Più resistenza che rifondazione

Cossutta Serri GaraviniCon lo scioglimento del PCI, molti di noi del fronte del no fummo ad un bivio: scegliere il PDS o Rifondazione comunista. I dirigenti più importanti (Natta, Ingrao, Tortorella) scelsero di essere minoranza nel PDS, gran parte della base si disperse o scelse Rifondazione comunista e così feci io.

Il ragionamento di fondo era: Il PDS ha smesso di essere comunista, senza diventare socialista; si è trasformato in un partito liberale. I comunisti di altri paesi fanno le minoranze nei partiti socialdemocratici, ma in nessun caso militano nei partiti liberali. Dunque rimaneva solo la strada di un nuovo partito comunista.

Nel compiere questa scelta, albergava tra noi la sensazione di stare dalla parte del cuore, mentre la ragione stava altrove. Ci ricordavamo delle tante piccole formazioni di sinistra andate male. Avevamo provato simpatia o disprezzo per le minoranze di sinistra, ma la nostra identità era stata anche quella di essere un grande partito di massa ed era difficile ora accettare l’idea di essere un partito minore.

Il partito minore aveva dirigenti minori. Erano anziani in declino o meno giovani di secondo piano. Nessuno parlava o scriveva in modo brillante. I dirigenti provenienti da Democrazia proletaria e dalla Quarta Internazionale sembravano più svegli, ma avevano alle spalle una lunga esperienza minoritaria. Se il segretario del PRC era Sergio Garavini, la struttura portante del partito era l’Associazione nazionale marxista di Armando Cossutta.

brancaccioIl nuovo partito era più maschile del PCI o del PDS, si precipitava a negare le quote rosa nello statuto – invece previste nel partito comunista che nell’ultima legislatura aveva eletto un terzo di deputate e senatrici – con l’argomento della centralità del conflitto di classe. La contraddizione di sesso veniva collocata in periferia o negata del tutto.

Il PCI rappresentava un valore storico, una volta sciolto che senso poteva avere emularlo in formato ridotto? I partiti comunisti nacquero per fare la rivoluzione subito, per separarsi dai partiti socialisti irresoluti e inetti nel mettersi alla testa dei movimenti sociali dopo la prima guerra mondiale. Ora, in Italia, un nuovo partito comunista rinasceva per mettere la rivoluzione sullo sfondo di un’orizzonte indefinito e con il rischio di passare molto del suo tempo a rivaleggiare con il partito da cui si era appena separato.

Nonostante tutti questi dubbi, alla fine decisi comunque di starci, perché Rifondazione contribuiva a mantenere aggregata una parte del popolo del PCI, che diversamente si sarebbe dispersa. Nei primi anni della sua vita, quel piccolo partito riuscì ad ancorare il centrosinistra ad un politica di relativa equità, nel risanamento per l’adesione alla moneta unica e a svolgere una funzione di resistenza.

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