Azzolini, uso abusivo dell’immunità parlamentare

Domanda: chi scrive «Vergogna, un povero può essere ingiustamente messo agli arresti, mentre un ricco parlamentare no!?» vorrebbe forse tutti in galera, per equità o per uguaglianza? Risposta: Io vorrei in galera tutti coloro che commettono un reato per cui è prevista la reclusione. Cioè il rispetto del principio secondo cui la legge è uguale per tutti.

I radicali contro questo argomento portano l’esempio estremo della pena di morte: «Se tu sei contrario alla pena di morte, salveresti chiunque dal patibolo; e se puoi salvarne solo uno e tutti gli altri no, hai già fatto qualcosa di buono, mentre male faresti nel mandarlo alla forca, chiunque sia». In tal caso, certo mi opporrei, perché sono contrario alla pena di morte, sono contrario per tutti, quindi non verrei meno al mio principio di uguaglianza.

Ciò vuol dire che sono favorevole all’istituto del carcere? Ebbene si, il carcere è storicamente l’alternativa alle pene corporali e lo approvo finché non riesco a pensare e realizzare un sistema migliore per mettere nelle condizioni di non nuocere individui socialmente pericolosi. Poi, voglio battermi per rendere le condizioni carcerarie le migliori possibili; per prevedere la pena carceraria solo per i delitti criminali (omicidio, stupro, lesioni gravi) e definire pene alternative e arresti domiciliari per i reati minori e per i reati economici e finanziari.

In effetti, parliamo del caso di Antonio Azzolini, il senatore del Nuovo centrodestra (NCD), partito di maggioranza, per cui la Procura di Trani ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere per metterlo, non sul patibolo, in una buia galera, o al confino, ma agli arresti domiciliari, come misura di custodia cautelare, per timore che possa reiterare il reato di bancarotta fraudolenta. La maggioranza del senato ha respinto la richiesta.

Alcuni, tra i senatori contrari, hanno motivato la loro decisione con sinceri argomenti garantisti, cioé hanno ritenuto insufficienti le prove a sostegno dell’accusa, o hanno ritenuto impossibile la reiterazione del reato. Ma queste, secondo me, non sono valutazioni che competono ai senatori, i quali non possono sostituirsi ai magistrati, correggere la fase istruttoria, costituire un ulteriore grado di giudizio. L’unica valutazione che compete al senato è quella di stabilire se i magistrati vogliono perseguitare il senatore per i suoi orientamenti e comportamenti politici nell’esercizio della sua carica. In caso negativo, devono concedere l’autorizzazione a procedere e affidarsi al giudizio della magistratura, altrimenti, i più per opportunismo, qualcuno in buona fede, fanno un uso abusivo e privilegiato dell’immunità parlamentare.

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