Centralismo democratico e libertà individuale

Lenin e il gatto

Da iscritto al partito mi capitava di proporre ad un amico di prendere la tessera e di sentirmi opporre un rifiuto anche se orientamento e impegno politico erano condivisi. Quel che all’altro dispiaceva era il fatto di vincolarsi: se ti iscrivi ad un partito non puoi più essere libero, devi pensare, parlare e agire come dice il partito.

Nonostante la mia tessera, io invece mi sentivo libero a sufficienza e praticavo la mia libertà. Con qualche problema. Una volta, nel Consiglio comunale di Caselle T.se votai contro il bilancio, provocando la crisi di giunta. Intervennero il segretario provinciale e il responsabile degli enti locali: sei giovane, hai poco più di vent’anni, puoi fare un passo indietro, è un bel vantaggio essere giovani, quando violi una regola puoi sempre dire di non avere abbastanza esperienza.

I parlamentari di minoranza del PD questa giustificazione non ce l’hanno ed un argomento volto a ottenere il loro voto sulle riforme istituzionali è proprio quello dell’appartenenza al partito. Gli si dice che in un partito possono esistere idee diverse ed essere discusse; si prova a trovare un accordo, una sintesi; ma se non si riesce, ad un certo punto bisogna decidere; si decide a maggioranza e la minoranza si adegua. I partiti possono stare insieme soltanto così.

E’ la regola del vecchio centralismo democratico, che Lenin descriveva come libertà di discussione e unità di azione. Una regola ormai adottata da quasi tutti i partiti. In effetti, nessuno è obbligato a far parte di un partito. Si può essere liberi pensatori, uscire da un partito per aderire ad un altro o per fondarne uno nuovo.

Fossi un parlamentare di quella minoranza obietterei di sentirmi vincolato al programma presentato agli elettori nel 2013 con candidato premier Pierluigi Bersani. Il fatto che il partito nel frattempo abbia cambiato leader, linea politica e alleanze non dovrebbe violare il patto tra gli eletti e gli elettori siglato nel 2013. Il PD non si è presentato alle elezioni con Alfano, non ha promesso quelle riforme delle istituzioni, della scuola, del lavoro.

I parlamentari, secondo la Costituzione, sono eletti senza vincolo di mandato, ma a tutela della loro autonomia. Spesso si è detto che i partiti non devono occupare le istituzioni; questo si realizza anche nel rispetto dell’autonomia degli eletti. Al momento delle elezioni, il partito ha comunque facoltà di selezionare le candidature delle proprie liste. Se sarà insoddisfatto per come è stato rappresentato, potrà in quella sede provvedere a correggere la propria rappresentanza. Se il premier non si sente sostenuto dalla sua maggioranza può dimettersi, per formare una maggioranza diversa o per andare a nuove elezioni, come sta facendo Tsipras in Grecia.

La rigidità del centralismo democratico finisce per produrre continue rotture e separazioni, quando non induce ad assumere comportamenti in contrasto con la propria coscienza. Un nuovo modo di essere del partito può contemperare il principio di maggioranza con la libera iniziativa individuale, in una convivenza meno statutaria e più relazionale.

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