I lavoratori del Colosseo

colosseoSe c’è uno sciopero o un’assemblea sindacale che porta ad una sospensione del servizio pubblico, spetta all’amministrazione informare per tempo gli utenti.

Come visitatore dei musei non considero le persone che vi lavorano una mia controparte. Lo stesso come utente di qualsiasi servizio pubblico. Mia controparte il governo.

E mi dispiace, mi fa sentire raggirato, se il governo prova a indicarmi i suoi dipendenti come miei nemici, pure con toni e pose gladiatorie antisindacali, che mai si permetterebbe di assumere contro gli imprenditori e la Confindustria.

Contrapporre utenti e lavoratori, tenere l’organico al minimo, far fare lo straordinario ai pochi lavoratori in servizio e poi non pagare lo stipendio, non è una musica nuova, una musica cambiata che i sindacati devono capire. E’ la vecchia musica padronale.

Di nuovo c’è che a suonarla sia un presidente del consiglio di sinistra. Lo stesso che da sindaco di Firenze chiuse Ponte Vecchio al pubblico per una cena privata della Ferrari di Montezemolo.

Di nuovo c’è un anziano imprenditore di destra il quale ricorda che i dipendenti si pagano, in risposta ad una incredibile sottosegretaria, che definisce reato un’assemblea sindacale regolarmente convocata e autorizzata.

Se i musei sono beni pubblici essenziali, come decide un decreto governativo, per impedire le assemblee dei dipendenti in orario di lavoro, questo è motivo per un investimento eccezionale sui musei, con stipendi adeguati, nuove assunzioni, non un pretesto per violare i diritti sindacali, gli stessi che valgono in Francia, in Inghilterra, in qualsiasi paese democratico.

9 pensieri su “I lavoratori del Colosseo”

  1. i sindacati del pubblico impiego (su tutti la scuola) sono detestati da tutti. si sa che sono un coacervo di fancazzisti che vivono alle spalle dei contribuenti. per quanto riguarda i lavoratori, essi trovano poco sostegno tra le persone per un semplicissimo e anche banale motivo. la crisi fa perdere posti di lavoro, crea tragedie enormi, tanta gente sta a casa e quasi mai per colpa propria, ma cascasse il mondo se tu sei un dipendente pubblico puoi rubare e persino ammazzare ma il posto di lavoro non lo perdi. sarà populismo, ma questo è quello che percepisce il cittadino/contribuente. e anche le eccezioni positive, che sicuramente ci sono, non riescono a modificare questo semplice assunto

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  2. Conosco questo modo di pensare, ma lo trovo del tutto sbagliato. E’ la guerra tra poveri. Tra quelli che stanno peggio si può sempre trovare un capro espiatorio tra quelli che stanno appena un po’ meglio. I lavoratori pubblici rispetto ai lavoratori privati. I lavoratori regolari rispetto ai precari. I precari rispetto ai disoccupati.
    Tra italiani e migranti invece funziona al contrario, sono quelli che stanno peggio ad essere messi all’indice come minaccia per chi sta appena un po’ meglio.

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  3. sarà sbagliato finchè vuoi, ma è il percepito che conta nella vita. e guarda che non ti parlo di efficienza, sia chiaro. perché io da sempre lavoro nel privato e posso garantirti che anche nel privato il fancazzismo regna sovrano. ma se oggi c’è una categoria che sta peggio di tutti, e che tu non hai citato è quella del cittadino meglio ancora se contribuente. ecco, di fronte all’enorme inefficienza del pubblico, dai dirigenti apicali all’usciere del comune, lui è il vero “povero” (qualunque sia la sua dichiarazione dei redditi)

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  4. Il «percepito» è falsa coscienza. La politica, almeno la politica della sinistra, esiste per svelarla, non per farne il proprio paravento. Anche l’usciere è un cittadino. Dalla violazione dei diritti dei lavoratori pubblici, nessun cittadino ci guadagna. Indebolire le categorie più forti del lavoro dipendente, indebolisce tutto il lavoro dipendente. Se c’è inefficienza, c’è un difetto di amministrazione, di governo, non di cattiva volontà dei lavoratori, che certo non saranno motivati a lavorare meglio, facendogli fare lo straordinario senza pagarglielo e poi mettendoli all’indice se reagiscono. Anche quella fila di turisti davanti al Colosseo, si è formata, perché il governo non ha fatto il suo dovere, quello di avvertire i tour operator dello svolgersi di un’assemblea regolarmente convocata, annunciata e autorizzata.

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  5. vedi Massimo, questa è la differenza che “percepisco” tra me ed il resto degli italiani. tu parli di responsabilità altrui, del governo, dei dirigenti, della p.a. in senso generico. io nella vita, nella mia vita, metto davanti le MIE responsabilità, i miei doveri e poi i miei diritti. io colpevolizzo in primo luogo me stesso. per me ad esempio la meritocrazia è un concetto di sinistra, ma sai chi non la vuole la meritocrazia nel pubblico impiego? i sindacati ed anche i lavoratori, perché ci sarà sempre un “dirigente che favorirà qualcuno”. così una cosa giusta non si fa, a meno che di non distribuyirla a tutti, e ci si inventa assurde attività solo per giustificare 1000 euro in più di stipendio all’anno. che il mondo dei lavoratori pubblici faccia acqua da tutte le parti lo dicono i numeri: assenteismo doppio, triplo o quadruplo rispetto al privato, inefficienze che tutti i cittadini chi più chi meno hanno dovuto subire nella loro vita. e non è colpa del ministro, del dirigente apicale o di Renzi. spessissimo è colpa dell’usciere

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  6. Sul piano introspettivo ci sta che colpevolizzi me stesso. Sul piano pubblico indico le responsabilità pubbliche, che sono quelle dei dirigenti, degli amministratori e dei governanti. Colpevolizzare i lavoratori è sparare nel mucchio.
    I doveri e le sanzioni per le inadempienze sono già stabiliti nelle leggi e nei contratti. Essere lassisti nei confronti di inadempienze ed essere punitivi nei confronti dell’esercizio dei diritti sindacali è un’altra colpa di chi ha il compito di governare.
    La meritocrazia è una buona cosa in opposizione al nepotismo e al clientelismo, è una cattiva cosa quando discrimina e gerarchizza tra lavoratori regolari sulla base di presunti criteri oggettivi e neutrali. I lavoratori vanno motivati, non premiati e puniti.

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