senatori sessisti

Lucio Barani e Vincenzo D’Anna sono due senatori di Forza Italia, ormai transfughi al seguito di Denis Verdini, per rinforzare la maggioranza di Matteo Renzi al senato, in modo da neutralizzare la minoranza del PD. Di recente sono diventati famosi, per aver mimato una fellatio all’indirizzo della senatrice Barbara Lezzi del M5S, ragion per cui, la presidenza del senato li ha sospesi per cinque giorni.

Cinque giorni di sospensione sono parsi una sanzione troppo blanda ai giornali di opposizione, tanto da sospettare che la presidenza del senato abbia voluto permettere un rapido rientro dei due senatori verdiniani, per aiutare la risicata maggioranza che sostiene il governo. Bisogna però ricordare che a seguito di offese dello stesso tenore, da parte dell’onorevole Massimo Felice De Rosa (M5S) contro le deputate del PD, la presidenza della camera dispose una sospensione di soli tre giorni.

I gesti sessisti dei due senatori maschi ripropongono all’attenzione l’uso del sessismo nella lotta politica quando gli avversari sono avversarie o nelle normali controversie quando un uomo si trova in conflitto con una donna, che gli tiene testa, anche se non manca chi trova quei gesti molto gravi, non tanto perché offendono le donne, quanto perché offendono le istituzioni.

Alcuni qualificano il gesto come volgare, osceno, pornografico, per indicare un comportamento inopportuno, inelegante, maleducato, assunto da un uomo nei confronti di una donna. Una lettura depoliticizzata, che deplora il mancato rispetto della donna in quanto persona più delicata dell’uomo. Ancor più delicata se incinta, come dichiara il cinquestelle Alessandro Di Battista. Una lettura che si inscrive nel sessismo benevolo e protettivo.

Molti altri hanno però qualificato il gesto come sessista, anche i principali titoli di giornale. Tuttavia, abbiamo visto che l’uso di questa definizione nel linguaggio corrente e giornalistico si presta ad ambivalenze: c’è chi si riferisce al significato sessuale e chi si riferisce, in modo più proprio e corretto, al significato inferiorizzante e discriminatorio contro le donne.

Il gesto dei due senatori, infatti, vuol comunicare che le donne non sono idonee per dibattere di politica e fare le leggi, ma sono idonee per sollazzare gli uomini. Una versione non oscena dello stesso messaggio avrebbe potuto dire che le donne sono idonee per cucinare, pulire, rammendare, come scrisse Marco Travaglio, per riferirsi a Maria Elena Boschi: l’avvocaticchia di Arezzo, che alla Costituente avrebbe a stento levato la polvere dai davanzali.

Il sessismo dei due senatori verdiniani è condannato con maggiore o minore enfasi a secondo della propria collocazione politica. Per Andrea Scanzi (Il Fatto) il sessismo vale solo contro le ministre renzine, invece se contro le senatrici grilline nessuno si indigna. L’Unità ricorda il sessismo di tutti gli altri, fuori dalla maggioranza di governo.

Il sessismo degli altri è ricordato come diversivo, come scudo difensivo, o per dire che un sessismo lava l’altro. Una reciproca ipocrisia. È giusto aver presente la trasversalità del sessismo, non per attenuare il giudizio, ma per aggravarlo, non su questo o quel gruppo, ma sugli uomini che lo praticano, lo minimizzano, lo negano, oppure si mettono a fare la parte del bue che dà del cornuto all’asino.

Cinque giorni di sospensione sono pochi. Non credo la presidenza del senato voglia aiutare la maggioranza, credo soltanto sottovaluti l’importanza della questione. Proprio come fino ad oggi l’hanno sempre sottovalutata i giornalisti del Fatto Quotidiano.

Riferimenti:
Il sessismo che vi serve – Giulia Siviero – Il Post, 7.10.2015
Barani e D’Anna: il disprezzo delle donne abita nel Parlamento italiano – Nadia Somma, 7.10.2015
L’antropologa: «Dietro ai gesti sessisti c’è la pochezza di sé» – Amalia Signorelli, Il Manifesto, 6.10.2015