De Luca vs Bindi

Quando ho ritenuto opportuno difendere una persona, specie se la persona era una donna, mi sono trovato di fronte questa obiezione: lei sa difendersi da sola. Come se il mio fosse un atto di cavalleria, di tutoraggio, o un atto pratico, che presta parole ad una meno capace di esprimerle.

La minoranza del PD ha protestato, perché Matteo Renzi non ha difeso Rosy Bindi dall’attacco televisivo di Vincenzo De Luca, che le ha attribuito un atto infame, l’ha definita impresentabile da ogni punto di vista e le ha rimproverato la sua stessa esistenza. Tutto questo, perché Rosy Bindi ha applicato il regolamento della commissione antimafia entro la scadenza delle elezioni regionali, con l’indicazione degli impresentabili. Le parole di De Luca sono state censurate da Maria Elena Boschi solo dopo una intera giornata, come è stato notato da alcuni giornali.

I renziani sono deboli a livello locale e nel sud; hanno difficoltà a pronunciarsi contro il notabile governatore della Campania; inoltre, nel merito sono più d’accordo con lui, pur imbarazzati dai suoi toni. Rosy Bindi è di certo capace a difendersi da sola, ma il punto è: da che parte stanno i renziani, come pensano di gestire la convinvenza nel partito, se lasciano che una esponente della minoranza, responsabile di una carica istituzionale, sia insultata in questo modo da un discusso e molto subito esponente della maggioranza.

Questo è il punto per me. Se una persona è attaccata ingiustamente o in modo scorretto, davanti a me, io sento il bisogno di chiarire dove sto. Perché l’unico modo di non essere indifferente o connivente con gli offensori, è chiarire che sono solidale con lei, per quanto brava a difendersi da sé.