Razzismo insindacabile per il PD

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Cecile Kyenge è stata nel governo Letta la prima ministra nera della storia della repubblica. Durante il suo mandato al ministero dell’integrazione è stata bersagliata da continui insulti a sfondo razzista, in particolare da parte di fascisti e leghisti, dalle pagine dei social media di semplici militanti, e dalle tribune di leader politici e istituzionali.

Il più importante è stato il vicepresidente del senato Roberto Calderoli che, durante un comizio leghista, ha equiparato la ministra ad un orango, ragione per cui il vicepresidente è stato denunciato per razzismo ai sensi della legge Mancino. Ieri, il senato ha dato l’autorizzazione a procedere per l’accusa di diffamazione, ma ha negato quella per l’accusa di razzismo. Tra i senatori respingenti si trovano due terzi del gruppo PD, compresi esponenti della minoranza e metà del gruppo di SEL.

Poiché Calderoli ritira parte dei suoi emendamenti al ddl Boschi, si sospetta un baratto: il salvataggio del senatore in cambio dell’approvazione della riforma del senato in tempo utile. E’ verosimile, ma non spiega tutto. Tra i salvatori vi sono anche esponenti di sinistra contrari alla riforma.

Da due decenni, nel dibattito politico, ascoltiamo espressioni violente, offensive, razziste; le vediamo accolte come manifestazioni di intemperanza, cattivo gusto, sarcasmo, modi di esprimersi di personaggi folcloristici mai presi sul serio. D’altra parte, molti democratici e di sinistra sono imbarazzati e preoccupati di fronte ai migranti.

Per difendersi dall’accusa di razzismo, alcuni xenofobi raccontano di avere un amico straniero. Nel veder smentiti i propri fantasmi, essi credono che quell’immigrato loro amico, collega, vicino, sia diverso dai suoi simili e uguale a noi. Succede qualcosa del genere ai democratici che hanno orrore del razzismo, ma poi tollerano l’amico razzista: lo vedono normale, uguale a noi, una brava persona, con i suoi meriti, che ogni tanto le spara un po’ grosse. Per molti senatori democratici, Calderoli è un tipo così. Lo conoscono da vent’anni e con lui sono in relazione, mentre Cecile Kyenge è per loro lontana, un’estranea se non una straniera.

Il salvataggio di Calderoli, che reputo vergognoso, ci ripropone una questione, oltre il razzismo delle formazioni xenofobe: la tolleranza e la benevolenza delle formazioni democratiche e di sinistra.

12 pensieri su “Razzismo insindacabile per il PD”

  1. bah, non c’è peggior razzismo di chi sta dalla parte dei cosiddetti diversi a prescindere. è stata fatta ministro per trovata pubblicitaria, ma politicamente è meno che nulla. la Boschi è una statista a confronto.

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  2. Se un’africano riceve un insulto razzista, se un ebreo riceve un insulto antisemita, se un gay riceve un insulto omofobo, tu cosa fai? Ti metti a valutare la competenza, i meriti, le qualità delle persone insultate, per non essere dalla parte dei diversi a prescindere? Si vede che per te il razzismo è una modalità di critica accettabile. Forse non ti rendi conto che questo tipo di offese colpiscono, non un individuo, ma interi gruppi umani.

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  3. trovo la Kyenge e la sua storia (anche familiare) così insopportabile da trovarmi a giustificare Calderoli. come me la penseranno evidentemente buona parte di quelli del PD. insomma, se una sta sul cazzo sta sul cazzo, c’è poco da fare.

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  4. bah, direi che è una uscita che non ti fa onore Massimo. i rigurgiti razzisti, che esistono e spesso sono ben più che rigurgiti, trovano proprio origine in questi atteggiamenti di solidarietà a prescindere, in questo come in altri casi dove si affrontano altre “diversità” (che è poi un termine che mi fa venire l’orticaria, per me che contano i comportamenti e lo stato di diritto senza guardare opinioni e/o colore della pelle). che è poi il motivo per cui certa sinistra non ha mai trovato preso in ampi strati del paese anche popolari. e comunque non ti preoccupare, la Kyenge si sarà offesa, ma dalla ditta non esce, che nessuna la ricandiderebbe.

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  5. Ritieni di avere scritto cose onorevoli, Francesco?
    Provo imbarazzo ad argomentare che la figura dell’orango ha a che fare proprio con il colore della pelle e non con i limiti veri o presunti della ministra. Offensiva quindi, non solo verso una persona, ma verso ogni persona con la pelle nera. E verso ogni persona civile.
    La tua obiezione, secondo cui sarei solidale a prescindere, avrebbe senso di fronte ad una critica politica. Non ha nessun senso di fronte ad un’offesa razzista.
    Di fronte al tentativo di degradare, deumanizzare una persona, è collusivo mettersi a valutare quella persona.
    Il razzismo è violenza e inciviltà, è incompatibile con la convivenza, perciò di fronte al razzismo si reagisce proprio a prescindere. In questi termini.

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  6. mi domando se hai mai scritto nel tuo blog un pezzo a difesa di Mario Balotelli, che di insulti razzisti ne ha ricevuti 100 volte peggio della Kyenge. solo che anziché provenire da Calderoli provengono da lobotomici curvaioli. solo che anziché riguardare una “povera immigrata del Congo” riguardano un giovane viziato miliardario.

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