Profughi musulmani e donne medico

Elena_Piscopia_portraitIl Mattino di Padova ha dato una notizia che si presta con facilità all’invettiva xenofoba e islamofoba. Tanti profughi di religione musulmana accolti dalla Usl 16 rifiuterebbero di essere visitati da medici donna. Di conseguenza la Usl sarebbe ricorsa all’ingaggio di tre medici maschi già in pensione, per fronteggiare l’emergenza: 200 profughi in otto mesi, l’80% uomini, per la maggior parte di fede islamica. La notizia è rilanciata dal Giornale. I commenti dei lettori sono del tenore: o si adeguano alle nostre regole, alla nostra cultura, o se ne tornano a casa loro. Massimo Bitonci, il sindaco leghista di Padova, sancisce il medesimo concetto nelle sue dichiarazioni. Subito ribadite e rilanciate su Facebook dal segretario leghista Matteo Salvini. Una reazione spicca anche a sinistra: Marina Terragni mette sotto accusa l’onore dei maschi musulmani.

La notizia è stata data in modo molto sommario. Si ignora il numero dei profughi che avrebbero rifiutato la visita delle donne medico. Si ignora se si sia trattato proprio di un rifiuto perentorio o se sia stata invece espressa soltanto la richiesta, magari in modo molto assertivo, di poter essere visitati da medici maschi. Si ignora il tipo di visita a cui dovevano essere sottoposti. Si ignorano i motivi da loro direttamente dichiarati del presunto rifiuto. Si va per presunzione di civiltà: (…) secondo la loro cultura, né l’uomo né la donna possono essere visitati (escluse le situazioni di emergenza) da medici dell’opposto sesso se ciò comporta spogliarsi oppure rimanere da soli in una stanza.

L’unico riferimento certo si trova nella delibera che ufficializza la collaborazione dei tre professionisti già pensionati: «L’organico della Struttura di alta professionalità immigrazione non è tale da fronteggiare la situazione di emergenza, considerando anche il fatto che gli immigrati, quasi totalmente di religione musulmana, rifiutano la visita da parte di un medico donna e i carichi di lavoro delle altre Strutture dell’ente sanitario non consentono che i dirigenti medici che vi afferiscono vengano dedicati all’effettuazione delle visite ai profughi».

I tre medici, però, già lavoravano presso la struttura sanitaria in qualità di volontari. L’ingaggio aggiunge solo la copertura assicurativa in caso di infortuni. Dunque, l’insieme del personale operativo rimane lo stesso. A giudicare dai numeri, anche l’emergenza può dirsi improbabile. Duecento profughi in otto mesi fanno la media di 0,8 visite al giorno. Forse, ci troviamo di fronte soltanto alla giustificazione di un provvedimento di regolarizzazione per tre volontari.

Intervistata un mese fa dal Mattino di Padova, Maria Grazia D’Acquino, responsabile della Usl 16, la dottoressa dei profughi, non fa cenno a profughi islamici che rifiutano di sottoporsi alla visita di un medico donna. «I controlli si svolgono nell’ambulatorio dedicato in via Scrovegni, se ne occupano a turno quattro medici ed è sempre presente un mediatore culturale per cercare di superare l’ostacolo della lingua. Prima di tutto il paziente viene sottoposto ad un’approfondita anamnesi: gli si chiede da dove arriva, di quali patologie ha sofferto o soffre, se ha avuto contatti con persone malate, ecc. A quel punto scatta una visita generale approfondita. Al termine, viene rilasciato al paziente un certificato di buona salute e si passa alla programmazione della vaccinazione (…) Tanti portano i segni di traumi fisici e percosse, non dimentichiamo che fuggono dalla guerra (…) Con noi si sono sempre comportati benissimo e con educazione. Anzi, alcuni sono stati fermi ad aspettare in sala d’attesa prima della visita anche per due ore senza pretendere nulla».

Naturalmente è possibile che un uomo preferisca evitare di sottoporsi ad una visita generale e approfondita da parte di un medico donna. In sincerità, lo preferisco anch’io. Quando mi è successo, ho provato un po’ di imbarazzo e disagio. E le dottoresse, che ho incontrato, sempre mi hanno chiesto se ero disposto a farmi visitare da loro.

E’ anche possibile, per quanto negativo, che un uomo abbia dei pregiudizi nei confronti delle donne medico. Per questo, non occorre evocare altre culture, possiamo in tutta tranquillità rimanere nei confini della nostra. Sappiamo nominare l’operaia, l’impiegata, la contadina, ma salendo la scala sociale delle professioni, ricorriamo a suffissi, distorsioni o imposizioni di neutri maschili. Così la medica ci suona strano e dissonante, diventa la dottoressa o la donna medico. Una operatrice sociale, intervistata da un giornale locale sul sessismo nel linguaggio, si è ritrovata nel titolo dell’intervista l’invito ad andare a farsi un giro nel califfato islamico per notare la differenza. Qualsiasi cosa associabile all’islam diventa il parafulmine preferito dal maschilismo nostrano.

Una minoranza di utenti preferisce avere una donna come medico generico. Ma solo per ragioni omeopatiche. Lei è dolce, comprensiva, sensibile, ha capacità di ascolto. Il criterio della competenza come misura di stima è riservato ai medici maschi. Ed è il criterio che prende il largo quando si tratta di scegliere uno specialista privato. Le mediche sono tra le lavoratrici più sottoposte a mobbing, molestie e violenze. Pagate mediamente il 30% in meno dei loro colleghi maschi, sono quasi sempre escluse dalle posizioni apicali.

E’ possibile che un profugo musulmano non voglia farsi visitare da una donna. Ma se lo incontriamo, non facciamone una questione di noi e loro, di loro che devono adattarsi a noi. Sono già più che adatti. Facciamone una occasione di autocoscienza.

Riferimenti:
Visita medica agli islamici: «Vogliamo dottori maschi» – Mattino di Padova, 16.11.2014
Padova, pazienti islamici rifiutano di farsi visitare dai medici donna – Il Giornale, 17.11.2014
Le mediche donna e l’onore dei maschi musulmani – Marina Terragni, 18.11.2014
Lo status su facebook di Matteo SalviniManifesto della Lega Nord
La dottoressa dei profughi Duecento persone visitate – Mattino di Padova, 17.10.2014
Donne vittime di violenza, quelle medico le più colpite – La Stampa 1.6.2011
La donna medico tra discriminazione e molestie – Maddalena Matarazzo, 16.11.2012 (Video)

40 pensieri riguardo “Profughi musulmani e donne medico”

  1. c’è una bella differenza tra il non voler mostrare il tuo pisello a un medico donna per una forma di eccessivo (ma rispettabile) pudore tuo o perchè la tua religione prescrive una specie di apartheid sessuale per cui le donne curano le donne e gli uomini gli uomini e tu spontaneamente decidi di seguire un precetto religioso che nel 2014 appare giustamente assurdo ai più…puoi seguirlo certo ma le persone dotate di raziocinio (e non parlo dei leghisti ovviamente sul cui raziocinio nutro molto dubbi) faranno le loro considerazioni.
    Ci sono testimoni di Geova che preferiscono morire piuttosto che subire una trasfusione di sangue, donne molto cattoliche che rinunciano alle cure per il cancro pur dinon interrompere la gravidanza e mettere al mondo il figlio..libere di farlo, è la loro vita (il discorso cambia quando c’è un bimbo figlio di testimoni di geova che ha bisogno di una trasfusione ma vabbè) ed è la loro scelta, libero io di pensare che queste mentalità siano un po’ antiquate.
    Rilevare gli aspetti più retrogradi presenti nelle culture altre non implica assolvere i nostri..poi senti io la penso come Bill Maher: il vero problema è che i musulmani prendono ancora troppo sul serio i loro precetti religiosi mentre la gran parte dei cristiani (purtroppo non tutti) ha il buon senso di fottersene.

    Bill Maher e l’Islam (Video YouTube sub ita)

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  2. Credo che ognuno sia libero di seguire i precetti che preferisce.
    Io non voglio e non ho mai voluto un ginecologo, ma ho sempre scelto ginecologhe perché penso che di certe questioni un uomo non possa capirne più di tanto, oltre al fatto che, sai, mettersi a gambe aperte e nude può creare pudori o quantomeno una donna è più difficile che si metta a molestarti. Per questi motivi non usufruisco dei medici della Asl, ma provvedo privatamente.
    Io non vedo un vantaggio nel fottersene di precetti religiosi che si è scelti, per me è ipocrisia.

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  3. Beh, nel reparto ospedaliero dove ho bazzicato negli ultimi due anni c’è la quasi totalità di donne medico (mi spiace ma “medica” mi suona distorto e spesso equivoco). Il problema sta diventando analogo a quello della scuola primaria che risulta praticamente gestita da sole donne. Credo che un paese evoluto dovrebbe mantenere un equilibrio naturale di compresenza M/F, specie in quelle professioni dove nessuno dei due sessi può creare un problema di approccio, fondamentalmente fisico (anche se donne “forzute” ce ne sono e non credo sarebbero fuori luogo su un ponteggio ad imbiancare o intonacare, anzi…).

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  4. ognuno è libero di avere i propri pudori, di seguire i propri precetti religiosi compresi i più ridicoli e anacronistici e bè ognuno è libero anche di avere i propri pregiudizi come ad esempio ritenere che un uomo con una laurea in medicina e specializzazione in ginecologia “non ne capisca più di tanto” di quelle questioni che ha studiato solo perchè non ha la vagina..immagino allora che non avrà nulla da obiettare se un uomo diffida di un’androloga perchè “che ne può sapere una donna dei problemi del mio apparato riproduttore”.
    Poi ho già detto chiaramente che se ci si vergogna per pudore di andare da un medico dell’altro sesso è un conto, se lo si ritiene inadatto solo perchè è dell’altro sesso è un altro ma ribadisco: liberi gli altri di avere pudori anche eccessivi o pregiudizi più o meno motivati sui medici del sesso opposto al proprio, libero io di dire che non li condivido e di dire anche che nel 2014 certe cose le credevo superate. Sono ingenuo.

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  5. Non credo che un uomo possa conoscere le sensazioni che si provano con i dolori mestruali, come una donna non può sapere cosa si prova per problematiche tipicamente maschili. E’ una questione di empatia che, per questioni specifiche come queste, per me non funziona. Sarà che a mia madre il ginecologo la prese per pazza, quando parlava di alcune sensazioni in gravidanza, mentre la vicina ignorante (senza laurea in medicina) capiva benissimo di cosa stesse parlando.
    Pregiudizio o meno, motivi religiosi o altro, se una persona non si sente a suo agio con un medico del sesso opposto, qual è il problema degli altri?

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  6. se è per questo c’è pure gente che non si trova a suo agio con la medicina vera e preferisce affidarsi all’omeopatia e roba simile, per me va benissimo basta che se vuoi la medicina “alternativa” te la paghi tu e non chiedi al servizio sanitario nazionale di accollarsi i costi di terapie la cui validità non è dimostrata.

    Ripeto: sei convinta che non solo il medico del tuo stesso sesso sia migliore ma persino uno/a che non ha studiato medicina ti può aiutare meglio di un medico del sesso opposto? Benissimo, libera di avere le tue convinzioni, libero io di avere le mie perplessità.

    strano perchè mi avevano insegnato che giudicare le competenze di un medico in base a quello che ha tra le gambe era un pregiudizio sessista e come tale da combattere,,evidentemente nel caso di ginecologi e andrologi non vale

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  7. è ovvio che un medico uomo non saprà mai cosa si prova con i dolori mestruali, così come un medico donna non saprà mai cosa si prova ad avere una disfunzione erettile e non proverà mai il dolore di ricevere un calcio nei testicoli .non è detto però che non sappiano curare queste cose (dovrebbero saperlo avendolo studiato anche senza esperienza diretta)

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  8. sorge il problema di come comportarsi davanti a un medico transgender…è una eventualità rara ma non si può escludere del tutto

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  9. Infatti la ginecologa me la pago io, perché voglio avere la possibilità di scegliere chi mi pare.

    Evidentemente non riesci a comprendere la questione dell’empatia. La competenza è un’altra cosa. Spero tu non sia medico, perché di dottori che non ne hanno ne ho conosciuti fin troppi in vita mia.

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  10. Evidentemente tu però non capisci che stai facendo della discriminazione di genere, che poi è l’anticamera del razzismo. La tua scelta privata dovrebbe rimanere tale. Scrivere la stupidaggine colossale che un medico non può comprendere un paziente perché non è dello stesso tuo sesso vale come un proclama razzista, basta trasferirlo dal contesto di genere a quello di razza. Prova a ragionarci sopra.

    Tu pensa, dovrei andare solo da un medico che ha avuto la mia stessa malattia? Qualche generazione fa i ragazzi e le ragazze capivano queste cose solo guardando la serie Star Trek 🙂

    E anche il discorso principale di incontro/scontro tra culture va analizzato in una prospettiva antirazzistica.

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  11. tranquilla non sono medico..se lo fossi temo che sarei come il dr. House ma molto meno intelligente quindi è meglio per tutti che io non lo sia

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  12. Anche gli arabi o i nordafricani possono provare imbarazzo, vergogna, pudore.
    Sono esseri umani anche loro. Non sono automi in balia di precetti religiosi, per cui tutto ciò che pensano, sentono, dicono, fanno, è diretta conseguenza di Maometto, del Corano, della Sharia, delle Fatwe, etc.

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  13. Non so se sia corretto presumere una minor competenza del ginecologo rispetto alla ginecologa, forse è solo un pregiudizio, come che sia, è una cosa che mi sento di condividere. Anch’io credo che, a parità di condizioni, una donna possa conoscere il corpo delle donne, meglio di un uomo.

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  14. Suona distorto anche a me. In genere suonano distorti declinati al femminile i nomi delle professioni più prestigiose e importanti, mentre non suonano tali i nomi delle professioni più umili. Credo significhi qualcosa.

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  15. Mah, è un vecchio dibattito, caro Lizzi, anche questo ormai logoro. Semmai suonano “strani” o “distorti” i nomi delle professioni meno frequentate dalle donne, che poi questi possano coincidere con quelle “prestigiose” (termine che non mi piace) non significa che il “fastidio” sia di origine ideologico-sessista.

    Basterebbe citare il “ginecologa” di cui sopra e centinaia di altri “femminili” in uso da decenni. Ogni tanto qualcuno comincia a rovistare nella lingua italiana alla ricerca di prove inconfutabili di sessismo, e allora si tirano fuori alcuni esempi che sembrano sostenere quello che ribadisci pure tu: ad es. Ingegnera vs Ingegnere laddove Infermiera vs Infermiere esce vincente da sempre. Questione di numeri.

    Beate quelle professioni che terminano in A e dove l’articolo fa il resto. Tu pensa quante chiacchiere in meno… 🙂

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  16. Lo nega il fatto che se un arabo o un maghrebino rifiuta di farsi visitare da una donna o soltanto chiede di poter essere visitato da un uomo, si dia per scontato che agisca così in conseguenza della sua cultura religiosa, scartando la prima ipotesi, la più ovvia e più semplice per ogni essere umano di sesso maschile: che provi imbarazzo.

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  17. E’ normale che una società storicamente patriarcale esprima la sua cultura anche nel linguaggio. E che il linguaggio agisca da rinforzo e trasmissione di quella cultura. Basti citare il maschile universale e il femminile particolare. E’ la scoperta dell’acqua calda. Il dibattito è logoro, perchè i maschilisti nella sfera pubblica sono come tanti maschi nella sfera privata: negano anche l’evidenza.
    La distorsione del nome può riguardare pure professioni prevalentemente occupate dalle donne (ma solo di recente) come le insegnanti delle scuole medie superiori. Professoressa invece di professora. Dove il suffisso -essa indicava in origine la moglie del professore.

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  18. certo possono essere pudichi anche i maschi musulmani, poi che nei paesi a maggioranza musulmana e di cultura prevalentemente islamica la fede religiosa abbia un importanza maggiore nella vita privata dei cittadini rispetto a quanto non ce l’abbia in Norvegia..mi pare un dato difficilmente smentibile

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  19. Lo vedo come un effetto.
    In una società più religiosa si useranno giustificazioni più religiose, in una società più laica si useranno giustificazioni più “scientifiche”. Ad esempio, che un uomo non possa veramente conoscere bene il corpo di una donna e viceversa.
    Ma quel che viene giustificato è sempre la stessa cosa: il pudore.

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  20. Ma devi dimostrare che si dice “professoressa” per sminuirne il valore della finale “a” di “professora”, se vuoi insistere con la tesi sessista della lingua. Quel che cerco di dire è che si usa il suffisso “essa” perché ci hanno abituato a questa sonorità più “eufonica” sulla base di regole, nelle quali non mi addentro perché non sono un linguista.

    Dimostrazione è che “avvocatessa” non piace quasi a nessuno, al punto che moltissime donne ancora oggi scelgono il maschile “avvocato”! Qua, concordo, il discorso cambia, si tratta cioè di un retaggio sessista che porta le stesse donne a non voler usare il femminile “avvocata”.

    Ma non convince la tesi (a mio giudizio paranoico-femminista) che dicendo e scrivendo “dottoressa” – invece che “dottora” o “dottrice” – io sia sessista (lol) o, in qualche maniera, contribuisca ad alimentare il sessismo della lingua italiana.

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  21. Boh la società laica dice che se una donna studia andrologia e si laurea è abilitata ad occuparsi delle malattie e delle disfunzioni connesse ai genitali maschili anche se personalmente non li ha e non c’è motivo scientifico per non andarci..se tu uomo non ci vuoi andare per una questione di pudore, la cosa attiene più il tuo carattere, la tua interiorità che la scienza..forse volevi dire che in una società più laica si ricorre a spiegazioni più razionali o razionalizzanti bè forse sì ma a occhio e croce è meglio di “non lo faccio perchè Bibbia/Corano dicono di non farlo”

    Tim Minchin – The Good Book (Live) SUB ITA

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  22. «Professoressa» anziché «professora» dimostra che la nominazione femminile di quella professione, invece di esprimersi con una declinazione immediata, si esprime con una declinazione mediata dal suffisso, derivandola dal nome della moglie del professore. Dato che il linguaggio è cultura, vuol dire qualcosa. Dice della difficoltà di accettare le donne in quella professione o del considerarle di competenza pari ai loro colleghi uomini. Lo stesso per dottoressa, avvocatessa, etc. Le avvocatesse preferiscono avvocato, perchè pensano che la nominazione maschile conferisca maggiore autorità. Data la femminilizzazione della scuola, probabilmente le professoresse non avvertono questo problema.
    Queste tesi non ti convincono, ti sembrano «paranoiche-femministe», perchè le intendi in modo troppo deterministico. Si parla di espressione culturale, non del fatto che a tavolino un comitato di persone decide di imporre una data lingua, che viene usata solo da chi aderisce ad una data ideologia a scopo politico. Anch’io per lo più continuo ad esprimermi, perchè credo di privilegiare l’assonanza, la leggibilità, l’ho fatto anche nel titolo di questo post, scrivendo «donne medico» invece di usare la definizione che ritengo più corretta: «mediche». Nello stesso tempo, riconosco il senso di questo linguaggio.

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  23. Lizzi per favore: sai bene che se io e te pretendessimo di essere curati da medici uomini in una struttura pubblica in cui in quel momento ci sono solo medici donna disponibili, giustamente ci direbbero di non rompere le palle e andare in un altro ospedale, col cavolo che chiamerebbero dei medici in pensione apposta per i nostri pudori da educande, e avrebbero ragione..ma guarda caso è sufficiente dire che la tua religione/cultura/tradizione dice così e cosà e anche le richieste più assurde vengono esaudite.
    appena pronunci la parolina magica “religione” tutto diventa accettabile e degno di rispetto, e chi ti critica è un “laicista intollerante” e se appartieni ad una cultura diversa puoi sempre dargli del razzista e farlo sentire in colpa solo perchè per lui non è un problema mostrare il pisellino ad una che di lavoro cura i problemi dei pisellini

    Tim Minchin – Thank You God – Legendado

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  24. Paolo, sono stato visitato più volte da urologhe nella struttura pubblica: mi hanno sempre chiesto se ero disponibile a farmi visitare. Non è dovuto, non penso sia dovuto. Ma a me è successo così.

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  25. perchè sono gentili. Ma se tu avessi insistito a dire che volevi l’urologo uomo quando erano disponibili solo donne ti avrebbero detto gentilmente o meno di ripassare un’altra volta..io dubito molto che avrebbero richiamato un urologo in pensione solo per l’esigentissimo signor Lizzi a meno che il signor Lizzi non appartenga ad una qualche religione molto prescrittiva allora le sue pretese diventerebbero legittime convinzioni culturali-religiose che il servizio pubblico deve soddisfare.

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  26. ma scusate tanto: e se volessi un dietologo magro o normopeso perchè un dietologo obeso non mi ispira fiducia, è una legittima richiesta o sto discriminando gli obesi? e se volessi accertarmi che il mio medico non è un fumatore perchè io un medico che fuma non lo voglio è legittimo o no?

    solo per capire dato che in questi casi non potrei appellarmi nè al pudore nè alla religione. Potrei fare queste richieste al servizio sanitario PUBBLICO? Perchè il punto è questo: è ovvio che nel settore privato scelgo il medico che pare a me con i criteri che pare a me e se non mi piace vado da un altro

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  27. e chi ti dice che alla USL 16 abbiano fatto crociate? Mi chiedo se avrebbero soddisfatto una richiesta che non avesse avuto giustificazioni di tipo etico-religioso. la mia impressione è che la religione è una specie di pass-partout per ottenere cose che senza la religione sarebbero viste come richieste eccessive

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  28. Una lingua non si decide a tavolino, si modifica “naturalmente” nel tempo. E proprio perché riconosciamo il senso di un linguaggio, anche storicamente, dovremmo evitare fanatismi e integralismi che proliferano nella paranoia sessista crescente oggi così splendidamente alimentata dai media.

    In ultima analisi se “le donne” credono che “avvocato” conferisca più autorità di “avvocata” significa solo una cosa: molte donne hanno un problema con la loro identità culturale/femminile. Ed io, francamente, mi sono rotto il cazzo di sentirmi dire (intendo indirettamente attraverso i soliti proclami neo-fem) che dovrei farmi carico di queste problematiche. Stesso discorso per la scuola e l’educazione sessista degli italiani: un paese scolasticamente in mano alle donne. Che altro aggiungere se non le scuse per il tono. Ciao!

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  29. Quando la realtà si modifica – per esempio con l’ingresso delle donne nella sfera pubblica – il linguaggio si adatta e nell’adattamento può esserci anche riflessione sul linguaggio. La riflessione a sua volta riflette i contrasti. C’è chi vuole cambiare, chi vuole conservare. Qualcuno sarà fanatico, in un senso o nell’altro, ma in generale la questione mi sembra abbastanza tranquilla.
    Quando ho preso coscienza del significato, dell’origine di certe parole ho smesso di percepirle naturali o di percepirne altre innaturali. Da molti anni, mi è naturale dire “nero” e mi è ostico sentire “negro”.
    Che esista una qualche misura di collusione femminile, non esonera gli uomini dal farsi carico di un sistema e di una cultura nell’ambito della quale essi sono dei privilegiati. Troppo comodo dar la colpa alla mamma, alla maestra, alla professoressa. E alle avvocate che vogliono farsi chiamare avvocato.

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  30. Credo che solo una persona superficiale si possa affidare ad un medico donna,puntando solo sulle capacità empatiche della stessa. Se si prendono in considerazione gentilezza e sorrisi,si da per scontato che le capacità mediche del medico uomo o donna siano identiche . Anche perché uno dal dottore ci va per questioni serie. E credo che.chiunque preferisce un volto serio e una cura seria,piuttosto che un sorriso e una diagnosi errata. Sia chiaro che non sto dicendo che chi è più gentile sia meno capace,ma nemmeno al contrario. Cmq,scendendo sul personale,io mi trovo bene sia con medici uomini. che con medici donne. Mia moglie invece crede che i ginecologi maschi siano più delicati e comprensive delle donne. Ma quello credo che dipenda dal proprio vissuto.

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  31. Il sondaggio a cui mi riferivo riguardava i medici generici. Poco più di un quarto degli utenti preferiva le donne. Tra gli utenti maschi che esprimevano questa preferenza le motivazioni erano esclusivamente relazionali. Tra le utenti donne solo un decimo aveva come motivazione la miglior competenza.

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