Antisessismo cortese

cavaliere-1Apro porte e portiere in base al principio di prossimità, cedo il passo per non essere investito, sistemo bagagli quando me lo chiedono, mi presto a pagare il conto perchè ho sempre e solo una o due banconote da 50 euro, ma accolgo subito il rifiuto di lei. Posso così vantare un comportamento neutrale e paritario. Tuttavia, ho una mia psicologia cavalleresca e mi piacerebbe essere educato e abilitato ai più cortesi comportamenti verso il gentil sesso. Le donne non sono deboli e bisognose, va bene, ma noi uomini siamo in media più alti, grossi e con una postura più invadente: si veda la campagna turca Uomo chiudi le gambe. Così nel muoversi tra gli altri e le altre, può avere senso da parte nostra mostrare un po’ di attenzione. A parte questo, la gentilezza bonificata dalle aspettative è soprattutto un piacere, non un dovere verso i più deboli. Per un uomo, fatte le dovute eccezioni, è più piacevole essere gentile con una donna, quale che sia la sua autonomia e indipendenza. E’ un piacere aprire la portiera ad una camionista, portare le borse ad una sollevatrice di pesi, sistemare i bagagli sul treno ad una giocatrice di pallacanestro. Ad essere proprio bravo, potrebbe risultare piacevole persino preparare la cena ad una cuoca.

Capisco che l’esercizio cortese possa risultare esercizio autoritario, ma in genere dispone alla reciprocità. Spesso ho ricevuto cortesie femminili. Anche nella posizione del bisognoso: aspetto esile, senza soldi, senza auto, senza orientamento. Non era nella mia psicologia, ma pazienza. Capisco anche l’analisi di Chiara Volpato sul sessismo benevolo, di recente richiamata da un articolo di Eleonora. Sono d’accordo. La galanteria e l’elogio delle donne meravigliose sono la carota del patriarcato, forme di paternalismo, che segnano status e gerarchie. Lo si vede là dove gli uomini concedono alle donne le stesse precedenze che i dirigenti concedono ai dipendenti, spesso in modo automatico e ben poco galante, come cedere il passo all’ingresso dell’ascensore, un luogo potenzialmente pericoloso; oppure là dove l’elogio del lavoro di cura svolto dalle donne rimane un discorso retorico, senza promuovere una diversa redistribuzione o una nuova ed effettiva valorizzazione di quel che si sta elogiando.

Il sessismo benevolo è più apprezzato dalle donne nei paesi dove più forte è il sessismo ostile. È buon senso, logica immediata del male minore. La riprova che l’ostilità gioca a vantaggio anche dei benevoli. Quel che temo però, nella critica al sessismo benevolo isolata da quella al sessismo ostile, è che ad essere fatta fuori sia solo la benevolenza, in nome di una malintesa parità. Ricordo un tale che aggredì una donna lesbica al ristorante, le tirò un pugno in piena faccia dopo averle detto: Ti comporti come un uomo ed io ti tratto da uomo. Molti uomini aggressivi e prevaricatori si nascondono dietro la neutralità e la parità, fino all’assurdo dell’offender che rivendica di non essere un difensore delle donne. L’ingresso delle donne nella sfera pubblica è inteso da molti come il fatto che adesso anche le donne salgono sul ring. Invece è (o dovrebbe essere) la fine del ring, il rivoluzionamento del campo e del gioco. Dove la gentilezza diventa la modalità di relazione, quella che fa da parametro.

8 pensieri riguardo “Antisessismo cortese”

  1. Sintetizzo brutalmente; dimostrare benevolenza verso tutti, uomini e donne, senza dimenticare che la benevolenza è uno sforzo attivo e gratuito che si offre agli altri. Sono d’accordo che deve essere una norma di relazione, ma non si può essere sempre benevoli. Una precisazione: lo spazio pubblico è ancora molto maschile, la donna è ai margini..e basta poco per buttarla fuori, (in Italia)

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  2. Non si può essere sempre benevoli con tutti, ma la benevolenza può essere il parametro di riferimento al posto di “Ti tratto come un uomo”.

    Aggiungo quanto poco fa ha scritto una mia amica:
    «L’attenzione, la cura delle relazioni è altro dal sessismo nel momento in cui io -donna o uomo – la pongo verso uomini e donne sia adult* bambin* anzian* e non é , secondo me, solo la mancanza di aspettative che la rende altro dal sessismo ma anche l’essere diretta dal solo desiderio di entrare in relazione con l’altr* ….»

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  3. Una ventina di anni fa una mia amica molto spiccia nei ragionamenti sintetizzava così la mancata diffusione della consapevolezza femminista: “invece di realizzare la femminilizzazione degli uomini, si è realizzata la maschilizzazione delle donne”. Lasciate stare che è detto male, si presta ad equivoci, e propone un altro tema. Volevo porre l’accento su quella “femminilizzazione degli uomini”, che era il suo modo di esprimere l’idea de “la gentilezza come modalità di relazione” etc.

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  4. Femminilizzarsi… L’uomo tende, per cultura ed educazione, al trogloditismo. Poi è vero che i testicoli devono prendere aria e non andrebbero schiacciati accavallando o tenendo chiuse le cosce; ma anche la vulva dovrebbe prendere aria: ricordo una ginecologa/sessuologa che consigliava alle sue pazienti di stare sedute con le gambe aperte, non in pubblico ovviamente. Questo è il punto, in pubblico, con gli altri, alcuni comportamento andrebbero limati, contenuti. Se sono in tram non faccio un rutto. A casa mia posso fare quel che mi pare, ma anche qui ci sono dei limiti al buon gusto e al trogloditismo più greve. Pisciare nella tazza del water schizzando da tutte le parti è tipico del maschio adulto. Ora, è possibile fare pipì stando seduti, esattamente come fa una donna, o come si fa quando oltre alla pipì facciamo anche il resto, prima o dopo: dubito infatti che un uomo si alzi per pisciare dopo aver appena defecato. Ecco, una volta una maestra di scuola materna disse che far abituare i bimbi maschi a sedersi sulla tavoletta (invece che abituarli a centrare il buco dall’alto) avrebbe leso la loro identità/virilità di futuri uomini. Detto spiccio: sarebbero diventati tutti gay.

    Per contro, ho notato pochissime donne libere di pisciare all’aperto, dico in un prato o in montagna, non per strada, anche se all’occorrenza, dietro l’auto è fattibilissimo. C’era un video mitico di qualche mese fa che mostrava donne in atteggiamenti disinibiti, un po’ rozzi, ma niente o pochissimo di veramente criticabile. Tra queste due strafighe una delle quali si accovacciava per far il suo bisogno, mi pare vicino a un marciapiede, tra due auto. La funzione del video era di dipingere una femminilità trogloditamente maschilizzata in modo che l’uomo, guardando, si sentisse di correggere il proprio comportamento, spesso, poco elegante. Una stronzata.

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  5. ci sono uomini gentili e donne gentili, e ci sono uomini e donne che gentili non sono, non è questione di maschiizzarsi o femminilizzarsi, finchè nessuno commette reati di violenza dov’è il problema?

    definire femminilizzato un uomo cortese e gentile e maschilizzata una donna aggressiva, o persino violenta e/o genericamente “stronza” mi lascia perplesso…

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  6. “L’ingresso delle donne nella sfera pubblica è inteso da molti come il fatto che adesso anche le donne salgono sul ring. Invece è (o dovrebbe essere) la fine del ring, il rivoluzionamento del campo e del gioco. Dove la gentilezza diventa la modalità di relazione, quella che fa da parametro”.

    CAZZATE.

    La gentilezza non appartiene all’uomo, né tantomeno alla donna. Potrei aggiungere che la gentilezza non appartiene alla natura in generale.
    Tutto ‘sto politically correct mi ha fatto salire la glicemia.

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  7. “Calamity John”
    Davvero grazie alle persone come te che cambia il mondo. :_:
    Viva la rozzezza insomma.

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