Stupro per fraintendimento

desiderioIn alcune sentenze e in tante opinioni, gli uomini accusati di stupro sono assolti, perché avrebbero frainteso la volontà della vittima: il fatto che lei non abbia opposto resistenza – si crede – può aver indotto un individuo o un gruppo in un normale errore di valutazione e allora si pensa sia ragionevole evitare di colpevolizzare dei violenti inconsapevoli. Ci si limita a considerare che quanto avvenuto sia stato deplorevole, squallido, increscioso e molto triste per tutti. Questo modo di vedere presuppone alcune idee.

1) Che lo stupro, atto in sé molto violento, sia anche commesso con molta violenza. Se l’accusato non aveva questa intenzione e non ha esercitato tutta la violenza immaginata come necessaria, allora non è stupro. Una logica fatta valere solo per la violenza sessuale. In teoria, una persona può commettere un reato senza rendersene conto. Significa che in quel che ha commesso non c’è dolo, ma se c’è il danno il reato esiste lo stesso. L’inconsapevolezza può dare delle attenuanti, non dà l’assoluzione.

2) Che nel sesso possa valere la regola del silenzio assenso e che senza esplicita manifestazione di dissenso, qualunque cosa poi dica la vittima manchi di credibilità. Avrebbe dovuto dirlo chiaro, prima e subito, in modo tale (anche incrociando le dita) che il suo diniego fosse ben inteso e non confuso con un gioco intrigante.

3) Che quello che conta è il consenso (vero o presunto). Come se fosse impossibile acconsentire o anche solo tacere e rimanere passiva, per soggezione, per paura, per confusione, per sentimento di debolezza, di colpa, etc. e solo dopo mettere a fuoco l’accaduto e la propria chiara volontà. In una situazione diseguale, spesso acconsentire non è espressione di libertà, non è desiderare, è soltanto cedere al desiderio di un altro.

Come è possibile che un uomo non capisca cosa vuole una donna? Dovrebbe essere sufficiente un minimo di naturale empatia. Quasi sempre il fraintendimento è una menzogna. In qualche caso può succedere che un uomo fraintenda, se cerca di capire la cosa sbagliata: se lei acconsente o solo non dissente. Invece di valutare l’unica cosa che abbia senso: se lei lo desidera. Ma questo implica considerare le donne non solo oggetti del desiderio (consenzienti o non dissenzienti), ma anche soggetti desideranti, che scelgono chi desiderare e chi no, come, quando e per quanto. E considerare se stessi, non solo come soggetti (alla ricerca di un si, di un no, di un nì che basta già), ma anche oggetti, che possono essere desiderati o non desiderati.

Riferimenti:
«Ecco perché non fu stupro di gruppo» – Gazzetta di Modena, 25.06.2015
Perché non è sempre stupro – Claudia Cecconato
Siamo con te, ragazza della Fortezza – Resistenza femminista 26.07.2015
Il corpo delle donne è ancora terreno di conquista per giudici e stupratori – Lea Melandri, 29.07.2015
Firenze, una sentenza non lineare
L’idea di stupro
I miti dello stupro
La parte offesa va difesa – Marisa Guarneri, 31.07.2015
Tra consenso estorto e stupro. Una sessualità patriarcale – Maria Rossi, 1.08.2015

4 pensieri su “Stupro per fraintendimento”

  1. “Se è vero che il comportamento passivo della vittima e il fatto che scivolasse nella doccia avrebbero dovuto indurli a sospettare che la stessa avesse perso la lucidità necessaria per presentare un valido consenso all’atto sessuale è altrettanto vero che l’assenza di azioni di respingimento e di invocazioni di aiuto avrebbero potuto ingenerare la convinzione che la 16enne fosse consenziente”.
    E’ piuttosto evidente che si considera “normale” che nell’atto di consumare un rapporto sessuale questi giovani non abbiano avuto la minima percezione dell’altro da sé. Questo ci dà un’idea di quello che – a quanto pare – si intende comunemente con rapporto sessuale: un atto nel corso del quale il soggetto è totalmente concentrato su se stesso e sul soddisfacimento del proprio desiderio, che avviene per mezzo di un oggetto che può rimanere inerte – un atto che a mio avviso snatura il termine “rapporto”, una parola che dovrebbe implicare un’interazione.

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  2. Mi sembra che sia un fatto fotocopia a quello di Firenze, si sono approfittati di una ragazza in chiara inferiorità psicofisica e i giudici si chiedono se i ragazzi se ne rendevano conto? Anche le distinzione sulla violenza di gruppo, mi fa ridere se non piangere, perché si davano il cambio.
    “dei momenti della violenza, dei ricordi a flash, “come se si vedesse da fuori” e che durante le violenze non aveva invocato aiuto, non si era opposta nè spintonando nè cercando di sottrarsi in quanto si sentiva incapace di reagire.” Si chiama dissociazione, ed è tipica nei casi di violenza.
    Ma per essere condannati per stupro, devono ammazzare una ragazza di botte? Ma perché se una è ubriaca o non cosciente deve giustificare lo stupro?

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  3. il consenso può essere verbale o non verbale ma si capisce sempre quando c’è o non c’è, quando potrebbe esserci o quando non ci sarà mai o quando la persona non è in grado di acconsentire, se un uomo decide di ignorarlo è colpevole. non credo nei fraintendimenti in questo caso

    siamo tutti oggetto e soggetto di desiderio, tutti/e posiamo essere desiderati o no..(certo va accettato che quelli/e bellocci/e possono avere più opportunità ma la possibilità di essere desiderati o rifiutati vale per chiunque)

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  4. No che non si capisce. Non si capisce perché non siamo in grado di comunicare ciò che vogliamo. Anzi non sappiamo cosa vogliamo. Guardate che questi problemi affliggono anche la popolazione adulta, anche i 40/50enni per dire.

    In una società sostanzialmente sessuofobica che crede di aver conquistato la libertà fruendo porno di grettezza inverosimile, o calando il sipario nero sulle proprie fantasie sessuali, non è possibile avere chiarezza sui propri desideri sessuali. Questi desideri è come se fossero regrediti ad uno stato pre-embrionale. Ne abbiamo bisogno ma non sappiamo gestirli. Men che meno sappiamo verbalizzarli. Forse neppure più fantasticarli (la mancanza di fantasie sessuali è un male tipicamente contemporaneo).

    Il desiderio del sesso con più persone è un desiderio ancestrale che per tabù viene sradicato dalla cultura sessuale contemporanea. Persino per un uomo fare sesso con più donne contemporaneamente viene visto come “inverosimile” (impossibilità di espletare la funzione penetrativa) mentre per una donna si passa direttamente al giudizio negativo di taglio moralistico.

    Il porno però sdogana la pratica. Ma non basta sapere che si può fare. Come minimo occorre averne parlato in maniera libera e creativa.

    Ve l’immaginate un gruppo di 30/40enni (M/F) che a cena parla liberamente di sesso di gruppo senza scadere nel becero trogloditismo, cioè senza buttarla in vacca? Io non ho mai assistito ad una conversazione simile. Anzi quando è accaduto ho visto visi impallidire, altri ridere istericamente, altri alzarsi e andare al cesso.

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