Con la Grecia che resiste (senza un nuovo orizzonte)

Giacca di Tsipras Atene

Nel confronto tra Germania e Grecia, è facile, mi sento dalla parte della Grecia. Per la giustizia sociale: la Grecia è il paese povero e debitore che prova a resistere ad un paese ricco e creditore. Per la vicinanza: l’Italia e tutta l’Europa latina sono più esposte come debitrici che come creditrici. Per l’economia: l’austerità è recessiva, invece di risanare il debito lo aumenta, perché deprime il PIL. Per la democrazia e la sovranità nazionale: il debito è lo strumento attraverso cui i paesi ricchi controllano l’economia e le risorse dei paesi poveri. Per una idea di Europa solidale, nella quale i più ricchi aiutano i più poveri invece di sanzionarli ed escluderli.

Più difficile schierarsi nel confronto interno alla Grecia tra i sostenitori e gli oppositori dell’accordo draconiano di Bruxelles siglato dal leader greco con l’Eurogruppo. Un confronto che divide Syriza, il partito di governo e della sinistra radicale; una divisione impersonata dal primo ministro Alexis Tsipras e dall’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis. Di fronte alla rigidità dei creditori, è difficile valutare se per i greci sia più gravoso approvare un nuovo programma di riforme liberiste per ottenere nuovi prestiti o uscire dall’eurozona. Per dare priorità alla permanenza nell’euro e riconoscere i rapporti di forza bastava il Pasok. Ma per tentare la scommessa di una uscita dall’euro forse bastano le destre nazionaliste. Difficile valutare quale delle due vie abbia speranza di aprire uno spiraglio. Per Tsipras e per tanta parte della sinistra, sembra non esserci orizzonte fuori dall’Europa. Rispetto e comprendo la scelta di Tsipras, ma capisco meglio il punto di vista di Varoufakis, che dopo la netta vittoria del no nel referendum, una sfida l’avrebbe tentata.

Il punto debole di entrambe le linee mi sembra quello di essere solo linee di resistenza. Nel compromesso o nella contrapposizione, il modello di riferimento rimane il vecchio modello socialdemocratico, che aspira alla crescita, alla massima occupazione, alla redistribuzione del reddito, alla universalizzazione dello stato sociale, in un sistema che fa leva sulla crescita del Pil e sull’equità fiscale. Un modello entrato in crisi negli anni ’70, che ha continuato a fare da necessario riferimento, per arginare o temperare il neoliberismo, in assenza di modelli nuovi capaci di mobilitare una parte significativa della società europea, oltre che per una difesa immediata delle condizioni materiali di vita o per qualche orgoglio identitario, anche per una sensata prospettiva di trasformazione.

Riferimenti:
Scheda: l’accordo tra la Grecia e i creditori. Grafica: le tappe – Repubblica, 13.07.2015
Grecia, Krugman: “Il progetto europeo è morto” – Paul Krugman, Repubblica 14.07.2015
Piketty: cacciare un Paese? Si può Ma è una cosa da apprendisti stregoni – Corriere della Sera, 14.07.2015
Syriza ha bocciato l’accordo sulla Grecia – Il Post 15.07.2015
Grecia, a fianco di Tsipras – Paolo Ferrero, Il Fatto 13.07.2015
Yanis Varoufakis: la nostra battaglia per salvare la Grecia – Traduzione dell’intervista su NewStatesman
Alexis Tsipras e la scena madre di Bruxelles – Ida Dominianni, Internazionale 15.07.2015
Il Parlamento di Atene ha approvato le riforme previste dall’accordo – Il Post 16.07.2015
Pablo Iglesias difende Tsipras. Quello che è successo è la verità del potere – 16.07.2015

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