In bianco e nero

tina

Mi capita spesso di ricevere una critica: quella di vedere il mondo in bianco e nero; di ragionare secondo dualismi; il bene da una parte, il male dall’altra, le vittime e i carnefici, gli amici e i nemici; e di sacrificare la complessità, le sfumature, tutto ciò che è altro rispetto ai miei schemi duali.

Ebbene si, vedo il mondo così. Le sfumature esistono e le riconosco. Gli do due possibili significati (sempre due): 1) il mimetismo: essere il modo in cui il male si presenta per non farsi riconoscere; 2) la gradazione: essere un punto intermedio tra il bene e il male, che però assume senso solo se si ha chiara la collocazione del bene e del male.

Questo modo di pensare comporta dei rischi: la rigidità, il fondamentalismo. Almeno in due casi: 1) quando il proprio pensiero si identifica con una appartenenza (ideologia, religione, ma anche solo una linea politica); 2) quando si perde il senso della relatività delle proprie opinioni. Sono assolutamente convinto di una cosa e nello stesso tempo so che quella cosa ha valore solo per me e per chi è d’accordo con me. Dunque, per me è importante stabilire i punti cardinali. Che in politica, in filosofia, non sono condivisi da tutti, come in geografia. Poi, sulla base di questi provo a orientarmi su qualsiasi questione, in qualsiasi discussione.

Messa così, può risultare difficile farmi cambiare idea. Anche per me, è difficile far cambiare idea agli altri. Credo questa difficoltà dipenda da due fattori: 1) le idee cambiano lentamente e in differita, nell’immediato ciascuno difende le sue idee, per evitare di disorientarsi; 2) le idee sono il contenuto delle nostre teste e le nostre teste sono già piene di idee. Difficile versare contenuti in recipienti già pieni, difficile svuotarli per riempirli di nuovo.

Come si possa far cambiare idea agli altri o come possa predispormi io a cambiare idea non lo so. In genere, mi rassegno alla differenza di idee: io ho ragione e gli altri hanno torto (per me, ovvio). Se al colmo di un picco di presunzione, volessi sforzarmi di suggerire una via, mi verrebbe in mente la metafora dell’innesto, che funziona meglio con le piante legnose. Invece di spiegare all’altro che la sua visione del mondo è sbagliata e suggerirgli di buttarla via per sostituirla con quella giusta, si può provare a vedere cosa c’è nella visione dell’altro che può combaciare con la propria e tentare lì un primo incastro.

Naturalmente, è una via che può valere tra due potenziali amici o due amici mancati. Tra amici e nemici, non se ne parla.

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