Possiamo accogliere i profughi di guerra (e della povertà)

profughi siriani

Mentre gli europei sono divisi tra la xenofobia e la solidarietà, è importante pronunciarsi a favore dell’accoglienza, per dare il segno prevalente all’opinione pubblica, per condizionare le scelte dei governi, che spesso presumono più paura di quella che c’è.

I migranti naufragati con i barconi o asfissiati nei Tir, le foto di un piccolo bambino siriano morto sulla spiagga turca, hanno scosso le coscienze e risvegliato nei democratici l’imperativo di un minimo di umanità e di moralità. Noi sappiamo che quelle morti sono l’effetto delle nostre politiche di contrasto, che impediscono ai migranti di raggiungerci in condizioni di legalità e sicurezza.

Paesi più poveri come la Turchia, il Libano, la Giordania, accolgono molti più profughi di noi. Lo fanno in condizioni inferiori ai nostri standard, ma restano condizioni superiori a quelle di una guerra, in cui si rischia di diventare schiavi, di essere feriti, torturati, di venire decapitati o uccisi in altro modo. Noi, standard di accoglienza più elevati ce li possiamo permettere. Se riteniamo che i campi profughi dei paesi più prossimi alle zone di guerra siano inadeguati, a maggior ragione possiamo offrire la nostra ospitalità.

Siamo ancora ricchi abbastanza per accogliere donne e uomini in fuga dalla morte o da una vita di stenti e loro possono aiutarci a produrre ulteriore ricchezza oppure a rallentare le nostre recessioni. In ogni caso, sono esseri umani come noi e questo basta per scegliere di accoglierli. Regole e procedure decidano il come, non il se e neppure il quanti.

Abbiamo un debito storico per il nostro passato coloniale e un debito contemporaneo per il nostro interventismo militare, che ha lasciato nel caos interi territori. Un debito più grande e più importante di quello che, con grandi sacrifici, paghiamo in modo permanente a ricchi creditori. E’ ora di cambiare le priorità.

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