Viva Varoufakis

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A me, come a centinaia di migliaia di altri, Yanis Varoufakis piace. E’ un bell’uomo, senza essere belloccio. Esprime una virilità simpatica, capace di portare con stile ed eleganza anche una maglietta. Soprattutto mi piace perché è un economista marxista. Un cosmopolita. Comunica con efficacia ed è popolare quanto il suo leader, Alexis Tsipras. Il ministro delle finanze greco, disprezzato come giocatore d’azzardo dai negoziatori dell’Eurogruppo, che rifiutano di trattare con lui, ha rassegnato le dimissioni, dopo aver vinto in modo netto il referendum sulle proposte della troika, per favorire un accordo tra il governo di Atene e i creditori.

Questo lo rende generoso, nobile, e sorprendente, specie agli occhi degli italiani, disabituati a politici che si dimettono immediatamente dopo una consultazione elettorale andata male. Al dimissionario ministro greco è persino andata bene. Questo in alcuni può generare anche scetticismo, se si teme, come ha recitato un titolo, la trasformazione del NO in un NI. Ma il referendum non è stato inteso dai suoi promotori, e neanche dal popolo greco, come un voto sull’Europa, un derby tra euro e dracma, come ha provato a suggerire e a interferire il nostro presidente del consiglio, ma proprio come un pronunciamento sulla rinegoziazione del debito. Un No europeista, per dirla con un altro titolo più centrato, prevalso in un referendum la cui sola convocazione ha cambiato l’ordine del discorso. Allora, al raggiungimento dell’obiettivo, può starci una staffetta al governo. Succede anche nelle competizioni sportive. Vinto il primo tempo, un buon attaccante, può essere sostituito da un centrocampista o un difensore, per meglio amministrare il risultato.

Rimane comunque antipatico, vedere la protervia di una parte che vuole decidere i delegati dell’altra, come condizione per il successo di una trattativa. Di solito, quando accade, il successo della trattativa coincide con una capitolazione. Ma i greci hanno assunto la loro decisione sull’onda di una vittoria che rafforza e rilegittima la loro posizione, già prima sancita dall’elezione di Syriza al governo. La troika avrebbe desiderato dare la spallata definitiva a tutto il governo Tsipras, puntando sulla paura dei greci, ma i greci hanno mostrato coraggio. L’Eurogruppo dovrà tenerne conto per risolvere la situazione descritta da Massimo D’Alema. Di fronte ad un debitore che si rivela debole e insolvente, per responsabilità dei governi passati, è giusto che anche i creditori, dopo aver già tanto speculato, si assumano almeno in parte il rischio di impresa.

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