Bergamo, il presepe «vietato»

presepeAlcuni giornali raccontano che un professore vuole fare il presepe in una scuola di Bergamo, l’Istituto Edmondo De Amicis, nel quartiere Celatina. Il preside lo vieta, perchè il 30 per cento degli alunni è di origine straniera, con una religione diversa, e il presepe può essere divisivo e discriminatorio. Alcuni genitori protestano perchè il presepe rappresenta la nostra cultura e gli stranieri devono conoscerla. Il preside, con un comunicato stampa, nega di aver vietato alcunché, ma ribadisce le ragioni per cui giudica l’iniziativa sbagliata. Lettori e commentatori si dividono tra chi sostiene il divieto per un principio di laicità e rispetto delle differenze e chi appoggia la protesta, perchè è assurdo mettere da parte la nostra cultura per un principio di politically correct. Da questo lato le posizioni variano tra chi sostiene che il presepe non offende nessuno e chi sostiene che siamo a casa nostra, se agli stranieri non piace la nostra cultura possono tornarsene a casa loro.

In linea di principio, il preside ha ragione. La scuola è una istituzione pubblica, laica e plurale. A scuola una particolare simbologia religiosa non dovrebbe fare da cappello a tutti, relativizzando ogni altra differenza. Un punto di vista che, preso alla lettera, mette in discussione anche il crocefisso appeso alle pareti – che il preside dice di non voler toccare per non farne una questione di stato – l’ora di religione e, come dicono alcuni, persino il fatto che la scuola si fermi per le festività natalizie. I cattolici obiettano che la loro simbologia, la loro stessa religione, non è solo un credo di parte, è anche cultura, patrimonio di tutti. I laici vedono il nostro patrimonio culturale composto da più contributi, sia filosofici, sia religiosi. Lo stesso islam ha avuto un ruolo nella formazione e riproduzione della nostra cultura. Inoltre, spesso, gli alunni di origine straniera, non sono propriamente immigrati, sono figli di immigrati, sono persone nate e cresciute in Italia o trasferitisi in Italia molto piccoli. Sono stranieri e italiani e la scuola italiana deve accogliere anche la loro formazione culturale.

In linea di fatto, la questione andrebbe affrontata e risolta con il buon senso, in modo da evitare che qualsiasi decisione sia vissuta da una parte o dall’altra come un torto subito, secondo quanto di solito accade nelle dispute sul crocifisso. Comunque la si pensi sul modo migliore di festeggiare e celebrare una ricorrenza, se la si pensa unitaria la si pensa senza inscenare contrapposizioni. Molti anni fa, la popolazione scolastica era forse più omogenea, ma c’erano comunque alunni esonerati dall’ora di religione, atei, valdesi, testimoni di Geova. Più di un insegnante provava a tenerne conto o almeno faceva finta. Ricordo, in prima elementare la maestra ci chiese se volevamo fare il presepe o l’albero di Natale. Lei però dichiarò di preferire il presepe e la maggioranza, forse l’unanimità votò a favore del presepe. In seconda elementare, un’altra maestra fece la stessa consultazione, dichiarando però di preferire l’albero, anche perchè c’ero io che ero di educazione atea. La maggioranza votò a favore dell’albero. In terza elementare, maestra ancora diversa, molto cattolica, non fece nulla. Così in quarta e così in quinta. Lo stesso nelle scuole medie inferiori. Non ricordo presepi in nessuna classe. La scuola di Bergamo è un istituto comprensivo (dalle secondarie alle medie inferiori).

Se in quella scuola, il presepe è consuetudine, tradizione, anzichè vietarlo o combatterlo, può essere più opportuno puntare sugli aspetti conciliabili, nel modo di comporlo e di presentarlo. L’Islam riconosce e venera Maria e Gesù come suoi profeti. Tra gli alunni di origini straniere vi potranno anche essere dei cristiani. Il presepe, che si è diffuso nell’est europeo, in Africa e in America Latina può  essere integrato con elementi tradizionali dei loro paesi.

Se invece in quella scuola, il presepe non è consuetudine, ma proprio a fronte di una forte presenza di alunni di origine straniera, viene riscoperto per ristabilire una nostra presunta identità culturale, che metta in chiaro chi sono i padroni di casa e chi sono gli ospiti, allora il preside ha molte ragioni anche sul piano pratico. L’iniziativa del professore è pensata per dividere. La scelta può essere lasciata alle singole classi – forse rientra nella libertà di insegnamento – ma può essere evitata come iniziativa centrale di tutto l’istituto.

Sul caso si inserisce il solito Matteo Salvini. Repubblica.it edizione di Milano improvvisa un sondaggio. Alle 23 circa, su cinquemila votanti, tre quarti si dichiarano in disaccordo con il preside. Ha poco senso e fa molto danno intendere la religione come elemento di discordia nella scuola tra autoctoni e stranieri. Spesso gli stranieri hanno una religiosità superiore alla nostra. Invece nella scuola italiana, da sempre la religione, è motivo di divisione tra italiani, secondo la nostra cultura e tradizione che ci vede divisi in guelfi e ghibellini.

Riferimenti
Vietato il presepe a scuola. Scoppia la protesta – Corriere della Sera 5.12.2014
Bergamo, preside vieta il presepe: “E’ discriminazione”. E i genitori protestano – Repubblica 5.12.2014
Comunicato stampa del preside dell’Istituto De Amicis di Bergamo inviato al Corriere della Sera

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