraverso performance create intellettualmente per un fine preciso. E’, nello specifico psicoterapeutico, il benessere interiore che la sessualità ci aiuta a raggiungere quando questa viene completamente liberata dai vincoli imposti dalle culture sessuofobe. Anche nel mondo del cinema esistono film reazionari, così come esiste letteratura reazionaria, ed è stupido pensare che nel genere porno non esistano derive reazionarie. Ma la criminalizzazione del porno è una battaglia già persa nei decenni scorsi. Come ho tentato di spiegare sopra (e con questo chiudo anche su questo argomento), siamo già oltre la pornografia.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...