Il personal computer

Computer

Fino a trent’anni ebbi idee vaghe sulla sua utilità. Forse serviva per scrivere, forse per calcolare: un’oscuro aggeggio tecnologico additato come causa di molti licenziamenti. Tra supplenze scolastiche, corsi di animazione e militanza di partito, sperai di poterne fare a meno. Invece, per poter lavorare nel pubblico impiego, mi toccò incontrarlo in un corso di formazione. Vi era sopra installato un nuovo ambiente di icone e finestre. Sembrava un giocattolo digitale. Mi illusi che lavorare con quella macchina fosse un divertimento.

Per imparare meglio, ne comprai una. Ogni mia attività finì per convergere su di essa: scrivere, giocare a scacchi, ascoltare musica. Divenni finalmente un dattilografo. Però mi separai dalla macchina da scrivere e da vari altri oggetti: dischi di vinile, video e musicassette, lo stereo, i quaderni di carta, le penne, i giornali. Ogni cosa che poteva servirmi era diventata un file. E questo mi faceva e mi fa scontare l’incomprensione di chi mi vede solo e sempre davanti al computer.

Aggiunsi un modem e fui in rete, con seria lievitazione della bolletta telefonica. Pareva un buon sistema per accedere a notizie e documenti. Poi scoprii l’email e le mailing list. Si poteva scrivere a chiunque e discutere di ogni cosa. Succedeva un fatto, un fatto grave – il sequestro di Ocalan o la guerra del Kosovo – io ne scrivevo, mi impegnavo, e poi spedivo e pubblicavo. Ricevevo risposte, alcune incredibilmente odiose, ed io replicavo, colpo su colpo, fino alla conquista definitiva dell’ultima parola. Per scrivere leggevo sempre di più. Diventavo più informato. Ma perdevo progressivamente interesse per le mie frequentazioni. Ovunque mi trovassi, la mia testa, come uno smartphone ante-litteram, era cerebralmente connessa alla rete. Smisi di fare telefonate e di riceverne, diradai le uscite serali, persi di vista amicizie e conoscenze, mentre in rete conoscevo sempre più gente di ogni parte d’Italia. Se di persona conoscevo soprattutto uomini, in rete mi capitava di conoscere soprattutto donne.

Creai un forum. Nel mio spazio divenni ostaggio di persone che nelle controversie volevano la mia approvazione ed era uno psicodramma se non potevo o volevo concederla. Fui liberato dai social-network.
Ora cambia la prospettiva del declino e della fine. Proprio attraverso la rete, vivo una parziale ripresa delle relazioni in carne e ossa, prima che carne e ossa si smaterializzino definitivamente in una bella pagina commemorativa su Facebook.

(13 febbraio 2015)

6 pensieri riguardo “Il personal computer”

  1. Era verso la fine degli anni 80, l’azienda dove lavoravo si era fornita di un sistema informatico in DOS, ma nessuno lo sapeva usare, io e una mia collega, siamo state mandate a fare un corso presso IBM, tre mesi da incubo, lo sognavo anche la notte, poi nel mettere in pratica quello che avevamo appreso, ci siamo rese conto, del potere che avevamo acquistato in azienda. Potere che svanisce con Windows 95. Del periodo cosa mi è rimasto? Tanti floppy, perché i programmi giravano su floppy. Fine anni novanta, il mio compagno si compra il PC, poi i miei figli hanno il loro, io ho resistito fino al 2010.
    Oggi quasi tutta la mia informazione passa attraverso il PC, non so se è un bene, so che questo aggeggio mi toglie tempo alla lettura di libri, e questo mi fa sentire un po’ in colpa.

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  2. Anch’io stando davanti al PC ho letto meno libri e giornali di quel che avrei potuto. Ma da tre anni a questa sto recuperando grazie ai lettori di libri digitali e ai tablet.

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  3. Non ho capito il vostro problema. Il PC, unitamente alla rete internet e alla digitalizzazione di molti aspetti della vita quotidiana, di certo, ha aumentato considerevolmente la nostra spesa per l’informazione e la conoscenza: in quindici anni sono al 5 PC. E credo di essere uno che li fa durare a lungo.

    Non ho un tablet né iPhon, perché sono a corto di denaro. Altrimenti è chiaro che altri euri sarebbero usciti dalle mie tasche. Il punto è che non ho diminuito la spesa nei supporti fisici tipo libri, riviste, cd, dvd. Dunque, al momento, non posso ulteriormente espandere l’uso della tecnologia digitale.

    Insomma la digitalizzazione è una gran cosa. Ma il libro non verrà mai declassato fino a sparire dalle nostre vite. Mentre molta carta informativa è uno spreco (cataloghi, lettere commerciali, bollette, etc) e, per questo, andrebbe eliminata al più presto. Avete un’idea di quanta carta troviamo nelle cassette postali (e poi finisce direttamente nel cassonetto)? Si tratta di tonnellate annue.

    Poi arriva il fanatico del digitale che ci dice che comprando un libro contribuiamo alla deforestazione. In definitiva credo gli umani non sappiano usare il pc. Ovviamente non intendo la gestione di pc, tablet, iphon dal punto di vista tecnico, ma la loro integrazione nel quotidiano come mezzi di conoscenza.

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  4. Sono molto contento dell’esistenza dei computer e di internet. Mi dispiace di averli incontrati relativamente tardi: il computer nel 1996 e internet nel 1998. Anche se è vero che prima non esistevano come sono esistiti da quel momento. Ida ricorda cosa era il sistema Dos a linea di comando.
    Unica controindicazione, per responsabilità mia proiettata sul computer, è l’aver limitato la lettura di approfondimento. Cosa che in parte sto recuperando con il Kindle, da quando si sono abbassati i prezzi. Il tablet più economico della Amazon credo sia sui 99 euro, e permette un po’ di tutto: scaricare libri, accumularne migliaia in poco spazio e poterseli portare sempre dietro, accedere ai siti di informazione, navigare in rete, gestire gli account dei vari social media, la posta elettronica, più altre applicazioni. Poi c’è l’ereader vero e proprio che è come leggere su carta. Per me, anche questo è stato un incontro «rivoluzionario».

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  5. Se vogliamo esibire un Tablet o un eReader per questioni di moda va benissimo una qualsiasi scatoletta da cento euro. Se invece vogliamo un vero sostituto del libro (in sostanza anche un pc a tutti gli effetti) dobbiamo spendere molto di più, fino ad arrivare a 3/5mila euro per un tablet da 21pollici.

    Inoltre la questione principale è la non-disponibilità del formato digitale per ogni singolo libro esistente sul pianeta.

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  6. Questi dispositivi li uso a casa o in treno. Per me, come facilità di lettura, gli eReader sono ormai meglio dei libri, perché si possono regolare le pagine, i margini le interlinee, e i font. Il Kindle del 2012 era come leggere su carta riciclata. Il successivo Paperwhite è come leggere su carta normale. Riguardo il tablet, lo svantaggio principale è la retroilluminazione, ancora un po’ aggressiva per gli occhi. Però, esistono ormai delle applicazioni che permettono di velare in modo regolato lo schermo.

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