Denunciare in pubblico il sessismo privato?

mascherati

Il caso dell’avvocata Charlotte Proudman è stato ripreso dal Washington Post e messo a confronto con quello di Maggie Serota. Le due donne hanno ricevuto messaggi privati da corteggiatori indesiderati. Entrambe li hanno denunciati in pubblico, per promuovere un controllo sociale informale contro il sessismo, con una differenza: Maggie Serota ha denunciato solo il messaggio ricevuto, Charlotte Proudman ha rivelato anche le generalità del mittente. La scelta dell’avvocata Proudman è stata criticata: innesca una reazione sproporzionata contro la reputazione del suo corteggiatore; carica sulle spalle di un solo uomo il sessismo di una intera società.

Dunque, due questioni. È giusto, ha senso, denunciare in pubblico i comportamenti sessisti privati (o anche pubblici quando passano inosservati)? È giusto, ha senso, denunciare in pubblico oltre il comportamento sessista, anche il suo autore?

Secondo me, il sessismo è agito in modo inconsapevole. Non ci si rende conto di inferiorizzare le donne, oppure ci si rende conto, ma lo si reputa normale, naturale, condiviso da tutti, dalle donne stesse. Per rendere consapevoli i sessisti, è necessario correggerli. Io non ho mai pensato che un certo modo di approcciare le donne fosse maschilista, finché una donna non me lo ha detto. Nell’immediato ho negato, poi ci ho riflettuto ed ho dovuto riconoscere che aveva ragione. Un altro elemento che mi ha cambiato è stato il discorso pubblico berlusconiano sulle donne. In parte mi ha fatto da specchio, in parte l’ho visto messo sotto accusa: dalla moglie, dalle escort, dai giornali. Questo, mi ha portato ad una posizione di rifiuto di quel modo di essere anche nelle sue forme più edulcorate.

Tanti uomini, con un po’ di ausilio femminile, difendono o negano il sessismo e non so valutare quale effetto possano produrre tante discussioni e tante denunce. Esistono pagine su Facebook che mostrano in rassegna ogni giorno, frasi, fatti, comportamenti sessisti, come La Friendzone non esiste. Un effetto negativo può essere quello di mostrare che i sessisti sono tanti e che le donne ne sono sempre vittime. Sentirsi in tanti rafforza e normalizza. Un effetto positivo è che una modalità di comportamento viene nominata e parzializzata. Sentirsi in tanti dopo aver creduto di essere tutti, forse un po’ indebolisce.

Credo e spero sia sufficiente denunciare i comportamenti, o discuterne se si preferisce. Una battaglia culturale non ha bisogno di gogne. Tuttavia, è insopportabile la gogna alla rovescia, che mette all’indice la vittima, per aver nominato il suo molestatore. Fino a che punto un molestatore ha diritto ad essere tutelato? Molti molestatori sono degli impuniti. Anche il loro comportamento seriale non conosce limiti e proporzioni. Molte donne non ricevono mai un po’ di giustizia e all’ennesima molestia possono sentirsi esasperate.

La denuncia pubblica va meditata ai tempi dei social-network, ma questi tempi sono per tutti. Grazie a questi nuovi e potenti strumenti di comunicazione ha potuto avere successo un documentario come Il corpo delle donne; e sono stati messi in discussione i comportamenti sessisti di vari personaggi pubblici della politica e dello spettacolo. Peraltro, l’efficacia del mezzo agisce anche in senso inverso. Basti vedere la reazione misogina, questa si davvero sproporzionata, nei confronti di una battuta mal formulata da parte di Alice Sabatini, ultima Miss Italia.

Il mezzo può essere molto efficace, a propria tutela, anche per riconoscere di avere sbagliato e chiedere scusa. E’ vero che il sessismo è un fenomeno storico, culturale, sociale, più grande dei suoi singoli autori, ma questo non può diventare un argomento che separa e assolve gli autori (maschi burattini in carne e ossa), dal sessismo (spirito oscuro e burattinaio).

12 pensieri su “Denunciare in pubblico il sessismo privato?”

  1. ho letto, ammetto un po’ distrattamente, questi articoli sul sessismo e dintorni, e devo dire che non so bene che cosa dirti…. siamo in una società in cui tutti i giorni assistiamo (assisto, se prefersici) allo spettacolo di donne che utilizzano la loro avvenenza per primeggiare, per battere altre donne più meritevoli, per fare carriera, per fare soldi, e tu ti preoccupi delle battute via social di un uomo ad una donna? posso capire se ci si occupa di stupri, di discriminazioni ma….. di una battuta, di un complimento, di un provarci più o meno goliardico…mah!
    nel 2015 posizioni paleofemministe come queste hanno senso?

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  2. Lo spettacolo è dovuto al fatto che i media concentrano l’obiettivo su alcune immagini di donna e non su altre. Una olgettina ha lo stesso spazio, se non uno spazio superiore, a quello di Giorgia Serughetti. Dopo di che, sui social media, Giorgia Serughetti si prende gli stessi insulti di una olgettina.
    Non che per l’olgettina siano meritati. Se alcune donne usano la propria avvenenza per primeggiare, ciò dipende dal fatto che i gruppi dirigenti che decidono la selezione, l’accesso alle risorse, al lavoro, alla carriera, sono ancora in prevalenza gruppi dirigenti maschili. Quello spettacolo è l’espressione di una disparità di potere.
    La battuta di un uomo ad una donna, sono le battute quotidiane di milioni di uomini a milioni di donne. Uno stillicidio. Meno gravi di stupri e discriminazioni, però in continuità con essi, formano la mentalità che porta a giustificare, contestualizzare, minimizzare, negare anche gli stupri e le discriminazioni.

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  3. Al di là della situazione del capufficio porco che ricatta le dipendenti col sesso(vieni a letto con me o ti licenzio o non ti dò il posto ecc.) situazioni che tutti condanniamo io direi questo: le donne avvenenti esistono, mi chiedo che debbano fare per essere sicure di non essere scelte per un lavoro (anche) grazie al loro aspetto? Devono abbruttirsi? Non credo. Credo sia meglio prendere atto che se c’è un posto solo e ci sono due candidati competenti allo stesso modo quello che si presenta meglio anche fisicamente ha un vantaggio il più delle volte, vale pure per gli uomini belli accettiamolo

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  4. d’accordissimo con Paolo infatti, è inutile essere ipocriti. un giorno una mia amica mi disse che era ad esempio inutile essere ipocriti per quanto riguarda le dimensioni del pene: contano eccome, più ce n’è e meglio è. e lo stesso dicasi per l’aspetto estetico. qualche anno fa da noi purtroppo ci fu una downsizing, termine brutto per dire “qualcuno va a casa”. ora non entro nel merito di come finì, ma ricordo benissimo la frase di una donna a rischio nei confronti delle colleghe più giovani “fanno le troiette e sculettano e così si salvano il culo”. donna vs. donne. in realtà le cosiddette sculettanti non erano affatto trioiette (per lo meno da un punto di vista lavorativo), erano sicuramente più giovani e putacaso anche brave, due cose che non mi sembrano una colpa. ma questa cosa vale pure per gli uomini. io facevo l’arbitro di calcio. beh, a parità di bravura quello alto 1,90 batte quello alto 1,70, perché un giorno andrà in serie A e davanti a 80.000 spettatori o milioni di telespettatori è meglio far vedere un arbitro esteticamente e non solo atleticamente gradevole.
    ma rimarco, il sessismo è un’arma che usano spessissimo, per delegittimare, le donne nei confronti di altre donne.

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  5. Massimo Lizzi insiste (come a suo tempo insistettero Lipperini, Cosenza, Zanardo, con le loro “denunce” in ambito pubblicitario) ma come abbiamo già avuto modo di leggere nel post precedente, questo non è un caso di sessismo. Si tratta solo di fastidio nel sentirsi individuate, segnalate, contattate per la propria bellezza o avvenenza.

    Il sessismo non può essere ipotizzato sulla base di una proiezione di intenzioni sull’altro; non c’è nessun tipo di discriminazione del soggetto femminile nel caso raccontato sopra. Infatti per vedercela, la discriminazione, occorre ipotizzare un’intenzione malevola, sessista appunto, come si legge nel testo:

    “Vedere il lato erotico dell’aspetto fisico di una donna è il modo in cui gli uomini esercitano il potere sulle donne. Mette in secondo piano le capacità professionali delle donne, dato che la loro bellezza diventa il soggetto principale.”

    Ma neanche per idea. La Carfagna era ministra molto sexy, così come lo è Monica Bellucci. E che la seconda sia un’attrice non fa differenza. Altrimenti facciamo discriminazione. Cioè sessismo! Dove sta scritto che un’attrice debba essere per forza bella, giovane e sexy? Dove sta scritto che una ministra non possa sfoggiare il proprio armamentario seduttivo?

    La teoria della Proudman è pura paranoia. Se siamo belli e abbiamo un problema con la nostra immagine erotica perché questa richiama pensieri sessuali in alcuni bontemponi che non riescono a tenere a freno la lingua o la tastiera del pc, dobbiamo risolvere i nostri problemi d’identità andando dallo psicoanalista. Lo fa chi si sente brutto, in genere: evidentemente il mondo è abbastanza disturbato perché lo debba fare anche una donna, bella, che non riesca a sopportare l’idea di essere vista ANCHE come oggetto sessuale da milioni di uomini e donne.

    E’ veramente paradossale che in un mondo dove la gente fa patti col diavolo per essere più bella e più sexy ci sia chi scatena un caso di denuncia di sessismo per una scemenza in forma di complimento scritta via linkedin.

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  6. uomini e donne si guardano e si ammirano gli uni con le altre sessualmente ed eroticamente ed è bellissimo. Solo che c’è modo e modo di dirlo, poi certo esistono anche casi di iper-sensibilità.

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  7. Il problema non è l’ipersensibilità personale. Il problema è la definizione di sessismo che una collettività fa propria e che non può essere allargata a nostro piacimento includendo ogni aspetto dell’erotismo presente in società, dalla pubblicità furbetta che simula una fellatio, a un primo ministro che racconta barzellette oscene mettendo in cattiva luce un’avversaria politica, fino ad arrivare alla pornografia.

    E’ noto da tempo che si siano sovrapposti ideologicamente i concetti di sessismo con quelli di esposizione erotica del corpo femminile. E’ peraltro un dato storico che le società più sessiste abbiano proliferato in condizioni di censura dei corpi nudi e erotizzati. Basti pensare cosa era l’Italia degli anni cinquanta. Da questo dato storico si può partire per comprendere quanto poco l’erotismo e la pornografia abbiano a che fare con il sessismo.

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  8. Pingback: Sessismo frainteso

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