prostitution
La prostituzione non è un servizio, ma una servitù. Oltre alle tante costrette a prostituirsi, molte sono ragazze che spesso hanno subito abusi e violenze da bambine. L’età media di ingresso nella prostituzione è 13 anni. I bordelli e i prostitutori clienti sono in genere disinteressati a distinguere tra libere e schiave, tra maggiorenni e minorenni. Così, se tra le une e le altre c’è distinzione, non c’è invece soluzione di continuità. Non c’è nemmeno nei paesi in cui la prostituzione è stata messa sotto il controllo della legge. Perciò, io sono contrario all’idea di ripristinare le case chiuse o di istituire quartieri o zone a luci rosse, come quelle in progetto al Comune di Roma o di altre città.

Il sesso è desiderio, ma non è un bisogno, nè un diritto, gli uomini non hanno il diritto di comprare le donne, se lo fanno non è per necessità, ma per volontà di esercitare dominio e potere, in ogni caso per passare sopra la relazione con un’altra persona, usando il denaro invece che la violenza diretta. Non c’è una sessualità sbagliata. Nel rapporto tra sesso e violenza, sbagliata è la violenza. Nel rapporto tra sesso e denaro, sbagliato è il denaro. Violenza e denaro sono espressioni e funzioni di un potere. La prostituzione non è un rapporto sessuale, è un rapporto di potere.

Se invece fossi interessato ad una prospettiva di legalizzazione, che vede la prostituzione essere un lavoro come un altro, una scelta di libertà, e le prostitute come lavoratrici a cui garantire servizi e diritti in quanto sex workers e non in quanto persone ed esseri umani, sarei ugualmente contrario alle zone rosse. Le servitù si aboliscono. I servizi non si occultano. Dato che si dichiara di non voler più far finta di non vedere le prostitute in strada, allora non bisogna escogitare un modo più efficace per nasconderle: case chiuse, zone rosse, in periferia o fuori città.

Pensare di aiutare e proteggere meglio una categoria di persone, confinandola in una zona della città, è una vecchia logica che sta all’origine del ghetto. Il comune ha la facoltà di istituire e offrire i servizi che meglio crede, ma non può mettere il filo spinato intorno ad una attività che vuol considerare lecita. Finché le prostitute esistono, al pari di altre lavoratrici e commercianti, devono poter operare ovunque. Anche in Via del Corso (RM), via Monte Napoleone (MI), Via Roma (TO).

Vedi anche:
Lo stigma della prostituta – 11.11.2014
Definire «cura» il sesso, per poterlo mercificare – 05.07.2013
L’istituzione delle zone a luci rosse: guerra alle prostitute – Maria Rossi 11.02.2015
Rosen Hicher: «La prostituzione è una forma di violenza» – Simona Sforza 7.02.2015
Rebecca Mont: «Qual è la tua scusa?» – Ricciocorno Schiattoso 13.02.2015
Against ‘Spilabotte’ law proposal and regulation of prostitution – Resistenza femminista 09.02.2015
Il blog Consumabili – Uno degli affari più lucrosi al mondo: l’industria globale del sesso