colosseoSe c’è uno sciopero o un’assemblea sindacale che porta ad una sospensione del servizio pubblico, spetta all’amministrazione informare per tempo gli utenti.

Come visitatore dei musei non considero le persone che vi lavorano una mia controparte. Lo stesso come utente di qualsiasi servizio pubblico. Mia controparte il governo.

E mi dispiace, mi fa sentire raggirato, se il governo prova a indicarmi i suoi dipendenti come miei nemici, pure con toni e pose gladiatorie antisindacali, che mai si permetterebbe di assumere contro gli imprenditori e la Confindustria.

Contrapporre utenti e lavoratori, tenere l’organico al minimo, far fare lo straordinario ai pochi lavoratori in servizio e poi non pagare lo stipendio, non è una musica nuova, una musica cambiata che i sindacati devono capire. E’ la vecchia musica padronale.

Di nuovo c’è che a suonarla sia un presidente del consiglio di sinistra. Lo stesso che da sindaco di Firenze chiuse Ponte Vecchio al pubblico per una cena privata della Ferrari di Montezemolo.

Di nuovo c’è un anziano imprenditore di destra il quale ricorda che i dipendenti si pagano, in risposta ad una incredibile sottosegretaria, che definisce reato un’assemblea sindacale regolarmente convocata e autorizzata.

Se i musei sono beni pubblici essenziali, come decide un decreto governativo, per impedire le assemblee dei dipendenti in orario di lavoro, questo è motivo per un investimento eccezionale sui musei, con stipendi adeguati, nuove assunzioni, non un pretesto per violare i diritti sindacali, gli stessi che valgono in Francia, in Inghilterra, in qualsiasi paese democratico.