Politici e tecnici

Palazzo Chigi

Nonostante spesso abbiano dato una prova deludente, l’idea che i tecnici siano meglio dei politici sopravvive da più di vent’anni. Gli stessi politici continuano a dare una dubbia immagine di sé in tema di onestà e competenza, poiché essi si propongono come prodotto neutrale.

Onestà e competenza sono in effetti parametri di valutazione neutrali, difficili da soddisfare, perché la stessa neutralità del politico centrista non offre motivazioni forti a sufficienza per maturare il desiderio di essere onesto e competente.

Il confronto tra il personale politico di oggi e quello di ieri dà la percezione di un netto declino. Io lo percepisco così. Vedo i politici del dopoguerra, quelli selezionati dalla lotta di liberazione, come mostri sacri; i politici degli anni ’60-’70 come personalità molto autorevoli; i politici degli anni ’80 come persone dotate di una certa stoffa.

Dopo il trauma di Tangentopoli mi pare di vedere qualche brava persona e molte persone volgari, di scarsa cultura, senza preparazione, con una tensione ideale e morale debole o del tutto assente. Barbari a destra, decadenti a sinistra.

Un po’ di autorevolezza l’avverto nei banchieri, negli imprenditori, nei sindacalisti, nei professori, nei giornalisti più affermati. Figure esterne, che si prestano alla politica; sanno scrivere, sanno parlare, sembrano conoscere i loro argomenti, di sicuro hanno letto dei libri, sono meno inclini alla battuta e all’insulto, forse sono più onesti.

Di alcuni si dice che non sanno fare politica, non hanno la visione e le competenze proprie della politica. Il fatto è che in assenza di storie collettive, ideali e ideologie consapevoli, gli stessi politici smettono di essere tali, si declassano ad amministratori e comunicatori; competono tra loro nel mostrare chi è più bravo a fare i compiti a casa. Magari abili nella tattica, ma senza visioni strategiche.

Così la deludente prova dei tecnici non è mai capitalizzata dai politici, perché quando tocca di nuovo a loro, i politici stessi si propongono come tecnici, come persone che non stanno tanto a ideare, pensare e discutere, ma che fanno le cose che bisogna fare, dettate da qualche ordine superiore, e le fanno in modo veloce, soprattutto si sforzano di annunciarle e comunicarle molto bene e al contempo si esercitano nella denigrazione dell’avversario e nella difesa dalle denigrazioni avversarie.

Allora torna il dubbio (irrisolto) che, se i politici sono soltanto degli amministratori, con qualche capacità di bucare lo schermo, forse i tecnici sono meglio. Che non sappiano fare politica, li fa sembrare meno furbi, più innocui.

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