Il valore della vita degli afghani (e dei medici senza frontiere)

guerra afghanistan

Quando iniziai a dibattere in rete, c’era la guerra del Kosovo. I sostenitori dell’intervento militare davano poca importanza alla sorte dei civili. Questo mi sorprendeva, me li faceva apparire cinici e indifferenti, forse tifosi inconsapevoli, che si affidavano ai loro partiti e ai loro stati guida. Per loro, l’uccisione dei civili era, come diceva la retorica asettica dei governi e degli eserciti: effetti collaterali; incidenti che in guerra possono capitare, comunque non voluti dalla nostra parte, a differenza del nemico che invece uccide i civili di proposito, vuole fare un genocidioIn ogni caso, come spiegava Luttwak in televisione, quei civili avevano eletto Milosevic per ben due volte, così non era del tutto sbagliato che la guerra fosse anche contro di loro.

Tesi analoghe si sostenevano a proposito del conflitto israelo-palestinese e della guerra del golfo. I civili serbi, palestinesi, iracheni, morivano solo per errore, ma un po’ di responsabilità ce l’avevano le stesse vittime perché sostenevano la parte sbagliata, dalla quale magari erano pure usati come scudi umani. La conclusione che ne traevo, è che i sostenitori delle guerre occidentali considerassero la vita degli altri meno importante di quella dei nostri, cioè, che fossero razzisti

Mi sono tornati alla mente quelle discussioni, nel leggere le notizie sul bombardamento Nato dell’ospedale di Medici senza frontiere, a Konduz, in Afghanistan, con la conseguenza di 22 morti, 37 feriti e la chiusura dell’ospedale, che a sua volta comporterà la morte di altre persone per mancanza di cure. Forse i bombardieri si sono sbagliati, ma è improbabile visto che conoscevano la localizzazione dell’ospedale ed hanno eseguito una serie di bombardamenti per almeno un’ora; dunque non hanno ritenuto di correggersi ad opera in corso. Forse gli occupanti non vedono di buon occhio queste strutture umanitarie, perché curano anche i talebani e i civili che gli fanno da supporto. Forse, qualche guerrigliero talebano si era nascosto nell’ospedale, come sostiene l’esercito americano e come invece smentisce MSF. Fatto sta che la Nato non ha avuto la preoccupazione prioritaria di evitare questa strage, questo crimine di guerra. E con ciò, la Nato che bombarda dall’alto per risparmiare la vita dei suoi soldati, ci dice che la vita dei civili afghani e degli operatori umanitari è sacrificabile, la loro sopravvivenza è opzionale, se si tratta di vincere una battaglia sui guerriglieri.

Lo dice alla stessa popolazione afghana da molti anni, a seguito di tanti incidenti analoghiRicordo che pochi anni dopo l’inizio della guerra afghana il numero dei civili uccisi ammontava ad una cifra uguale a quella delle vittime dell’attentato alle Torri gemelle. Quale può essere la sostanziale differenza morale delle due parti dal punto di vista di un afghano? Perché dovrebbe affidarsi a dei liberatori stranieri che non esitano a massacrare la sua gente, sia pure per distrazione? Una volta un matrimonio, una volta un funerale, una volta un centro abitato, una volta una carovana, una volta una fabbrica, una volta una struttura sanitaria, etc.

All’inizio dell’intervento militare americano in Afghanistan, fu intervistato un esperto di questioni militari, che scriveva sul Giornale. Me ne sfugge il nome. Gli chiesero se l’America non rischiava di impantanarsi come i sovietici che rimasero in quel paese dal 1979 al 1988. Era il 2001, e l’esperto rispose di no, perché gli Usa non volevano conquistare l’Afghanistan, ma solo rovesciare i talebani. A missione compiuta sarebbero tornati a casa e data la sproporzione dei rapporti di forza, la missione sarebbe stata compiuta in un lampo. Siamo nel 2015, e gli americani sono ancora lì; oggi giustificano il bombardamento di un ospedale.

4 pensieri riguardo “Il valore della vita degli afghani (e dei medici senza frontiere)”

  1. È un concetto facilmente ribaltabile. Poco tempo fa abbiamo di squisito sulla necessità o meno di pagato il riscatto,quando la vita dei sequestrati è a forte rischio. Ora,ribaltò il concetto: Quanti siriani sono morti con i soldi incassati per salvare le due ragazze? Quanto tritolo e quante armi circolano grazie a quei soldi? Di fatto,per salvare 2 persone italiane,ne sono morte a decine straniere….

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  2. Nell’art. Sopra,sottolinei che il numero di civili morti in Afghanistan ,abbia ben presto raggiunto il numero delle vittima all’attacco al WTC del 2001,quasi a rimarcare (o almeno così l’ho intesa io),la differenza di sensibilità, e quindi di importanza tra il civile degli USA e quello afgano. Allo stesso modo,ho voluto raffrontare questo schema di pensiero nella situazione delle ragazze sequestrate. È molto più che una congettura affermare che quei soldi siano serviti per finanziare e potenziare l’attività terroristica. Tale attività non può prescindere dall’uccisione di innocenti,eppure si è scelto di pagare più di 10 milioni di euro. L’idea che questi soldi non abbiano fatto almeno 2 vittime, per me ha il contorno della speranza miracolosa. Come se la vita delle due cooperanti valesse più dei civili uccisi con i soldi del riscatto.

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  3. Mio parere. quando si parla di queste cose, non si prende mai in considerazione un elemento: Che l’italia è il settimo paese produttore di armi leggere, e il quarto come esportatore nelle zone di conflitto. Sospetto che la posizione dei governi occidentali, l’italia per prima, non è una posizione etica ma utilitaristica, si paga per vendere. I terroristi fanno i sequestri per entrare in contatto con i servizi e i mercanti d’armi.

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