Intervenire in Siria?

Attivista inglese contro intervento in Siria

Di norma mi oppongo all’uso della forza. Penso non sia lecita, se non per legittima difesa e come estrema ratio; spesso dubito della sua efficacia. Così ascolto e leggo con molto scetticismo chi pensa di aiutare i profughi a casa loro con un intervento militare in Siria, poiché accoglierli non basta, occorre risolvere la causa che li mette in fuga. Inglesi e francesi annunciano una offensiva contro l’Isis, a cui l’Italia rifiuta di partecipare.

Un intervento fu pensato dagli Stati Uniti nel 2013 contro Assad, accusato di usare gas nervino. Obama aveva indicato nell’uso di armi chimiche la linea rossa oltrepassata la quale gli americani sarebbero intervenuti. L’uso fu accertato; la responsabilità, se dei governativi o dei ribelli, invece no. Nel 2013, il regime stava recuperando i territori perduti, occorreva arginarlo. Obama fece poi marcia indietro per l’opposizione della Russa, della Cina, del Congresso e di una parte dell’opinione pubblica, e si limitò, con l’intermediazione dell’Onu, ad un accordo con la Russia sulla distruzione dell’arsenale chimico siriano.

Un anno dopo, quando venne alla ribalta l’Isis, i raid aerei già in atto in Iraq furono estesi alla Siria, con il consenso, ma senza l’autorizzazione, di Assad. L’Isis e il regime siriano sono le due principali parti in conflitto. L’interventismo americano dunque contrastò prima il prevalere di Assad, poi il prevalere dell’Isis. Ora, ai raid americani si aggiungono quelli francesi e inglesi, che passano da una funzione di supporto indiretto ad una di supporto diretto. Resta da capire con quale obiettivo.

Nell’immediato i bombardamenti aerei aumentano i profughi e le vittime tra i civili. Senza un intervento di terra è impossibile tentare di imporre una pacificazione e stabilizzare l’area. A terra non si può puntare su una precisa e accettabile forza alleata capace di avere la meglio sui contendenti: i curdi sono limitati al nord del paese, il Kurdistan siriano; quelli di Al-Nusra sono fondamentalisti di Al Qaeda rivali dell’Isis; i disertori del regime, l’Esercito libero siriano, sono la componente più debole. L’85% dell’opposizione armata è composta da fondamentalisti. L’unico è Assad, il nemico originario, l’alleato di Russia e Iran, quello che americani, europei, turchi e sauditi vorrebbero far uscire di scena.

I raid americani, inglesi e francesi, dunque, non servono ad accelerare la fine della guerra, ma solo a mantenerla in equilibrio. Così il conflitto prosegue, le vittime aumentano e anche i profughi, senza la prospettiva di una conclusione, perchè il vincitore del momento è sempre quello che americani ed europei vogliono contenere.

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