Marie Claire e l’Unità

Marie Claire novembre 2015Anche a mio parere, la copertina di Marie Claire rappresenta l’immagine di una ragazza troppo magra e dall’aspetto cadaverico.

Nulla di male nel fatto che esistano ragazze di tutte le forme. Qualcosa di male nel fatto che i media e la moda prendano una forma e la elevino a modello; sia per il conformismo estetico che induce; sia perché il modello è ineguagliabile per la maggioranza delle ragazze e questo produce frustrazione, senso di inadeguatezza, sacrifici, che possono essere dannosi per la salute.

Nella moda, come settore di lavoro, l’imposizione di questi modelli può tradursi in un attacco diretto al corpo delle donne, come denuncia Charli Howard, che ha subito continue sollecitazione a dimagrire, da parte della sua agenzia, affinché potesse rientrare nei loro standard di bellezza.

Più ci costringono a perdere peso e ad essere magre, più i costumisti devono fare i vestiti per adattarli alle nostre dimensioni, e più le ragazze devono dimagrire per entrarci. Non è più l’immagine che ho scelto di rappresentare (…) Nel caso in cui non lo aveste capito, io sono una donna. Sono un essere umano. Non riesco miracolosamente a tagliare le mie ossa dell’anca in giù, solo per adattarmi a un vestito o per soddisfare le “regole di agenzia”. Ho combattuto la natura del mio corpo a lungo, ma ho recentemente iniziato ad amarmi.

Michela MurgiaPrima e meglio di me, la copertina di Marie Claire è stata critica dalla scrittrice Michela Murgia e da altre blogger. Ne è seguito un vivace dibattito, anche per via di un articolo dell’Unità a firma di Alessandra Serra, che per tono e contenuti potrebbe essere pubblicato su un giornale di destra: il Foglio rimedia solo dopo due giorni. Un’analisi dettagliata del testo la scrive Ivan Carozzi. Per i toni, l’articolista dell’Unità sembra interessata soprattutto a polemizzare con la scrittrice; per i contenuti ripropone il solito fraintendimento: viene criticata la rappresentazione di un modello, quindi viene difesa la modella. In questo modo, la ragazza è strumentalizzata due volte: prima come veicolo di trasmissione, poi come scudo umano.

Un secondo articolo dell’Unità, a firma di Mario Lavia, uno dei principali redattori, imita su questi temi l’opportunismo del Fatto Quotidiano: si smarca dall’articolo di Alessandra Serra e tenta di contenere le reazioni negative in nome del pluralismo, senza prendere posizione. Peggio, la questione è derubricata ad una polemica tra donne sulle donne. Come se gli uomini con la rappresentazione del corpo femminile non c’entrassero nulla, come se i padroni dei media, della pubblicità e della moda, non avessero sesso. Dice Silvia Vaccaro che quando le donne confliggono tra loro, gli uomini si mettono a mangiare popcorn. L’Unità le dà ragione.

Riferimenti:
Michela Murgia status fb 16 ott; 17 ott; 18 ott
Anoressica a tua sorella – Alessandra Serra, l’Unità 17.10.2015
Polemiche sulla cover di Marie Claire: la modella taglia 38 è troppo magra – Repubblica 17.10.2015
Di ciccia, di femminismo e di uomini che mangiano pop corn – Silvia Vaccaro, NoiDonne
L’Unità, il corpo delle donne e il giornalismo – Ivan Carozzi, Il Post
Una polemica fra donne sulle donne – Mario Lavia, l’Unità 19.10.2015
È nel corpo che risiede il potere – Loredana Lipperini 19.10.2015
La guerra delle taglie, tutti contro la 38 – Francesca Paci, La Stampa 19.10.2015

4 pensieri riguardo “Marie Claire e l’Unità”

  1. Si ma le polemiche alla fine sono tra personaggi e qualità del giornalismo, e dunque non si affronta il problema dell’immagine e dell’immaginario zombie-cadaverico. Anche Lipperini mi sembra ormai stantia su argomenti che ormai sembrano archiviati (anche per incompetenza delle trattazioni) dopo gli storici deliri dei primi anni di “corpodelledonne”.

    A me sta bene se si parla dell’immagine simbolica (cover). Non mi frega un tubo se due giornaliste si beccano, l’una con l’altra, tantomeno di due maschi fanno la morale.

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  2. Mah, ieri sera prima di andare a dormire ho provato a vedere se avevano ristampato un libro, anzi un paio di libri mitici che non saranno proprio la bibbia sulla questione ma dicono una valanga di cose utili sull’argomento (leggere in pdf mi angoscia).

    Sulla tua domanda in particolare sarei tentato da una risposta provocatoria: e se si trattasse di sessuofobia? Dopotutto quel tipo di foto annienta completamente il fascino erotico che la modella, pur magretta, possiede al suo stato naturale.

    Marthe Wiggers è anche questa qua

    Sapete, anche Marilyn Manson al netto del trucco non fa poi così spavento. Lui lo fa per ragioni di spettatolo, horrorificarsi, la rivista forse l’ha fatto su MW perché la modella si presta fisicamente a questa trasformazione – provateci con Valentina Nappi – e perché, al contrario, inserirla in un contesto romantico o soft-erotico avrebbe cambiato il messaggio. Un messaggio, intendiamoci, parte comunque, anche se il fotografo/a è il più lontano possibile da qualche velleità artistica comunicativa.

    Qui il messaggio arriva come donna cadaverica. Ok. Se voglio leggerlo positivamente penso che qualcuno ci stia dicendo che la giovane donna sta morendo. Evidentemente non sembra così nella vita reale, ma forse a livello psicologico sì. Ora, in breve, a quale uomo può interessare questa immagine di donna cadaverica? Esclusi i necrofili credo che la totalità degli uomini desideri Valentina Nappi e non uno zombie col broncio.

    Poi c’è la lettura più sofisticata. La stessa che si applica all’analisi delle performance di Marilyn Manson e a certo cinema horror. Però non so se marieclaire sia così avanzata nella meta-comunicazione.

    ps
    la domanda che faccio a te è: ti interessa commentare gli avvenimenti intorno al sessismo e al corpodelladonna oppure sfrutti anche tu il suddetto tema ormai logoro per riempire qualche post in più oltre a quelli prettamente politici?

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