Prima donne e bambini?

hms birkenheadNel naufragio del traghetto Norman Atlantic, andato in fiamme nell’Adriatico, gli uomini hanno cercato di salvarsi prima delle donne, fino a picchiarle, secondo la testimonianza del soprano Dimitra Theodossiou. Al caso ha dato particolare rilievo il Corriere della Sera: Botte su ponte per salire su elicottero «Gli uomini picchiavano le donne».

Nei commenti all’articolo, qualcuno razionalizza a favore della priorità per donne e bambini: i bambini sono il futuro ed hanno bisogno delle loro madri. Qualcun altro razionalizza a favore della priorità per gli uomini: gli uomini possono contribuire alla riproduzione anche da anziani. Per lo più prevale la comprensione per l’istinto di sopravvivenza.

Il modo di presentare la notizia apre la strada all’accusa di aver violato l’antica legge del mare, mai scritta ma sempre applicata nell’immaginario collettivo: «Prima le donne e i bambini». Il ricordo corre subito al più famoso dei precedenti storici: l’affondamento del Titanic. Gran parte delle donne e dei bambini furono tratti in salvo, mentre la maggior parte degli uomini morì. Tanto che i siti neomaschilisti, nelle loro home page, mettono spesso in bella evidenza un articolo sulla vicenda del Titanic, per dimostrare che gli uomini si sono sempre sacrificati per le donne, così come i poveri per i ricchi.

Sulla giustezza di quella presunta consuetudine marinara c’è da essere indecisi. Sul «prima i bambini», possiamo essere tutti d’accordo. Ma «prima le donne» perchè? Perchè sono le madri dei bambini. Perchè i soccorsi hanno bisogno di chiari criteri di precedenza, da poter essere applicati in modo rapido e condiviso e può sembrare naturale tutelare prima e meglio chi viene percepito come più debole. Perchè gli uomini spesso si sacrificano per ciò che dà senso alla loro vita e di cui si sentono proprietari: l’auto, la casa, la terra, i buoi, dunque anche le donne. Alcuni uomini, chiamati a scegliere tra la borsa e la vita, scelgono di dare la vita. A dare gli ordini è il capitano della nave, che è sempre un uomo.

Così, i motivi che vogliono salvere «prima le donne e i bambini» forse sono poco favorevoli alle donne, le collocano in una posizione di minorità, una posizione intermedia tra l’uomo e il bambino. In verità, a me, il principio piace. E’ un principio cavalleresco. Potrei non saperlo applicare trovandomi nella situazione. Certo, se ne fossi incapace, dopo avrei di me una cattiva immagine. Secondo un’amica, se penso così, allora in ballo c’è solo l’idea che ho di me, e la donna da salvare è soltanto un oggetto ad uso e consumo del mio narcisismo. In effetti, anch’io subisco il fascino della cavalleria marinara e delle sue leggende, che tanto gratifica la vanità maschile.

Stöwer-TitanicGli uomini del Titanic, sacrificati tre volte più delle donne, per le donne, hanno rappresentato a lungo un modello di comportamento maschile nelle situazioni di salvataggio. Un modello e un paradigma: gli uomini si comportano così. Nobili o vanagloriosi? O sprovveduti. Il Titanic era un gioiello di tecnologia ed era ritenuto inaffondabile. La collisione con l’iceberg fu poco avvertita dai passeggeri della prima e seconda classe  poiché le loro cabine erano al di sopra della linea di galleggiamento. Gli ufficiali fraintesero l’ordine del capitano: capirono «solo» invece che «prima», così condussero solo le donne e i bambini alle scialuppe, che vennero calate in acqua semivuote. I passeggeri prendevano il grave incidente poco sul serio: quelli con il salvagente venivano presi in giro, mentre altri esibivano blocchetti di ghiaccio come souvenir. L’orchestra addirittura cominciò a suonare nel salone di prima classe per poi sposatarsi all’ingresso dello scalone sul ponte lance. Vi era chi ballava valzer, chi giocava a carte. Una testimonianza riportata dal New York Times racconta: «Tutto avveniva in termini così formali che era difficile rendersi conto della situazione. Uomini e donne, in piedi, a gruppetti, conversavano. Era uno spettacolo irreale, sembrava un dramma recitato per divertimento. Gli uomini, dopo aver fatto accomodare una signora sulla lancia, dicevano “dopo di lei” e facevano un passo indietro. Molti fumavano, altri passeggiavano».

Se gli uomini del Titanic fossero stati più consapevoli, come avrebbero agito? Uno studio svedese pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas) dichiara il dato del Titanic essere non la regola, ma l’eccezione. Dall’analisi dei dati relativi a 16 disastri avvenuti in mare che abbracciano tre secoli, tra il 1852 e il 2011, nei quali sono rimaste coinvolte 15.000 persone di oltre 30 nazionalità, risulta che le donne sopravvissute furono solo la metà rispetto agli uomini. Peggio ancora per i bambini, i cui tassi di sopravvivenza furono i più bassi in assoluto. Il divario di genere nei tassi di sopravvivenza dei disastri in mare, sottolinea lo studio, è diminuito solo dalla prima guerra mondiale in poi, plausibilmente riflettendo il miglioramento della situazione sociale delle donne.

9 pensieri riguardo “Prima donne e bambini?”

  1. Anch’io sono contrario a chi sbraita di “genocidio di genere” riguardo al “prima le donne e i bambini”, ma dire che l’uomo che si sacrifica per una donna è uguale a chi sceglie la vita per salvare la sua borsa mi pare sbagliato, sono cose molto diverse eticamente

    Mi piace

  2. “Secondo un’amica, se penso così, allora in ballo c’è solo l’idea che ho di me, e la donna da salvare è soltanto un oggetto ad uso e consumo del mio narcisismo”

    vorrà dire che quando la tua amica avrà bisogno di aiuto tu le dirai “ma come? Vuoi forse essere un oggetto a uso e consumo del mio ego maschile? Non sia mai! Quindi arrangiati”
    Ragionando così si può sostenere che chi fa volontariato in fondo vede i poveri come un oggetto a uso e consumo del proprio ego, un mezzo per sentirsi più “buono”…e quindi?

    un uomo che aiuta una donna in difficoltà (a prescindere che si tratti di un’amica, dell’amata o di una estranea) non la sta considerando inferiore. E sentirsi in colpa perchè, potendolo, non abbiamo aiutato chi aveva bisogno di noi è legittimo.

    Mi piace

  3. Lei naturalmente approva che una persona nelle condizioni di salvarne un’altra la salvi. Ha definito narcisistiche le motivazioni di tipo cavalleresco, che presuppongono un uomo forte (soggetto) a tutela di una donna debole (oggetto).

    Mi piace

  4. A fronte di chi vanta il sacrificio degli uomini, addirittura come prova della subordinazione maschile, ho fatto un elenco di possibili e più probabili ragioni inverse, senza volergli attribuire valore assoluto. Esistono uomini che hanno una concezione proprietaria delle donne e la esprimono sia quando fanno loro del male, sia quando fanno loro del bene.

    Mi piace

  5. boh, sarà che sono un pragmatico ma per me contano gli atti più che le motivazioni. Insomma una cosa buona fatta magari per i motivi sbagliati è meglio di una cosa cattiva fatta magari con buone intenzioni. e ripeto: proteggere qualcuno non vuol dire ritenerlo inferiore..(e comunque le differenze fisiche tra unn uomo e una donna che non è esperta di arti marziali non si possono ignorare)

    Forse per la tua amica lui è un macho forcaiolo, per me è un grande:
    Ispettore Callaghan – Un bel caratterino

    Mi piace

  6. E’ una immagine del narcisismo maschile, tra le più folcloristiche.
    E’ probabile che molti maschi adulti tendenzialmente aggressori nella vita reale, poi al cinema si identifichino in quel modello di giustiziere.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...