maschi

La parola sessismo nasce nel movimento delle donne degli Stati Uniti, negli anni Sessanta, per analogia con la parola razzismo e suggerisce l’idea che la discriminazione delle donne sulla base del sesso sia uguale o simile alla discriminazione dei neri sulla base del colore della pelle. La parola sessismo vuole avere un significato più politico, di denuncia di un sistema sociale, rispetto ad altri sinonimi quali misoginia o maschilismo, che rimandano a significati più psicologici e culturali. Tuttavia, nel linguaggio corrente la parola sessismo si presta ad almeno due fraintendimenti.

Il primo presuppone una situazione simmetrica: i sessi sono due, pari e uguali di fronte alla legge e alle opportunità di autorealizzazione, sessista è un intervento discriminatorio, a danno dell’uno o dell’altro. Come immaginare un razzismo discriminatorio tanto verso i neri quanto verso i bianchi. Un’astrazione che ignora il sistema di potere e le gerarchie reali, nelle quali il sessismo e il razzismo assumono significato ed efficacia: legittimare un rapporto di dominio, rinforzarlo e riprodurlo. In assenza di questo elemento, eventuali generalizzazioni negative consistono solo in pregiudizi innocui. Tali sono le generalizzazioni a scapito dei maschi o dei bianchi. Tipo l’avarizia attribuita ai genovesi a differenza di quella attribuita agli ebrei.

Il secondo fraintendimento sul sessismo deriva dalla confusione tra sesso come genere di appartenenza e sesso come attività sessuale, per cui diventa sessista la rappresentazione del sesso: secondo Michele Serra, il senatore Esposito è sessista solo perché parla di sesso; secondo Maria Laura Rodotà, la candidata democratica Hillary Clinton ha fatto uno scivolone sessista perché ha dichiarato di voler dare un’occhiata ad un video osé. Questa confusione, volontaria o meno, suggerisce l’idea che l’antisessismo si opponga al sesso, a quanto vi è associato, e lo faccia per ragioni moraliste.

Spesso la rappresentazione del sesso è sessista, ma anche in questo caso il sessismo non riguarda la cosa in sé (il pregiudizio, la rappresentazione), ma il suo uso e il suo effetto in un determinato rapporto di potere, che legittima e rinforza lo schema nel quale il soggetto desiderante è maschile e l’oggetto desiderato è femminile, il primo dispone, il secondo è a disposizione.

Questo spiega, per un altro verso, perché un certo punto di vista libertario vada spesso fuori strada, quando immagina l’oppressione patriarcale coprire i corpi, la liberazione spogliarli, e di conseguenza creda che l’uso o la rappresentazione del corpo delle donne non possa mai essere sessista.

Il fatto è che nel suo schema, il soggetto desiderante maschile ha due esigenze contraddittorie: possedere in esclusiva il proprio oggetto del desiderio (mogli, fidanzate, amiche); accedere con facilità all’oggetto del desiderio altrui o di nessuno, quindi di tutti. L’uomo con la prima priorità sarà più censore, l’uomo con la seconda sarà più libertario. Io, per esempio, sono più interessato alla fedeltà di lei che alla disponibilità delle altre. Ma lo stesso uomo può essere entrambe le cose, nel corso della sua vita o in contemporanea, a seconda che si riferisca alle sue amiche e parenti o alle altre donne. Questa contraddizione, che trova le sue estreme conseguenze nel burqa e nella prostituta, è un conflitto tra maschi e nei maschi, che non ha nulla da offrire alla libertà femminile.