Profughi siriani in GiordaniaQuando discuto punti di vista a mio avviso xenofobi e islamofobi, cioè orientati soprattutto dalla paura per il diverso, in particolare per i rom e per i musulmani, tornano spesso le stesse incomprensioni. Provo a citarne alcune in ordine sparso, sintetizzate nel modo in cui le capisco.

Consideri la diversità culturale un’attenuante quando comportamenti illegali o sbagliati sono commessi da stranieri.
Questo atteggiamento esiste. Lo si ritrova persino in alcune sentenze giudiziarie di assoluzione o di attenuazione della pena. Ricordo un rom accusato di furto giustificato dal giudice per la sua cultura rom. Un egiziano accusato di violenza giustificato per la cultura del suo paese. Un sardo sotto processo in Germania per violenza sessuale, giustificato per la sua cultura originaria. Un razzismo alla rovescia, un razzismo benevolo, che deresponsabilizza l’individuo in nome della sua cultura di appartenenza. Opposto e speculare al razzismo più ostile che invece criminalizza anche gli individui che nulla hanno fatto di male, solo per via della loro appartenenza. Non considero l’appartenenza ad una religione o ad un paese, nè una causa, nè un’aggravante, nè un’attenuante. E neanche un motivo di sospetto. Ogni individuo che commette un reato, che commette torti, abusi, violenze, va giudicato senza fare sconti a lui e senza criminalizzare i suoi simili. La responsabilità è degli individui o delle organizzazioni, non delle culture, delle religioni, delle etnie, dei sessi.

Quando c’è di mezzo uno straniero, ti preoccupi del razzismo e lasci sullo sfondo il giudizio di condanna su quel che lo straniero ha commesso.
Spesso i fatti attribuiti agli stranieri sono congetture, il giudizio sullo straniero un pregiudizio. E’ evidente la necessità di esprimere un chiaro giudizio di condanna nei confronti di chi sequestra bambini. Ma troppe volte abbiamo letto notizie false su rom che sequestrano bambini. Così, quando leggo questa notizia, non mi precipito a condannare il fatto, voglio vederci chiaro. Adesso vanno per la maggiore i musulmani avversi alle donne, con relative accuse di cedimento alla marciante islamizzazione della nostra società. Qualche esempio. A Crema un marocchino vince la maratona, ma da vincitore si rifiuta di farsi fotografare vicino a donne. La sindaca lo accontenta e si fa da parte. La notizia è una bufala: il vincitore ha chiesto con garbo di non essere fotografato con ragazze immagine, per non farsi vedere dai suoi familiari, ma si è fatto fotografare con la sindaca. In un albergo, un facchino egiziano rifiuta di prendere ordini da una donna, occorre un intermediario maschio. La notizia è smentita dalla direzione dell’albergo e dalla rappresentanze sindacali. Necrofilia legalizzata in Egitto. Si tratta solo della proposta di legge di un parlamentare fanatico, ma è spacciata dai media italiani come legge approvata dal parlamento egiziano. Molto dubbia è la vicenda dei profughi di Padova indisponibili ad essere visitati da mediche. Altri casi riguardano omicidi e femminicidi italiani i quali hanno provato a farla franca accusando presunti aggressori albanesi o romeni. Specie quando si parla di soggetti facilmente vittima di pregiudizi e proiezioni, prima di condannare è opportuno accertare.

Vuoi ammettere comportamenti illegali e sbagliati, per rispetto verso altre culture.
Per me, rispettare le altre culture significa soltanto ammettere che persone straniere possano continuare a professare i propri culti religiosi, parlare la propria lingua, mantenere i propri costumi, per esempio nel modo di vestire, di fare festa, di mangiare. Non significa in alcun modo concedere la licenza di violare, nell’ambito del proprio gruppo o all’esterno di esso, i diritti individuali di qualcuno. Per esempio, ammettere l’infibulazione non è rispettare una cultura, è ammettere un crimine. Ed è razzista (benevolo od ostile) identificare culture e crimini. Se ho da accusare qualcuno di qualcosa, lo accuserò perchè è un violento, un ladro, un misogino, non perchè è un musulmano, un migrante o un rom.

Vuoi fare compromessi sulla parità di diritti o su altri principi costituzionali per convivere con altre culture.
Questi principi non sono negoziabili, perchè hanno valore universale. Non sono i “nostri valori“, appartengono a tutta l’umanità. Quello che è inaccettabile è voler vedere una incompatibilità tra i “nostri” principi e le altre culture. Il voler vedere, rispetto a questi principi, la nostra cultura omogenea e integrata e le altre culture altrettanto omogenee, ma avverse. Le culture sono plurali e conflittuali. Tali principi sono trasversali a tutte le culture, così come l’opposizione ad essi. E tutte le sfumature di mezzo. Se combatto per la parità, avrò come controparte tanto i musulmani integralisti, quanto i cattolici integralisti, quanto la Lega, che candida i mascolinisti o che vuole sfruttare la prostituzione attraverso il fisco. E potrò invece ritrovarmi dalla stessa parte di laici, liberali e femministe di fede islamica. I principi sono compromessi dal tribalismo delle guerre di civiltà. Stravedere ospiti pericolosi e desiderare di essere, nei loro confronti, severi padroni di casa, dovrebbe c’entrare ben poco con i nostri principi.

Vuoi ignorare che gli stranieri provenienti da alcuni paesi sono molto più condizionati di noi dalla religione.
Ovvero se si mettono all’indice arabi e maghrebini perchè inferiorizzano le donne per motivi religiosi, forse non sempre è certo, ma tante volte ci si azzecca. E’ la premessa di un procedimento induttivo e le induzioni possono essere sbagliate. Ma soprattutto non è determinante. Quel che cambia da un paese all’altro non è tanto il modo di comportarsi, quanto il modo di giustificare, razionalizzare i comportamenti. C’è chi si appella alla religione, chi alla scienza, chi alla storia, chi alla natura. Lo facciamo noi stessi nel rappresentarci fatti analoghi a seconda siano commessi da stranieri o da italiani. Lo mostra bene un articolo di Enrica su NarrAzioni Differenti. La violenza commessa da stranieri è cultura. Quella commessa da italiani è raptus.

Ignori il fallimento del multiculturalismo.
Sono contrario all’assimilazionismo, al fatto che gli orientali diventino occidentali, i meridionali settentrionali, i musulmani cristiani, gli stranieri italiani, etc. Riconosco le differenze, ma non sono per preservarle e cristallizzarle. Perciò, sono anche contrario al multiculturalismo, alla convivenza di comunità separate nello stesso paese, conservando e tramandando ciascuna i propri tratti culturali. Sono per aprire le porte ai migranti e poi per mescolarci e ibridarci.