Greta e Vanessa

L’Ansa dichiara di avere documenti giudiziari che dimostrerebbero il pagamento di un riscatto di 11 milioni di euro, per la liberazione di Greta Vanelli e Vanessa Marzullo, due cooperanti italiane rapite in Siria nell’agosto del 2014 e liberate nel gennaio del 2015. Le due cooperanti si trovavano in Siria dal 28 luglio, per conto del progetto Horryaty, un’associazione che aiuta i civili siriani colpiti dalla guerra civile.

La destra, sui suoi giornali e sui social media, si è mostrata molto offensiva nei confronti di Greta e Vanessa; contraria al pagamento di un riscatto, nonostante le due ragazze, in balia dei loro rapitori, rischiassero di essere uccise.

La questione è stata posta in modo esplicito da Angelo Panebianco sul Corriere della Sera. A suo avviso, i singoli governi nazionali, nel trattare con i rapitori, per la liberazione di ostaggi concittadini, sono più predisposti a pagare un riscatto, perché dipendenti dal consenso dei rispettivi parlamenti e della loro opinione pubblica. Se la trattativa fosse invece gestita dall’Europa, che è indipendente dal consenso, i governi faticherebbero meno a sopportare il sacrificio degli ostaggi. Come per altri sacrifici, anche questo ce lo chiederebbe l’Europa. Secondo Panebianco, il pagamento del riscatto è negativo, perchè finanzia il terrorismo, mette così a repentaglio la vita di altre persone e alimenta la pratica dei sequestri.

Se fossi io in ostaggio, vorrei essere salvato. Se fossi io a trattare con i rapitori e influire sulla sorte degli ostaggi, farei di tutto per salvarli, anche pagare un riscatto, non per il consenso che pure ha la sua ragion d’essere, ma perché ritengo sia questo il comportamento più giusto. Non potrei scegliere di sacrificare la vita di una o più persone sulla base di un calcolo, una congettura, una valutazione probabilistica su come potrebbero essere usati i soldi del riscatto o su quanto la mia determinazione a salvare gli ostaggi potrebbe incoraggiare rapimenti futuri. Nell’immediato devo agire per salvare chi è in pericolo di vita adesso, subito dopo potrò agire per contrastare gli sviluppi del terrorismo. Non posso saltare il primo passaggio, in favore del secondo. Non è morale. La proposta di Panebianco delega la responsabilità ad un livello superiore, per deresponsabilizzare i governi, e magari se stesso, il suo giornale, immedesimati nel governo. Di fronte ad un dilemma etico, invece la responsabilità bisogna assumersela.

Sono inoltre dell’idea che i terroristi siano comunque in grado di capitalizzare a proprio favore la sorte degli ostaggi, quale essa sia: compravendita, schiavitù o morte. La notizia della loro uccisione, la pubblicazione virale di video che mostrano esecuzioni efferate, come la decapitazione con il coltello, sortiscono un forte impatto emotivo e un grande ritorno propagandistico, che significa più reclute, più finanziamenti, più motivazione, più terrore seminato tra gli avversari sul terreno, più shock, nervosismo e scoordinamento provocato negli avversari oltre oceano o sopra i bombardieri.

Il cinema insegna. Quando i cattivi prendono innocenti in ostaggio, i buoni si fermano, disarmano, fanno tutto quello che serve per salvaguardare la vita degli ostaggi. Intervengono e rischiano solo se li credono già condannati. Dopo, solo dopo, riprendono la lotta contro i cattivi. Se la realtà è diversa dal cinema, è diversa anche per il fatto che noi non siamo i buoni.