Rosy Bindi e la misoginia imperante a destra e a sinistra

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La misoginia ce l’aspettiamo dagli uomini di destra e ci «sorprende» negli uomini di sinistra. Tante volte, intellettuali, giornalisti, politici di area progressista messi di fronte ad una donna che delude le loro aspettative, che vogliono criticare, che considerano un’avversaria, si mostrano incapaci di trovare toni, parole e significati diversi da quelle dei loro colleghi conservatori e reazionari. Questo articolo di Franca Fortunato, pubblicato sul Quotidiano del sud, ne mostra un chiaro esempio nelle polemiche di scrittori e politici di sinistra contro Rosy Bindi, rea di aver applicato il codice etico della commissione antimafia e aver inserito il candidato PD Vincenzo De Luca nella lista degli imprensentabili.

Rosy Bindi, la misoginia e il sessismo imperanti
di Franca Fortunato
Il Quotidiano del Sud, 6 giugno 2015

Chi si era illuso che passato Berlusconi sarebbe passato anche il berlusconismo, con il suo sessismo e la sua misoginia, si deve ricredere. Lo dico alla luce di alcuni commenti, in particolare in Calabria, seguiti alla vicenda che riguarda Rosy Bindi e la Commissione nazionale antimafia. La vicenda è nota. La Bindi, non a titolo personale, ma a nome della Commissione che presiede, tra i candidati “impresentabili” – tutti uomini – ha “osato” inserire il nome del neoeletto presidente della Campania, Vincenzo De Luca. Al di là della polemica politica, che come sempre cerca di spostare il problema dalla causa all’effetto, come dimostra anche la denuncia di De Luca contro Bindi, quello che questa vicenda ha messo in luce è, ancora una volta, il sessismo e la misoginia maschile, elevati a dignità di “giudizio politico”.

Lo abbiamo visto fare anche nei confronti di Maria Carmela Lanzetta quando ha ritirato la sua disponibilità ad entrare nella Giunta regionale del Presidente Oliverio, dimettendosi da ministra. Allora, come adesso, c’è chi ha cercato di delegittimare e offendere in modo volgare non tanto la politica quanto la donna. Allora espressi la mia solidarietà a Maria Carmela, oggi lo faccio nei confronti di Rosy Bindi. Questo non vuol dire che le scelte politiche di una donna, se si ritiene siano sbagliate, non vadano criticate – anch’io l’ho fatto su questo giornale proprio nei confronti di Rosy Bindi quando nella sua venuta in Calabria ha chiesto spiegazioni a Maria Carmela per alcune affermazioni rilasciate in un’intervista al Corriere della Sera, convocandola a Roma. Non mi stancherò mai di dire, però, che una cosa è criticare, un’altra è insultare e, guarda caso – Berlusconi docet – quando si tratta di una donna lo si fa ridicolizzando il suo aspetto fisico. La volgarità e l’insulto non sono critica. C’è stato chi, come lo scrittore antimafia Mimmo Gangemi, per difendere l’“impresentabile” De Luca e l’eterna “identità” meridionale, sulla sua pagina facebook, nello stesso giorno in cui si votava, ha riesumato – o forse è meglio dire in continuità con Berlusconi – un linguaggio intriso di sessismo, volgarità e misoginia. «La Bindi? Una zitella che s’è presa d’acidità. Lei e parte della “Giustizia” stanno falsando tutto, realizzando una sorta di regime, alimentando il pregiudizio su certe aree d’Italia, ci coprono di arroganza, calpestano il principio fondamentale di presunzione di innocenza. Facile immaginare innumerevoli abusi d’ufficio di cui ci si macchia in Procura, già bastano le regolari fughe di notizie riservate, ci si macchia ovunque di questo reato, spesso per ignoranza. La Bindi, davvero, “più bella che democratica e coscienziosa”, la abbiamo eletta noi scemi di Calabria – non la voleva nessuno in Italia, gli scarti schifati da tutti li affibbiano sempre a noi, che ce lo teniamo questo scorfano. Il risultato? Ci sputa addosso di continuo il suo disprezzo e la sua vita sprecata e irrancidita, il suo rancoroso livore di zitella».

Credo di non dover fare alcun commento. Voglio solo ricordare il battibecco tra Berlusconi e Rosy Bindi nel corso della trasmissione Porta a Porta nel 2009, per dire come il sessismo e la misoginia – come la violenza maschile sulle donne – non hanno confini né geografici né politici, ma ci parlano solo della miseria simbolica maschile nel rapporto con una donna. La trasmissione di Vespa verteva sulla bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta. Berlusconi, che intervenne telefonicamente, era infuriato con il presidente Napolitano perché «aveva garantito con la sua firma che questa legge sarebbe stata approvata» e «data la sua notoria influenza sui giudici di sinistra, bastava che il capo dello Stato intervenisse […] sui componenti della Corte e ci sarebbe stato un voto favorevole». Al che Bindi, che era in studio, rispose: «Queste sono affermazioni gravissime». Spazientito, l’ex-cavaliere esplose in un «Sento parlare la signora Rosy Bindi. È sempre più bella che intelligente». «Presidente – gli rispose Bindi – io non sono una donna che a sua disposizione». Castelli, che era anche lui in studio, per non essere di meno, aggiunse: «Ma perché parli sempre, zitella petulante?».

Complimenti a tutti. Il post di Gangemi, dopo essere stato apprezzato dai molti che hanno cliccato Mi Piace, qualche giorno dopo l’autore lo ha rimosso per inserirne un altro con l’avvertimento di aver tolto gli “attacchi personali”. Attacchi personali? No, c’era molto di più in quel post. Chi l’ha scritto e chi ha cliccato Mi Piace dovrebbero solo vergognarsi e chiedere scusa alla Bindi e a tutte le donne della Calabria.

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