Sessuofobia

madonna

Nato e cresciuto in un ambiente ateo e di sinistra, pregiudizi e problemi culturali con il sesso non ne ricordo. Il sesso in famiglia non era argomento di discussione, ma neppure tabù. Come se la politica educativa dei miei genitori fosse: nè aderire né sabotare. Quando chiedevo informazioni sulle mie origini, mi venivano date risposte poco dettagliate, ma abbastanza chiare. L’idea che da grande sarebbe toccato a me fare altrettanto, un po’ mi disgustava.

Sapevo che le parti del corpo non erano tutte uguali, alcune andavano sempre coperte, almeno davanti agli estranei. Se appoggiavo le mani sulle guance, i gomiti o le ginocchia, poco importava, ma se le infilavo nelle mutande, poi dovevo lavarmele. Alcune parti del corpo sono più sporche di altre. Se il sesso coincide con quelle parti, anche il sesso deve essere una cosa poco pulita.

Con la pubertà associai al sesso sensazioni molto più piacevoli: intriganti, eccitanti, appassionanti, senza perdere l’idea che il sesso fosse anche sporco. Sia per le ragioni igieniche già accennate, sia per il rinforzo pornografico, che dava della sessualità maschile una rappresentazione squallida, degradante, e maltrattante.

Una parte ce l’aveva il linguaggio. Il sesso era un’arsenale di parole e metafore, per dire gli insulti più gravi e per alludere a inganni, prevaricazioni e violenze.

Mi sentivo tuttavia fortunato a non essere una ragazza. Il mio corpo non sarebbe stato invaso; non rischiavo di rimanere incinta; non avrei mai abortito; non potevo morire di parto. Esistevano già delle precauzioni contraccettive, ma il profilattico attenuava il piacere, la pillola aveva le sue controindicazioni ed era poco pratica. Inoltre l’informazione era ridotta.

Le norme religiose che nell’antichità e nel medio evo potevano essere salutari, nella modernità ostacolano i comportamenti più opportuni a garanzia di igiene e salute. Anche a scapito di atei e laici, molti dei quali peraltro condividono con tanti cattolici una comune morale maschilista. Liberare la sessualità in condizioni di igiene e sicurezza sanitaria, significa liberare la sessualità femminile.

Anche le donne possono scegliere di dissociare il sesso dalla procreazione e dall’amore, anche le donne possono divertirsi come gli uomini e per gli uomini diventa una bella prospettiva poter approcciare finalmente ragazze disinibite e libertine, senonché diventa invece un grande stress controllare le proprie madri, sorelle, mogli, fidanzate e figlie.

Così, sono stato più un coltivatore che un predatore, perché ho sempre avuto presente questo secondo aspetto del problema posto dalla libertà sessuale e dalla libertà femminile e non ho mai forzato più di tanto le inibizioni altrui.

Che poi si tratti di inibizioni, è spiegazione dettata in parte dall’esistenza della sessuofobia, in parte dall’esistenza del narcisismo più consolatorio: lei è infine respingente, perché il nostro individuale fascino virile spesso ha la peggio nel confronto con il moralismo millenario.

Eppure a pensarci, io che sono libero sessualmente, non ho desiderio di fare sesso con tutte, né di farlo sempre, né di farlo in ogni modo. Ho le mie preferenze e i miei alti e bassi. E la libertà sessuale è anche libertà di non fare sesso controvoglia. Ovvio e banale, ma in tante discussioni scompare.

One thought on “Sessuofobia”

  1. Post in gran (p)arte indigesto, caotico come pochi altri sul tema. Si apprezza lo sforzo come ennesima prova che le società contemporanee debbano urgentemente occuparsi di sessualità prima che di sessismo.

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