Nostalgia del comunismo

falce e martello

Talvolta, il mio umore partecipa alla nostalgia del comunismo: dell’Urss, dei paesi socialisti, del PCI, dell’ideale comunista come orizzonte storico, come identità che dava dignità. Una nostalgia che si può capire.

L’Urss e i paesi socialisti, un’area grande quanto un terzo del mondo, realizzarono un po’ di uguaglianza e di giustizia sociale: un sistema di assistenza decente, in cui si era istruiti e curati, dove quasi non esisteva disoccupazione; un livello di benessere austero e proporzionato alle dignitose esigenze umane, inferiore al consumismo occidentale, ma superiore alla miseria dei paesi poveri. Un benessere estensibile a tutto il mondo, che diede impulso allo stesso Welfare state. Inoltre, l’Urss e i paesi socialisti furono un elemento di ordine e di equilibrio internazionale, un contrappeso agli Stati Uniti e al blocco occidentale. Un equilibrio che forse avrebbe evitato le guerre dei balcani, le guerre del golfo, il terrorismo, e magari pure la crisi del debito.

Il partito comunista italiano faceva parte (solo in parte) di quel blocco. Era anche un partito nazionale. Era il partito dell’antifascismo. Era il partito della classe operaia. Il partito che teneva insieme la rivoluzione e il riformismo, la lotta e la cultura di governo, che esercitava egemonia dall’opposizione, l’alleato istituzionale dei movimenti sociali, egli stesso un movimento sociale fatto di sezioni, case del popolo, associazioni collaterali, gran parte del movimento sindacale, un paese nel paese. Un partito che aveva leader prestigiosi e autorevoli, se non mitici, da Gramsci a Berlinguer.

Certo, per vedere le cose in questo modo, bisogna farne fuori un bel pezzo ed avere uno sguardo statico. Ma quel che ho visto e appena raccontato fu abbastanza vero; pur se in declino esisteva ancora trenta, quaranta anni fa e giustifica oggi molta nostalgia. Mi si può credere se dico di essere nostalgico per questi motivi. Tanti altri lo sono come me. Tuttavia, mi capita di provare un po’ di nostalgia persino quando per caso vedo una foto di Bettino Craxi, il segretario del PSI, il leader più anticomunista degli anni ’80.

Il fatto è che negli anni ’80 avevo vent’anni e a cinquant’anni è facile avere nostalgia di quando ne avevi venti.

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