Berlusconismo e antiberlusconismo

Silvio BerlusconiMettere sullo stesso piano berlusconismo e antiberlusconismo è ingiusto, per la qualità delle due parti e per i rapporti di forza, non solo elettorali, anche economici e mediatici. Eppure questa contrapposizione mi va stretta. Mi colloco tra gli antiberlusconiani, tuttavia, mentre il berlusconismo è stato uno, gli antiberlusconismi sono stati almeno tre e il mio è il terzo.

Il berlusconismo per me è stato essenzialmente il superamento negativo di due principi borghesi.

1) Lo stato come comitato d’affari della borghesia, divenuto con Berlusconi il borghese che si fa gli affari in proprio a capo del governo, con scarsa coscienza di classe e molto coscienza del suo interesse individuale, tanto da essere appena tollerato, quando non avversato, dal Corriere della Sera, La Stampa e il Sole24 Ore, per non dire di Repubblica, i principali giornali della borghesia; e nel farsi gli affari in proprio assume la propria azienda come modello di governo dello stato, con conseguente insofferenza per l’opposizione, la libertà di stampa, la divisione dei poteri.

2) La doppia morale dei vizi privati e delle pubbliche virtù, divenuti con Berlusconi una morale sola: i vizi privati rovesciati ed esibiti come pubbliche virtù: alla luce del sole si fa leggi ad hoc allo scopo di salvarsi dai processi, difende il lavoro nero e l’evasione fiscale, esibisce le donne come trofei, oggetti di status del potere, le narra come rampanti prostitute e legittima la stessa prostituzione come mezzo plausibile per accedere alle risorse, al lavoro, alla carriera. Un populismo di destra, volgare e sessista, che comunica con slogan demagogici, semplici e ripetuti fino allo sfinimento, per persuadere elettori infantilizzati, ispirato al liberismo, ma alleato di tutti i conservatori e i reazionari, anche statalisti e assistenzialisti, tenuti insieme con il collante di un paranoico e anacronistico anticomunismo, fino allo sdoganamento del fascismo e alla predicazione del revisionismo storico. Dunque, tutto e solo negativo? No, al ministro della sanità Girolamo Sirchia va riconosciuto di aver imposto il divieto di fumare nei locali pubblici (2003).

Il campo dell’antiberlusconismo si divide almeno in tre parti e solo in alcuni momenti riesce a stare tutto insieme nelle coalizioni progressiste e uliviste.

Il Fatto 27 agosto 20151) C’è un antiberlusconismo morale, legalitario e irriducibile, forse quello che ha più diritto e che ci tiene di più a definirsi tale, espresso soprattutto da intellettuali, attori, comici, giornalisti. Personalità di destra e di sinistra. Gli esponenti più illustri sono Norberto Bobbio, Umberto Eco, Giorgio Bocca, Enzo Biagi, e Indro Montanelli. Poi, nel corso del ventennio, la militanza antiberlusconiana più attiva e costante nel tempo sarà assunta da giornalisti come Michele Santoro e Marco Travaglio e da politici come Antonio Di Pietro. Quale che sia la loro analisi, trattano Berlusconi come se fosse l’ostacolo principale, la causa dei mali del paese, il nemico da battere, per ripristinare le condizioni necessarie di moralità e legalità. Il loro interesse per la questione sociale e per la questione femminile è relativo, più strumentale che reale. Parte di quest’area confluirà alla fine nel Fatto Quotidiano, nella Lista Ingroia, o nel Movimento 5 Stelle. Realtà prevalentemente maschili che dimostreranno di avere sulle donne uno sguardo sessista simile a quello berlusconiano, riconfinato nello schema della doppia morale o spacciato per genuina volgarità. Nondimeno, si è trattato di una parte che ha fatto da argine sulla libertà di stampa e l’indipendenza della magistratura, ha incalzato il centrosinistra e ha saputo produrre un vasto e documentato archivio di denuncia e di cronaca giudiziaria.

Ulivo 19962) C’è un antiberlusconismo politico, moderato, di sinistra, che vede in Berlusconi più l’effetto che non la causa dei mali del paese. Un paese strutturalmente conservatore, per la presenza del Vaticano, il suo ampio ceto medio, la sua struttura produttiva frammentata in piccole imprese familiari, l’arretratezza del mezzogiorno e molte aree controllate dalla criminalità organizzata. Berlusconi è il rappresentante di una parte della società, bisogna farci in conti, conviverci, tentare di costituzionalizzarlo insieme con i post fascisti e i nuovi leghisti. Parlare male di Berlusconi, denunciare le sue malefatte, giocare la carta dell’antifascismo convince solo i già convinti e fa il gioco del vittimismo berlusconiano, che si presenta perseguitato dalle toghe rosse. Questi dirigenti del centrosinistra anticipano il discorso di Renzi, già vent’anni prima, non vogliono la contrapposizione, perché non credono di poterla vincere e perché sui contenuti della politica economica, della politica estera e della politica istituzionale stanno spostando il loro partito verso il centro, un terreno in fondo favorevole per tentare un accordo e una convivenza. Questi dirigenti giocano la carta dell’antiberlusconismo più contro la sinistra antagonista, che contro Berlusconi, per tenerla dentro una logica bipolare. Quell’alleanza, guidata da Romano Prodi, è comunque riuscita a portare l’Italia nell’euro senza fare un massacro sociale.

bandiera prc3) La sinistra antagonista è il terzo antiberlusconismo. Per lei, Berlusconi è l’effetto, non solo dei mali dell’Italia, ma anche dei mali del nuovo capitalismo, che dopo il crollo del comunismo e la rottura del patto socialdemocratico, tende a fare politica saltando le mediazioni e le concertazioni. Questa parte si oppone alla moderazione salariale, all’erosione dello stato sociale per il risanamento, alla precarizzazione del lavoro, alle privatizzazioni, e vede che quando queste politiche sono espresse da Berlusconi, l’opposizione di sinistra e sindacale riesce a contenerle, quando invece sono espresse dal centrosinistra, con la concertazione sindacale, con tempi e modi più graduali, queste politiche passano. E’ il caso della riforma Dini sulle pensioni, che ritorna dal retributivo al contributivo. E vent’anni dopo sarà il caso dell’articolo 18. Ma questa parte oscilla tra costruzione di una sinistra autonoma e frontismo, senza mai riuscire a risolvere il dilemma del proprio ruolo nella gabbia del bipolarismo, pur riuscendo in una prima fase a ancorare la politica del centrosinistra ad una politica di relativa equità.

Questi tre antiberlusconismi, oggi Renzi li mette in un solo calderone insieme con il berlusconismo, e si propone come superpartes che procede oltre e più avanti, anzi che finalmente inizia a muoversi e lo fa di corsa per recuperare il tempo perduto. La storia riparte da lui. In realtà, è il proseguimento dei dirigenti del centrosinistra (e forse di Craxi prima di loro), ne dismette la retorica e lo stile, per assumere in modo più sobrio quella del loro avversario, ma prosegue sulla strada del decisionismo istituzionale e del liberismo economico. Con lui la contrapposizione si ripropone con un titolo diverso: renzismo vs antirenzismo. in un quadro politico più arretrato dove tra gli antirenziani vi sono, molto ingombranti, Grillo e Salvini. Però, arrivano anche buone speranze: dalla Grecia, dalla Spagna, e dall’Inghilterra.

Riferimenti:
Rimini Comunione e Liberazione Meeting di Rimini Matteo Renzi 25 Agosto 2015
Addio berlusconismo, addio antiberlusconismo: Renzi oltre la Seconda Repubblica – Mario Lavia, 26.08.2015
Renzi al Meeting Cl: i pro e gli anti – Marco Travaglio, 26.08.2015
Berlusconismo o cosa? Ecco i veri motivi per cui l’Italia ha perso gli ultimi vent’anni – Paolo Ferrero, 27.08.2015
Berlusconismo e antiberlusconismo: scusi Renzi, ma lei da che parte stava? – Antonio Padellaro 27.08.2015
Le responsabilità degli ultimi vent’anni – Piero Ignazi 27.08.2015
Massimo D’Alema apre lo scontro d’autunno con Renzi: “Non si sputa sul passato per far finta di essere grandi” – HuffPost 27.08.2015
Il travaglio di Travaglio per quel ventennio ormai alle spalle – Mario Lavia 28.08.2015

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