alieni

Il papa è stato interpellato sull’esistenza degli alieni. Ha dato una risposta possibilista. L’America non esisteva finché non è stata scoperta. Ma dobbiamo attenerci a quanto ci dicono le conoscenze scientifiche, che finora non hanno rilevato traccia della esistenza di altri esseri pensanti nell’universo, tuttavia il creatore è più grande delle nostre conoscenze.

Mi sento possibilista anch’io. Pure sul creatore, per quanto ci tenga all’etichetta di ateo; con alcune etichette ho un rapporto sentimentale. So che la possibile esistenza degli alieni, come la possibile esistenza di entità soprannaturali e ordinatrici, è motivo di forti contrapposizioni, pur tra esseri viventi di dimensioni microscopiche, con un tempo di vita momentaneo, ciò nonostante dotati della coscienza di sé e della coscienza dell’immensità.

La mia posizione di partenza è molto scettica e poiché tendo a non credere, non ho mai approfondito l’argomento. In estrema sintesi, penso questo: gli alieni possono anche esistere in qualche punto dell’universo, ma così lontani, che mai potrebbero raggiungerci o potremmo raggiungerli.

I credenti mi hanno spiegato che la mia posizione è un po’ semplicistica e non tiene conto della esistenza di scorciatoie spazio-temporali nell’universo o persino tra più universi. Loro non hanno usato queste parole; le ho tradotte io così, per quel che mi pare di aver compreso. Tra terrestri ci si prova a capire.

Chi crede negli alieni ed è attivo in questa sua credenza, crede soprattutto nella possibilità dell’incontro, quanto meno lo spera. Secondo me, proprio la vicenda dell’America, dice che questo incontro non è auspicabile. Lo dicono molti film di fantascienza. Gli alieni sarebbero nostri colonizzatori, poiché noi proiettiamo su di loro la nostra cattiva coscienza. Ovvero, rapporti di forza permettendo, i colonizzatori saremmo noi. In un modo o nell’altro andrebbe male.