Au Salon de la rue des Moulins

Vi sono antiproibizionisti, alcuni radicali, altri di sinistra, che dichiarano di voler legalizzare droga e prostituzione. In questo senso, si esprime un tweet di Chicco Testa.

Secondo me, le due cose sono incomparabili; che i mercati dell’una e dell’altra siano controllati dalle mafie è insufficiente per poterle paragonare. Prima di tutto, perché il paragone suggerisce l’idea che le donne siano un bene di consumo come le sostanze stupefacenti o le bevande alcoliche, cose invece che persone, da offrire in modo legale invece che illegale. In secondo luogo, perché il consumo di droga può sottrarsi allo scambio con il denaro, la prostituzione no. Infine, perché la prostituzione in Italia è già depenalizzata. Legalizzarla significa: far dettare alla legge le condizioni in cui può essere esercitata; legittimare le figure intorno alla prostituta (lo sfruttatore, il favoreggiatore e il cliente); e normalizzare a livello simbolico l’idea che la sessualità femminile sia una sessualità di servizio.

Al fine di sottrarla al mercato controllato dalle mafie, immagino come possa funzionare la legalizzazione della droga. Invece non so immaginare come possa funzionare la legalizzazione della prostituzione. La prima estingue il mercato stesso; la seconda lo fa emergere con il rischio molto elevato di legalizzare o di agevolare anche il controllo mafioso. Tratta e schiavitù esistono perché le prostitute disponibili sono poche. Nei bordelli legalizzati si trovano le une e le altre. I clienti non fanno distinzioni. I controlli dello stato sono teorici.

Il consumatore di droga soffre assuefazione e dipendenza, sente il bisogno di assumere la sostanza, di aumentare le dosi, è disposto a pagare qualsiasi prezzo, anche a delinquere per procurarsi i soldi. Su questa dipendenza si arricchiscono le mafie che controllano la produzione e la distribuzione della droga. Ha senso pensare sia utile sottrarre alle mafie questo controllo, non con la proibizione che finisce per alimentare il mercato clandestino, ma con la concorrenza dello stato e, nel caso della marijuana, con il permesso ai consumatori di coltivare in proprio per uso personale.

Se un tossicodipendente può ottenere dallo stato ad un prezzo politico, o persino gratis, la droga e luoghi dove potersi drogare, sarà libero dagli spacciatori. I profitti delle mafie crolleranno. Lo stato si limiterà a fornire sostanze e servizi, senza incentivare il consumo, perché disinteressato a ricarne profitto. Le mafie, battute sul prezzo, perderanno a loro volta interesse ad incentivare la diffusione del consumo, così i tossicodipendenti diminuiranno. Il mercato della droga è un mercato indotto dall’offerta. Se l’offerta diventa passiva, il mercato si estingue.

Può estinguersi allo stesso modo il mercato della prostituzione? E’ impensabile che lo stato fornisca prestazioni sessuali a basso costo o gratis. Le schiave della tratta continuerebbero ad essere comunque competitive. Tante prostitute sono minorenni, l’ingresso nella prostituzione in media avviene a 13 anni. Possiamo legalizzare la prostituzione minorile, per sottrarne il mercato al controllo delle mafie? Molte prostitute rifiuteranno di regolarizzarsi, perchè non vorranno apparire ufficialmente come tali. Diventeranno fuorilegge?

Salvo casi patologici, i clienti della prostituzione sono estranei a problemi di assuefazione e dipendenza. Vanno dalle prostitute di loro spontanea iniziativa senza il bisogno di essere incentivati da offerte malavitose, senza finire intrappolati in circoli viziosi. Se il mercato della droga è indotto dall’offerta, quella offerta che si vuole neutralizzare, il mercato della prostituzione è indotto dalla domanda. Estinguere il mercato della prostituzione, significa reprimere, neutralizzare o comunque intervenire sulla domanda, affinché smetta di domandare. La legalizzazione della prostituzione ottiene invece l’effetto contrario: rende la domanda più facile e gli amplia il ventaglio delle offerte.