Netanyahu negazionista spiazzante

Netanyahu al congresso sionista

Benjamin Netanyahu ha affermato al congresso sionista, che Hitler voleva solo espellere gli ebrei, ma Amin al-Husseini all’epoca Gran Mufti di Gerusalemme gli suggerì lo sterminio, per contrastare l’invasione ebraica della Palestina. L’affermazione di Netanyahu ha fatto presto il giro del mondo: il primo ministro israeliano ha parlato come un negazionista.

Esistono vari livelli di negazionismo o di revisionismo. C’è chi nega lo sterminio ebraico; c’è chi lo riconosce, ma nega l’esistenza dei campi di sterminio, poiché gli ebrei sarebbero morti di fatica in campi di lavoro tedeschi, così come si moriva di fatica nei gulag; c’è chi nega la specificità della shoah, che sarebbe un massacro come tanti altri nella storia, anche contemporanea, per esempio il massacro dei kulaki. C’è chi nega la responsabilità diretta di Hitler, perché non ci sarebbe prova di un suo ordine esplicito e dunque i colpevoli dell’olocausto potrebbero essere solo gli ufficiali che gestivano i lager.

A questa serie, da ultimo si aggiunge Netanyahu, con la sua variante: la shoah suggerita dai palestinesi. La trovata non è del tutto nuova. Nel repertorio della propaganda israeliana e filoisralieana si è sempre messo in evidenza il rapporto del gran Mutfì di Gerusalemme con la Germania e la simpatia filotedesca degli arabi in generale, facendo confusione tra una convinta adesione al nazismo e la deprecabile logica politica, per cui il nemico del mio nemico e mio amico. I tedeschi erano contro gli inglesi e i francesi, colonizzatori del Medio Oriente e anche contro gli ebrei, che dal punto di vista palestinese, diventavano i nuovi colonizzatori della Palestina.

In questo modo, l’antisionismo arabo, senza soluzione di continuità e senza alcuna analisi di contesto, viene tout court associato e sovrapposto all’antisemitismo europeo. Questo va bene a molti israeliani per recuperare vantaggio morale nel conflitto israelo-palestinese e va bene a molti europei, che possono così scaricare sugli arabi le loro scorie antisemite, anche se questa volta, Angela Merkel ha subito ripristinato la verità e ribadito la responsabilità nazista e tedesca dell’olocausto.

Tuttavia, prima di Netanyahu, nessun israeliano o amico di Israele era mai arrivato ad attribuire al Gran Muftì di Gerusalemme addirittura la paternità della shoah, con l’effetto di rendere fantastiche anche le sue effettive responsabilità filotedesche e di relativizzare le responsabilità di Hitler come potrebbe fare un qualsiasi uomo di destra, indulgente o nostalgico nei confronti del nazifascismo.

Il premier israeliano è messo in difficoltà dalla prospettiva di una possibile terza intifada, avviata dall’inquietante rassegna di aggressioni ai danni di israeliani, compiute da palestinesi armati di coltello a Gerusalemme Est; aggressori che reagiscono all’occupazione israeliana, come individui isolati ed esasperati, senza alcuna organizzazione. Questo forse spiega la gaffe di Netanyahu, o meglio la sua gravissima affermazione, tale da spiazzare gli stessi sostenitori della causa israeliana.

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