Che male c’è ad abbattere un monumento fascista?

obelisco foro italico 1La penso come questo partigiano: l’Italia andrebbe ripulita dai monumenti fascisti, compreso l’obelisco del Foro Italico con la scritta «Mussolini Dux». Ad imitazione delle opere egizie, l’obelisco fu ricavato da un blocco di marmo di Carrara ed eretto a Roma nel 1932, in onore di Benito Mussolini. Che vada demolito è la mia opinione, una cosa per cui potrei aderire ad una petizione, scrivere un post come sto facendo, e nulla più. Laura Boldrini, nel rispondere al partigiano, ha detto che quanto meno la scritta si potrebbe togliere. E’ la sua opinione, una piccola mossa di contenimento. Che ha scatenato un coro di invettive amplificate e incentivate da alcuni giornali per generare traffico sui social media o perchè in dissenso con la presidente della Camera. A cui sono attribuite volontà iconoclaste, propositi di cancellazione della storia, della memoria, ignoranza, e la si mette sullo stesso piano dell’Isis che distrugge opere d’arte. Sulla criniera della protesta si sono posate le dichiarazioni di vari esponenti politici, dal PD a Forza Nuova, e di qualche reduce delle risse televisive degli anni ’90, a tutela dell’arte e della memoria nazionale.

La memoria nazionale, però, è tutt’altro che condivisa. Nonostante la Costituzione, la società italiana è ancora oggi sia fascista, sia antifascista, con un’ampia zona grigia in mezzo. Allora si può ritenere che il conflitto sui simboli sia opportuno, perchè l’egemonia si fa anche con la toponomastica, come pensava Antonio Gramsci. Oppure si può ritenere che il conflitto sui simboli sia inopportuno, perchè divisivo, come deve aver pensato Matteo Orfini. Ma dire che l’Italia è ormai un paese antifascista e il fascismo solo parte della sua storia passata, per cui i monumenti eretti per celebrare il regime sono sempre e comunque da preservare, equivale a razionalizzare la realtà. Per evitare di cambiarla.

Le cose invece cambiano, come cambiano i modi di ricordare. Quando cadono i regimi insieme possono cadere i loro monumenti e i loro edifici. Nel 2003 fu abbattata in Iraq la gigantesca statua di Saddam Hussein, nel 1989 furono abbattute molte statue di Lenin e di Stalin. Fu abbattuto il Muro di Berlino. Eppure era tutta storia di quei paesi. Nessuno si permette di vedere in quei demolitori dei precursori dell’Isis. Nè di presumere che allora andasse fatta fuori tutta l’architettura e l’urbanistica di quei paesi. E’ ovvio che solo alcune opere hanno un diretto significato politico, volto a magnificare e glorificare. Se in Germania trovassimo un importante monumento che inneggia al Führer, ne rimarremo male impressionati. Possiamo ritenere in Italia di essere fuori tempo massimo a 70 anni dalla Liberazione. Ma il revisionismo e la diffusa intolleranza e violenza verbale in reazione alla risposta di Laura Boldrini ad un partigiano fanno pensare che siamo invece soltanto in ritardo. In ogni caso, il sentimento di un partigiano che prova disagio di fronte ad una monumentale celebrazione del duce, condiviso o meno, merita rispetto e considerazione. Se la sua proposta non piace, la si può lasciare cadere, non è necessario formare l’unità nazionale fino con la destra più estrema, in difesa di un esplicito simbolo del regime fascista e del culto della personalità del duce.

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