Ignazio Marino sindaco di Roma 1

Ho letto vari articoli sulla vicenda di Ignazio Marino e alla fine non capisco perché si dimette (o è indotto a dimettersi) da sindaco di Roma.

Perché la sua amministrazione è rimasta coinvolta in Mafia capitale, senza che coinvolgesse anche lui? Perché non ha pagato le multe della sua Panda rossa in zona ZTL? Perché ha fatto delle vacanze troppo lunghe negli Stati Uniti? Perché a Filadelfia è stato invitato dal sindaco di quella città invece che dal Papa? Perché forse si è concesso qualche spesa personale di lieve entità con la carta di credito del comune? Perché non ha risolto il problema dei rifiuti e dei trasporti? Perché la capitale è in ritardo nella preparazione del Giubileo? Perché non sa comunicare e non è abile nel gestire la sua immagine? Perché Matteo Renzi non lo vuole più? Per tutti questi problemi insieme?

Non sono un fan di Ignazio Marino. Non so se lo avrei votato, fossi stato cittadino di Roma. Non mi piace la retorica della società civile, non mi attraggono i tecnici prestati alla politica. Credo che un bravo medico forse possa fare il ministro della sanità, non qualsiasi cosa. Non mi è piaciuto per nulla lo slogan della sua campagna elettorale: Non è politica. E’ Roma. Meno che mai la sua presa di posizione contro i lavoratori del Colosseo.

Però, Ignazio Marino è stato selezionato dalle primarie del suo partito contro i candidati delle correnti più forti e ha vinto in modo netto le elezioni contro Gianni Alemanno. E’ legittimato dal voto popolare. E’ stato eletto per un mandato di quattro anni. Perché questo mandato sia interrotto, ci vuole un motivo molto importante. Non lo è una campagna mediatica, che lo tratta da zimbello; non lo sono una serie di gaffe; non lo sono le strategie elettorali del segretario del PD; non lo sono presunte irregolarità, per le quali non è neppure inquisito; non lo sono i comuni problemi della città, per affrontare i quali deve avere a disposizione il tempo di una consiliatura, al termine della quale potrà essere giudicato.

Renzi ha dichiarato che Denis Verdini, coinvolto in nove vicende giudiziarie e in cinque processi, non è il mostro di Loch Ness. Il Fatto, rubando la battuta a Chiara Geloni, ha titolato che il mostro di Loch Ness è Ignazio Marino.

Per altri personaggi politici, sotto inchiesta, sotto processo, sottoposti alla richiesta di autorizzazione a procedere, perché eletti in parlamento, abbiamo visto sventolare le bandiere del garantismo. Per un condannato per omicidio, scontata la pena, si è detto che doveva poter fare l’insegnante e il solo metterlo in discussione costituiva un sovvertimento dello stato di diritto e dell’ordinamento democratico.

Per il pestaggio mediatico del sindaco di Roma, per la pretesa delle sue dimissioni, non abbiamo sentito levarsi nessuna voce garantista. Anzi, tutti i partiti sono soddisfatti della sua fine: il PD, il M5S e la destra. Marino può essere criticato e biasimato, ma le sue dimissioni sono un esito sproporzionato per le informazioni finora note.

Si dice che Ignazio Marino non sappia fare politica. Sarà vero. Io di certo sono ancora meno abile di lui e al suo posto non mi sarei dimesso, mi sarei fatto sfiduciare in consiglio comunale dal mio partito: che si assuma l’onere della sua scelta e la motivi nero su bianco nel testo di una mozione di sfiducia. Così fece Romano Prodi. Farsi sfiduciare non è un’onta, è responsabilità e trasparenza.

Riferimenti:
Ignazio Marino si è dimesso – Il Post 8.10.2015
Ignazio Marino ritiri le sue dimissioni per favore! – Petizione Change.org
Il sindaco giubilato – Norma Rangeri, il Manifesto 8.10.2015
Perché il sindaco Marino è sotto attacco – Francesco Luna, 29.09.2015
Perché Marino non è stato il buon sindaco che avrebbe potuto essere – Luca Sappino, 8.10.2015
Il Marino che conoscevo io – Alessandro Gilioli, 8.10.2015
Marino, non è questione solo di scontrini – Andrea Baldini, l’Unità 9.10.2015
Dalla chiusura di Malagrotta alle unioni civili, qual è davvero il bilancio di Ignazio Marino – Luca Sappino, l’Espresso 9.10.2015
Marino: “Pur di cacciarmi mi avrebbero messo la cocaina in tasca” – Intervista a Massimo Gramellini, La Stampa 9.10.2011
Note spese compilate mesi e mesi dopo, così è nato il pasticcio – Repubblica, 10.10.2015