In Grecia voterei no

tsipras-varoufakis

Fossi greco voterei no al referendum sulle misure della troika. Fossi gravato dai debiti, mi impegnerei a ripagarli solo se i sacrifici mi dessero la prospettiva di una sopravvivenza dignitosa; se prevedessi invece di rimanere senza casa e senza mangiare, non pagherei un soldo. E’ questa la situazione della Grecia. Fossi creditore di debitori poveri, vorrei riavere almeno una parte dei miei soldi e non punterei sulla loro punizione, senza che a me rientrasse nulla. E’ la situazione della troika (Ue, Bce, Fmi).

Qualcuno ritiene che pagare i debiti è comunque un imperativo morale. Non è detto lo sia sempre, se tanta parte del debito è gravata dagli interessi sul debito; se i soldi sono necessari ai debitori e superflui per i creditori; se il rapporto tra debitori e creditori è la forma del rapporto tra poveri e ricchi e il pagamento del debito funziona come una redistribuzione della ricchezza alla rovescia, se il pagamento del debito significa la rovina del debitore. Dopo la seconda guerra mondiale, per evitare la rovina dei tedeschi sconfitti e anzi favorire la loro rinascita i debiti di guerra furono condonati. Oggi la Germania, principale creditrice della Grecia, è il paese più ricco e potente d’Europa anche in virtù di quella scelta.

La Grecia non ha perso una guerra militare, ma la sua condizione economica e sociale è paragonabile a quella di un dopoguerra e il confronto finanziario tra la UE e la Grecia sembra una forma più civile dell’uso della forza militare per stabilire un rapporto di conquista e di dominio. La Grecia è stata governata per molti anni dai conservatori di Nuova democrazia e dai socialisti del Pasok, in alternanza tra loro e anche in coalizione. Sono i due partiti preferiti dalla troika. Al governo hanno praticato clientelismo e corruzione; hanno usufruito di una forte crescita economica negli anni duemila, della fiducia dei mercati e di prestiti a basso tasso di interesse. Poi nel 2009, è venuta la crisi del debito sovrano, la denuncia dei conti truccati per rispettare i parametri finanziari dei trattati europei. La fiducia degli investitori è caduta, i prestiti hanno richiesto tassi di interesse molto più elevati. Tra il 2010 e il 2012, l’Unione europea ha predisposto aiuti e piani di salvataggio in cambio di tagli su pensioni, pubblico impiego, stato sociale, per garantirsi il rientro dei debiti. Queste risorse però non sono andate a vantaggio della Grecia, ma delle banche creditrici, in particolare tedesche e francesi. Il PIL greco è crollato del 25%, insieme con il potere d’acquisto dei salari, la disoccupazione giovanile è salita al 60%. Dopo cinque anni di austerità e recessione, i greci hanno voltato le spalle ai due partiti tradizionali ed hanno eletto al governo una coalizione di sinistra (Syriza) guidata da Alexis Tsipras, con un programma che vuole mantenere la Grecia nell’euro e rinegoziare il debito, cioè ottenere una sua riduzione o un allungamento dei tempi di pagamento. Durante cinque mesi di negoziato, la troika ha riproposto i suoi piani di austerità, sui quali il governo di Syriza ha deciso di promuovere il referendum.

greece

Approvando il nuovo piano di austerità, Tsipras avrebbe tradito una parte del suo mandato di governo, quello che punta alla rinegoziazione del debito. Rifiutando il piano di austerità, Tsipras rischia di tradire l’altra parte del suo mandato di governo, quello che punta a mantenere la Grecia nell’euro. E’ probabile che la troika abbia voluto mettere Tsipras con le spalle al muro, per provocarne la caduta e riavere al governo i più flessibili interlocutori tradizionali. Per aver convocato il referendum, Tsipras è accusato di essere un irresponsabile, un Ponzio Pilato. Tuttavia, il referendum su trattati e altri accordi rilevanti europei è previsto dal programma di Syriza (punto 27); Tsipras ha preso posizione per il no e ha dichiarato di non essere un uomo per tutte le stagioni in caso di vittoria del si, che i sondaggi finora conosciuti danno in vantaggio. Inoltre, il referendum incide sul principale punto debole di tutta l’architettura europea da Maastricht in poi: la legittimità democratica. Il Sole24Ore ha scritto che il referendum non funziona perchè: i tempi della democrazia non sono i tempi della finanza.

Questo però è appunto il tema: cosa deve subordinarsi a cosa. Se i tempi non coincidono, è la finanza che deve aspettare la democrazia. E in ogni caso aspetterà, se i creditori vogliono riavere almeno una parte dei loro soldi. Sia che vinca il no, perché il negoziato potrà riaprirsi su basi più favorevoli alla Grecia, ma non perdute per la troika; sia che vinca il sì, perché tutto rimarrà sospeso per alcuni mesi, il tempo necessario per convocare nuove elezioni e rieleggere un nuovo governo e potrebbe essere di nuovo un governo di Syriza o con Syriza. La semplice punizione ed estromissione della Grecia dall’euro vorrebbe dire, oltre alla perdita di tutti i soldi per i creditori, anche la rottura di un tabù: un paese può uscire, è un precedente, che avrà significato per Spagna, Portogallo, e forse la stessa Italia e per tutte le forze antieuropee nelle Ue, tanto più se l’uscita greca dovesse rivelarsi meno rovinosa della sua permanenza. Che la linea dura contro la Grecia sia irrazionale sul piano economico, lo dimostra quanto evidenziato oggi dalla prima pagina del Fatto Quotidianoil referendum sul rigore spaventa i mercati. La Grecia non paga 1,6 miliardi, l’Europa ne brucia 287 in 24 ore.

In questa contesa, l’Italia con Matteo Renzi gioca la parte della creditrice, esposta verso la Grecia per 40-50 miliardi e gioca contro Tsipras e a favore del si nel referendum. Tuttavia, è esposta molto di più come debitrice nei confronti della Ue e la politica di austerità strozza anche la sua economia. Un governo più autonomo avrebbe riconosciuto come naturale la sua collocazione a sostegno della Grecia. In questo senso, in Italia spingono una formazione ambigua come il M5S, che nel parlamento europeo siede con l’Ukip di Nigel Farage, e una esplicitamente xenofoba come la Lega Nord. Le formazioni equivalenti a Syriza (Sel, Rifondazione, etc.), compromesse dalle passate alleanze di governo con i predecessori del PD, devono ancora ricostruirsi un profilo credibile e attraente.

Riferimenti:
La lettera di Alexis Tsipras a tutte le greche e a tutti i greci
Grecia, le proposte del governo Tsipras – Argiris Panagopoulos, 23.06.2015
Le manifestazioni in Grecia per il No – Il Post, 29.06.2015
Da dove vengono i guai della Grecia – Antonello Guerrera, Il Post, 13.02.2012
Grexit: i governi tedeschi non hanno mai pagato i loro debiti – Paolo Ferrero, Il Fatto Quotidiano, 29.06.2015
Galbraith: «L’Europa si sbaglia se pensa che la Grecia arretrerà» – Il Manifesto 22.06.2015
Crisi greca, il comportamento della troika ha condotto al referendum deciso da Tsipras – Emiliano Brancaccio, Mauro Gallegati, l’Espresso 29.06.2015
La Germania in Grecia: com’è nata e come si può risolvere la crisi di Atene – Giorgio Arfaras, Limes, 26.06.2015
«Perché la Grecia non ha niente da perdere se dice no ai creditori» – Wolfgang Munchau, Il Sole24Ore, 15.06.2015
Le tante (troppe) bugie sulla Grecia – Giacomo Russo Spena, Micromega, 29 giugno 2015
Krugman: “Una mostruosa follia aver spinto Tsipras fino a questo punto” – Paul Krugman, Repubblica, 29.06.2015
Piketty: “Europa in agonia sono i conservatori ad averla devastata” – Roberto Brunelli, Repubblica, 29.6.2015
L’appello/Così si salva la democrazia – Barbara Spinelli e Étienne Balibar, Repubblica 29.06.2015
Joseph Stieglitz: sulla Grecia “i leader europei rivelano la vera natura della disputa: il potere e la democrazia. Io sto con Tsipras e al referendum voterei no” – Traduzione dal Guardian, 29.06.2015
“Greci, votate per salvare la democrazia” I grandi economisti sostengono Alexis Tsipras – l’Espresso, 30.06.2015
Renzi smentito perfino da Schaeuble – Marco Revelli, 30.06.2015
Perché il referendum ‘eccezionale’ di Tsipras ha impresso una svolta nelle trattative – Nadia Urbinati, Huffington Post, 30.06.2015
La scommessa di Tsipras – Luciana Castellina, il Manifesto 1.07.2015

One thought on “In Grecia voterei no”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...