Umberto Eco, social media e giornalismo

Umberto Eco

Al termine del conferimento della Laurea Honoris Causa in Comunicazione e Culture dei Media dell’Università degli Studi di Torino, Umberto Eco ha conversato con i giornalisti. A proposito dei social media su Internet, ha detto che il fenomeno è positivo, perché permette alle persone di rimanere in contatto tra loro, e questo aiuta movimenti di protesta come in Cina e in Turchia. Forse con questi mezzi i campi di concentramento sarebbero stati impossibili, perché le notizie si sarebbero divulgate in tempo per impedirli. Ma c’è anche un fenomeno negativo: Internet dà la parola a legioni di imbecilli come ai premi nobel, in rete l’imbecille è portatore di verità. Bufale e fake si confondono tra notizie vere e autori autentici. Eco suggerisce alcuni rimedi: i giornali dedichino due pagine all’analisi critica dei siti, per insegnare a distinguere le fonti attendibili dai divulgatori di bufale; gli insegnanti nelle scuole educhino gli studenti al filtraggio, per esempio facendo fare ricerche che richiedano la messa a confronto di dieci siti. Dal confronto si mostrano le contraddizioni e si sviluppa il senso critico.

I giornali, per ora, invece di accogliere l’invito di Umberto Eco hanno rappresentato le sue parole come un discorso contro Internet, a favore di un ritorno ai media tradizionali con le loro selezioni elitarie. Sulla stessa falsa riga sono intervenuti molti animatori di blog e pagine Facebook, per dire che gli imbecilli ci sono dappertutto, anche su libri, giornali e TV, che pure gli imbecilli hanno diritto di parola, che tanti imbecilli rappresentano il fallimento degli intellettuali, che è un bene l’emersione dell’imbecillità, così può essere meglio controllata e combattuta. In nome della difesa di Internet, il suo aspetto negativo viene negato oppure dato per ovvio, con tutte le giuste soluzioni già suggerite dai paladini del web, ma non ascoltate dagli intellettuali nostalgici della carta stampata e del proprio esclusivo privilegio di poter pontificare.

Tuttavia l’aspetto negativo c’è e va oltre l’ordinaria constatazione, secondo la quale gli imbecilli esistono nella vita reale e quindi si manifestano pure nella vita virtuale. Propagatori di bufale, fake, troll, cyberbulli, divulgatori di pregiudizi e fobie sociali (gli imbecilli) in rete si riconoscono, fanno gruppo, si sentono maggioranza, si legittimano e si liberalizzano, tanto che spesso non si fanno remore a mostrarsi con la propria foto e il proprio nome e cognome, anche quando ricoprono importanti ruoli e incarichi pubblici, senza alcuna preoccupazione per la tutela della propria immagine, anzi investono tutto se stessi in una potenzialità sdoganante. Media e social media spesso li incoraggiano o li tollerano per generare traffico. Gli imbecilli disinibiscono l’imbecille interiore di molte persone intelligenti. Questo si vede bene proprio in questi giorni nella diffusa pretesa di trattare Umberto Eco come se fosse un imbecille.

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Il video integrale della conversazione di Umberto Eco con i giornalisti

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