abolizione schiavitù

In una discussione sul Ricciocorno dedicata alla caricatura di Serafina trovo una posizione così espressa:

C’è chi ritiene che la prostituzione a volte è una forma di violenza e a volte no, e chi la ritiene sempre una forma di violenza. Quest’ultima posizione (…) non ha argomenti a suo favore. Gli argomenti a quella posizione non ci sono, e basta. (…) Tutti i gatti sono neri. Ne vedi uno bianco, ti correggi. La prostituzione non può essere di per sé una forma di violenza.

Dunque, la prostituzione è violenza sempre o solo in alcune situazioni?

Se per violenza si intende la violenza fisica diretta (aggressioni, lesioni, stupri), questa accade in un certo numero di situazioni; non sempre e non a tutte le prostitute. Se per violenza si intende il rapporto di dominio del soggetto sull’oggetto, per cui la prostituta subisce o pratica atti sessuali senza desiderio o persino con ripugnanza, in una dinamica nella quale lei è resa un oggetto sessuale, allora si può dire che la prostituzione è violenza sempre. O meglio, è violenza in sé. Tanto più se la prostituzione è letta come una espressione del dominio sessista, nel quale agli uomini compete il diritto di sfogare un bisogno e alle donne il dovere di fare da sfogatoio, un dovere che l’uomo esige con le buone (denaro e altre forme di ricompensa) o con le cattive (minacce e violenza).

Questa lettura presuppone una visione del mondo, è in questo senso una lettura ideologica e non può essere diverso, perché qualsiasi analisi della realtà è filtrata da categorie interpretative, che sono categorie ideologiche. Quindi, come le altre, una lettura parziale e opinabile. Tuttavia, i casi di prostitute consenzienti non la mettono in discussione. Così come le moltitudini di lavoratori consenzienti e i tanti lavoratori non sfruttati, tutelati dai sindacati e dalle legislazioni sociali, non mettono in discussione la lettura secondo cui il lavoro salariato è, nella sua dinamica, un rapporto di sfruttamento. Altre saranno le possibili confutazioni.

Dubito che una prostituta possa dirsi davvero consenziente: infatti, lei è pagata, proprio per compensare atti sessuali indesiderati e nel caso il cliente non la paghi, lei può sempre denunciarlo per violenza sessuale. Esistono sentenze di clienti condannati per violenza, non per aver fatto violenza diretta, ma solo per non aver pagato. Dunque, ha senso definire la prostituzione uno stupro a pagamento.

Il consenso – comunque lo si voglia considerare, desiderio proprio o solo accettazione del desiderio altrui – non esclude la violenza. Il pugilato è uno sport violento; i pugili sono consenzienti; questo nulla toglie alla violenza del pugilato. Tutti i casi diversi dalla vittimizzazione e tutta la complessità del fenomeno possono negare il valore assoluto di una affermazione (la prostituzione è violenza) – cosa facile poiché ogni affermazione assolutizzata diventa falsa in virtù di una sola eccezione – ma non necessariamente il suo valore essenziale. La civiltà della motorizzazione è inquinante, anche se causa e comprende l’ecologismo. Non tutta la civiltà della motorizzazione è inquinante, ma l’inquinamento è un dato essenziale e costitutivo della motorizzazione di massa.

Altre letture ideologiche sono possibili. Si può dire che grazie al femminismo le donne sono diventate libere e autodeterminate. Quelle che un tempo erano schiave oggi sono praticanti della libertà di scelta. E quelli che un tempo erano abusanti oggi sono uomini in crisi. E dunque, la prostituzione da rapporto di dominio diventa rapporto di consolazione. Possono esserci prostitute e clienti che la vivono in effetti così. Dubito questo sia l’essenziale, ma c’è chi vuole vederla così o in altri modi ancora.

Rimane la questione della violenza diretta. Non è necessario che tutte siano vittime. Se in un lago, in un tratto di fiume o di mare, c’è il rischio di annegare, si stabilisce il divieto di balneazione, anche se non tutti annegherebbero. Se in una fabbrica c’è il rischio di contrarre malattie gravi, anche se non tutti i lavoratori si ammalerebbero, neppure la maggioranza, quella fabbrica è giusto chiuderla. Le attività pericolose, usuranti, nocive per la salute sono da impedire. In modo del tutto empirico, si afferma che quelle attività sono un pericolo inaccettabile.

Firmatari consenzienti di un contratto erano gli schiavi della servitù debitoria alle origini dell’emigrazione europea. Ma gli abusi a cui molti di quei servi venivano poi sottoposti resero necessaria l’abolizione anche di quella forma di schiavitù, nonostante, secondo la retorica oggi in voga, essa fosse intrapresa per libera scelta degli emigranti privi di risorse.

Nella prostituzione, quale che sia il regime legislativo (proibizione, depenalizzaione, regolamentazione) il rischio di subire abusi e violenze riconoscibili da tutti come tali, è molto, troppo elevato, e le violenze che in effetti accadono, molto troppo numerose. Questo è sufficiente per associare la prostituzione alla violenza e per volerla abolire.