Di fronte all’offensiva dell’Isis

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L’offensiva dell’Isis mi suscita sentimenti diversi e contrastanti. A iniziare dalla sorpresa. Ero convinto che lo jihadismo in Iraq fosse finito con la morte di Al Zarqawi nel 2006, il capo di Al Quaeda in Iraq, e con l’efficace operato del generale Usa David Petraeus. Quando ad agosto 2014 si diffuse la notizia della decapitazione del giornalista americano James Foley, nell’immediato pensai fosse una notizia di repertorio.
Era pure desiderabile lo fosse, perchè mi fece orrore il modo sadico in cui quell’uomo venne ucciso. E il motivo: per la sua nazionalità e soprattutto per realizzare uno spot da divulgare in mondovisione attraverso Internet. Mi sono sentito colpevole a seguire le notizie, perchè partecipavo all’effetto pubblicitario. Al tempo stesso ho trovato paradossale e persino ammirevole il fatto che un gruppo fosse capace di diffondere il terrore solo con l’esibizione sul web di un coltello, più e meglio di quanto sapessero fare i droni bombardieri di una superpotenza.
Al pensiero della superpotenza mi si presenta un sentimento di meschina soddisfazione. L’Isis sembra essere la miglior prova che gli Usa in Medio Oriente hanno fallito. L’affermazione di Bush secondo cui il mondo è un luogo più sicuro senza Saddam Hussein, oggi è ridicola. L’avanzata dell’Isis in Libia fa giustizia anche dell’ultima guerra contro Gheddafi.
Ma nell’immediato il fallimento della guerra, porta solo al riprodursi della stessa logica di guerra, anche se affidata più alla guerra per procura, foraggiando nemici rivali, come lo stesso Isis veniva foraggiato contro Assad. Così, sento la preoccupazione molto forte che l’Occidente non abbia una buona politica di ricambio nei confronti del Medio Oriente, mentre sul suo fronte interno si rafforza l’ostilità verso gli immigrati di fede musulmana.
E l’inadeguatezza occidentale apre le porte al mio ultimo timore: che il legittimo sogno di riscatto dei popoli mediorientali finisca per realizzarsi in una violenza barbara e in una ideologia fanatica e misogina.
(26 febbraio 2015)

Riferimenti:
Gilles Kepel: «Europei contro musulmani, questo per l’Is è l’unico obiettivo»
Ian Bremmer: «Con quattro Stati in crisi il proselitismo dilaga. La Ue e i governi sunniti non stanno facendo nulla»

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