Tim Hunt e le difficoltà con le donne

Marie Curie

La vicenda di Tim Hunt mi sembrava semplice da capire. Ha fatto delle battute sessiste: ha torto. Lo hanno fatto dimettere dalla sua cattedra: hanno ragione. Un antisemita, un razzista lo avrebbero dimesso. Ma, mi è stato spiegato, le razze non esistono, i sessi si. Se hai problemi a stare con un nero sei proprio stronzo, cosa può succederti con un nero? Invece a stare con una donna qualcosa può accaderti. Per esempio, quanto citato dal premio Nobel.

Io sono contro il separatismo maschile. Penso che lo stare tra uomini sia una cosa molto triste. E che la gioia dello stare tra donne e uomini valga la pena di ogni problema. Tuttavia, se problemi ci sono, perché tacerli? E’ vero, delle donne mi posso innamorare e loro (in teoria) possono innamorarsi di me. Posso provare vari livelli di infatuazione o semplice attrazione. Se e quando succede, mi viene naturale esprimerlo, lo sento liberatorio, ma così rischio che il mio comportamento risulti inopportuno o sia giudicato strumentale. Se lo tengo per me, come capita tante volte, mi posso sentire demoralizzato.
Anche confliggere con una donna è più complicato. Senza credere che lei si metta subito a piangere per una critica, è vero che la penso più vulnerabile rispetto a un uomo e che ciò mi porta ad una maggior cautela o a sentirmi in torto se cautele non ne uso. Viceversa, una disconferma femminile può essermi più pesante, perché dalle donne mi aspetto più sostegno o almeno l’effetto di quella particolare qualità femminile di cui parlava Virginia Woolf: «Per secoli le donne hanno avuto la funzione di quegli specchi dal potere magico e delizioso che riflettono la figura dell’uomo al doppio della sua grandezza naturale».
Le generalizzazioni sono sbagliate, ma non occorre che tutte le donne mi mettano in difficoltà, ne bastano poche. Anche una sola. Sono comunque difficoltà relative al rapporto tra i sessi, difficoltà che un uomo non mi causerebbe.

Se e come risolvere non lo so. Forse, tra i retaggi patriarcali di questo mondo, che non ha ancora costruito un nuovo ordine, una soluzione non c’è o forse la pretesa di una soluzione pratica e immediata è parte di questi retaggi, tipo i laboratori separati o il: «Siamo tutti uguali e stop!». Mi è stato spiegato che i neri hanno voluto l’integrazione, le donne no. Il femminismo ha posto prima, nell’800, il tema dell’uguaglianza, poi, nel ‘900, quello della differenza.
Nel dire, con intenzione sminuente, che le donne scienziate piangono c’è anche l’idea che piangere sia motivo di difetto e che il distacco emotivo sia un pregio, un segno di forza, un requisito di professionalità. L’idea di parità non mette necessariamente in discussione questi criteri di valore, può limitarsi ad integrare le donne nei valori maschili: anche le donne sanno essere come gli uomini e quello è il modo giusto, professionale, efficace, valido di essere. Chi dice invece che le donne non sanno essere come gli uomini è censurato, sanzionato, escluso.

Questo dipende da una visione antisessista ancora molto incentrata sull’uguaglianza e ancora poco sugli effettivi parametri di questa uguaglianza; e credo dipenda da come la realtà è o viene percepita: molte donne invece di piangere si sono arrabbiate per le parole di quello scienziato, perché c’è la paura di tornare indietro e la frustrazione di andare avanti troppo lentamente. In tanta parte del mondo il senso della differenza è ancora quello della gerarchia, della discriminazione o della semplice prevaricazione maschile. E allora, quando un uomo dice dei suoi problemi con le donne, è importante il modo in cui lo dice. Confliggere con le donne è più complicato.

Riferimenti:
Tim Hunt. Un premio Nobel dice i suoi problemi soggettivi e il femminismo della parità lo licenzia – Clara Jourdan, Libreria delle donne di Milano, 12 giugno 2015
A proposito di Tim Hunt e dei suoi “problemi soggettivi” – Liliana Rampello, Clara Jourdan, Libreria delle donne di Milano, 19 giugno 2015
Il maschilismo è un “problema soggettivo”? – Ricciocorno Schiattoso, 15 giugno 2015
Nobel Scientist Tim Hunt Sparks a #Distractinglysexy Campaign

3 pensieri riguardo “Tim Hunt e le difficoltà con le donne”

  1. “Se hai problemi a stare con un nero sei proprio stronzo, cosa può succederti con un nero? Invece a stare con una donna qualcosa può accaderti. Per esempio, quanto citato dal premio Nobel.”
    Peccato che se sei gay, e maschio, non può succederti di innamorarti di una collega. Invece può succederti di innamorarti di un collega. E allora dove sta il problema? Nel cromosoma y? O nel cromosoma X?

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  2. Il problema fra i sessi è mal posto, così come descritto da Tim Hunt. L’amore non c’entra niente, e neanche le lacrime. E’ il sessismo, la radice del problema. E’ l’identificare la donna, tutte le donne, come la controparte in una relazione sentimentale-sessuale, ed associarle una serie di caratteristiche comportamentali – come l’emotività – come se entrambe le cose avessero un legame con il suo apparato riproduttivo.

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  3. Inoltre: “Nel dire, con intenzione sminuente, che le donne scienziate piangono c’è anche l’idea che piangere sia motivo di difetto e che il distacco emotivo sia un pregio, un segno di forza, un requisito di professionalità”, non è corretto. Tim Hunt ha contestualizzato il piangere, nel suo commento: “and when you criticise them, they cry”. Non parla del piangere in generale, ma dell’incapacità – tutta femminile, a suo dire – di non essere in grado di razionalizzare una critica e coglierne la componente costruttiva.

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