La superiorità morale della sinistra

PCI 1976

Alla chiave di ricerca «superiorità morale» il suggeritore di Google aggiunge «della sinistra». Seguono vari link ad articoli polemici di orientamento opposto. In effetti, succede a molte persone di sinistra di sentirsi rinfacciare un sentimento di superiorità morale. Dipende dal fatto che noi di sinistra abbiamo una aspirazione alla solidarietà, alla giustizia, all’uguaglianza, alla democrazia e all’onestà che, pensiamo, ci distingua persino sul piano antropologico dalle persone di destra. Noi abbiamo un’etica pubblica.

Se ci sembra eccessivo, ci raccontiamo con qualche fondamento che la destra italiana è diversa, più incivile e antidemocratica rispetto alle altre destre europee. La nostra destra è venata di fascismo, razzismo e familismo amorale. Oltre a questa, secondo me, possiamo concederci la superbia della superiorità morale anche in virtù di due altre ragioni.

1) Qualcosa di meglio dobbiamo pur avere. Per la destra l’etica e la morale sono di scarso interesse. Le chiama moralismo, salvo interessarsi al moralismo vero. Si tiene per anni un leader implicato in venti processi, che si fa fare le leggi per scamparla, non perché lo crede innocente, ma perché reputa che la questione sia poco importante. A destra si vanta una superiorità pratica, il senso del realismo, la capacità di arrangiarsi, il saper fare. Mentre noi discutiamo, loro fanno. Mentre noi chiediamo la redistribuzione della ricchezza, loro producono la ricchezza, creano crescita e sviluppo. Non è vero, ma è la loro superbia. Perché noi dovremmo dismettere la nostra?

2) Siamo superiori, ma in fase depressiva. Tra quelli che ci accusano di sentirci moralmente superiori vi sono tanti ex comunisti, che ricordano il loro vecchio sentimento di superiorità. Un ricordo molto autocritico. Ma non è affatto la stessa cosa. Gli ex comunisti furono comunisti negli anni ’60 o ’70. Essi, oltre che giusti, pensavano di essere vittoriosi, di andare nel senso della storia, superbi continuatori di una vicenda gloriosa: avevano vnto, vincevano e si sentivano vincenti. Dovevano essere davvero insopportabili, come lo sono ora da ex comunisti.

Ad un certo punto, la storia gli ha dato torto e ha diviso l’essere giusti dall’essere vincenti. Loro hanno scelto di continuare a sentirsi vincenti. Gli altri, pur di continuare a sentirsi giusti hanno accettato di essere perdenti. Come noi comunisti arrivati dopo. Così, la nostra superbia in fondo è innocua e consolatoria, solo un modo di darci un po’ di vigore. Senza nulla togliere al suo nucleo di verità.

3 pensieri riguardo “La superiorità morale della sinistra”

  1. faccio parte dell’Italia che si è sentita comunista, migliore e diversa. ma lo eravamo? eravamo intellettualmente e moralmente superiori? se si, non è perché eravamo all’interno di un collettivo settario (nel senso buono del termine) ed ideologico che impediva la fuoriuscita del peggio dell’essere umano? non erano comunisti all’epoca anche Filippo Penati e Stefano Esposito? tra le tanti delusioni della vita, questa va aggiunta….. non c’è alcuna superiorità morale nell’essere di sinistra. conosco persone di destra che sono delle bravissime persone nella vita di tutti i giorni, e persone di sinistra con cui non prenderei un caffè neanche sotto tortura.

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  2. Dal mio punto di vista, era migliore quella parte che era motivata dalla giustizia e vedeva nella vittoria un mezzo per realizzare il fine della giustizia. Mentre era uguale agli altri quella parte che era motivata dalla vittoria e vedeva nella giustizia un mezzo per conseguire il fine della vittoria.

    La disputa sulla diversità morale è stata molto presto anche interna al partito. Napolitano diceva che non potevamo rivendicare la diversità, perché questo non ci avrebbe più permesso di allearci con gli altri. In particolare con il PSI.

    Filippo Penati non l’ho conosciuto. Il suo partito è quello di Milano, che fin dalla seconda metà degli anni ’80 era il PCI dei fratelli Borghini e di Corbani, la federazione più «migliorista» d’Italia.

    Stefano Esposito è arrivato alla Fgci nel 1987, quando questa era l’unica organizzazione presente nelle scuole torinesi. Sul piano politico e forse anche umano l’ho sempre percepito estraneo. Non direi che è cambiato.

    Negli anni ’80 la sinistra si è divisa in modo radicale ed è stata proprio una divisione culturale, che ha generato i suoi eredi. Ancora oggi siamo divisi tra i discendenti di Berlinguer e i discendenti di Craxi.

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  3. io mi sono iscritto nell’85 ed Esposito me lo ricordo. Penati non mi risulta fosse migliorista. ma di nomi discutibili potrei farne altri. a Torino, a Milano, in Sicilia (in Sicilia, cazzo !)….. che nel loro splendore negativo sono poi emersi negli anni 90 e nel nuovo millennio…. ma anche in rifondazione i nomi illustri non mancano, a cominciare da Bertinotti, anche se non proviene dal PCI

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