Verso il ritorno del «meno peggio»

Boschi intervistata da Varetto

Dalla tribuna di due Feste dell’Unità, la ministra Maria Elena Boschi e la vicesegretaria del PD Debora Serracchiani hanno dichiarato che le alternative a Matteo Renzi sono Beppe Grillo e Matteo Salvini. Si riferiscono alla possibile sconfitta del governo in parlamento, quando a settembre il ddl sulle riforme istituzionali sarà contrastato dalle opposizioni ufficiali e soprattutto dalla minoranza democratica, che vuole il Senato elettivo.

Più che dai rapporti di forza parlamentari, il fantasma della sconfitta di Renzi è agitato dai controversi risultati delle ultime elezioni amministrative, che hanno visto molti elettori di sinistra rifluire nell’astensione. Prima, una eventuale crisi di governo voleva dire elezioni anticipate con Renzi sicuro di vincerle. Adesso le elezioni anticipate sarebbero una incognita. Così l’avvertimento delle due donne del PD rievoca una metafora resa famosa da Indro Montanelli: «Turiamoci il naso e votiamo DC», pur di impedire l’alternativa di governo del Pci.

I renziani di maggior esperienza, già dalemiani e veltroniani, sono abituati a usare questo argomento: Votate per noi, altrimenti fate vincere Berlusconi, Bossi e Fini. Ma i renziani più giovani e genuini finora questo argomento non lo avevano mai usato. Neanche nella campagna elettorale per le elezioni Europee, dove il risultato sembrava incerto. Il loro messaggio, infatti, è stato sempre quello della novità, della speranza, dell’ottimismo. Un messaggio arioso con il vento in poppa. La logica del meno peggio elevata a norma politica infatti appartiene ad una visione cupa e pessimistica e fa leva sulla paura. Un messaggio asfissiante.

Debora Serracchiani

Forse la vecchia narrativa del leader che propone se stesso come ultima spiaggia, può aiutare a sopravvivere un ambizioso rottamatore andato al governo con l’annuncio di un riformismo a cadenza mensile. Tuttavia, già quelli prima di lui sapevano far lo stesso: andavano sotto nei consensi e gridavano al lupo al lupo, invece di mettersi in discussione. Poi perdevano comunque, perché evocare il peggio come alternativa a sé significa pretendere di sequestrare il consenso e tenerlo in ostaggio.

Ma Grillo (in modo più contraddittorio) e Salvini (in modo più coerente) non sono un pericolo reale? La loro retorica è di certo peggiore di quella del PD. Specie quando competono per aggiudicarsi il favore dell’elettorato xenofobo.

Come che sia, il governo è solo una parte. Conta l’insieme del quadro politico; conta anche l’opposizione. In Italia abbiamo avuto una alternanza di governo tra centrodestra e centrosinistra e non sempre le misure di destra più gravi sono state realizzate dal centrodestra. Controriforme pensionistiche, leggi del lavoro precarizzanti, privatizzazioni e anche norme anti-immigrati, come l’istituzione dei centri di permanenza temporanea, sono state approvate con governi tecnici o politici sostenuti dalla sinistra a fronte di una opposizione molto più debole o più blanda.

Renzi, Grillo, Salvini, e forse ancora Berlusconi, rappresentano il quadro politico di oggi. La logica del meno peggio proietta il presente sul futuro, ma la situazione in Europa è in movimento. Syriza in Grecia e Podemos in Spagna mostrano che anche un’alternativa di sinistra appartiene al possibile.

2 pensieri riguardo “Verso il ritorno del «meno peggio»”

  1. è vero che non c’è limite alla stupidità umana ma se la meglio alternativa che propongono le signore è verdini c’è da scompisciarsi.
    p.s. che queste due siano della genia ‘tafazzi’ !!!!!!!!!!!!!!!

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